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POLITICA

Tanti Io, nessun Noi

Le linee guida per il riconoscimento delle Destination Management Organization (DMO) approvate dalla Regione Campania mettono in luce il drammatico ritardo con il quale i nostri territori sono chiamati ad affrontare la sfida della coesione. Ogni provincia dovrebbe ritrovarsi in una sola DMO e le nostre aree interne avrebbero tutte le condizioni per ritrovarsi in una visione comune. E invece se ne contano almeno 7. Che fine ha fatto la Camera di Commercio Irpinia Sannio?

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La Regione Campania, come certamente saprete, ha approvato le linee guida per il riconoscimento delle Destination Management Organization (DMO), fissando i termini per le candidature al 31 marzo. L’obiettivo delineato dall’assessore regionale al turismo, Enzo Maraio, è quello di organizzare il turismo territoriale, superare la frammentazione, la logica della parcellizzazione della spesa, per costruire politiche integrate, su sistemi territoriali omogenei in funzione di una visione unica e riconoscibile.

Un’impostazione chiara quanto necessaria, in ragione della quale una provincia dovrebbe tendenzialmente avere una sola DMO, fatta salva la presenza di sub-aree con vocazioni turistiche radicalmente diverse, per il semplice motivo che le DMO nascono per mettere insieme soggetti pubblici e privati attorno a una visione condivisa, per favorire l’emergere di un’offerta integrata e riconoscibile, per dare a un territorio una voce sola con cui presentarsi sul mercato turistico. Nascono, le DMO, per combattere la dispersione, per alimentare le ragioni della coesione a dispetto degli interessi particolari, della logica municipalista in ragione della quale ogni Campanile deve avere il suo evento, la sua pro loco da finanziare. Insomma, le DMO nascono per favorire la definizione di una offerta turistica univoca e decifrabile, sul presupposto che il turista non vede i confini comunali, non sa e non gli importa se un luogo appartiene a una DMO o a un’altra. Il turista ha bisogno di certezze, di sapere dove pernottare, come accedere ai servizi, come muoversi in un dato contesto, sulla scorta di informazioni certe sull’accessibilità dei luoghi. Le DMO condannano, o dovrebbero condannare, i territori a lavorare insieme.

Come hanno risposto le nostre aree interne? Il Sannio si presenta con due DMO: quella del Sannio Matesino, promossa dal GAL Titerno e Sannio Smart Land costruita attorno a sei valli con una identità montana e rurale ben definita, e SITUS (Sannio Innovativo Turistico e Sostenibile) coordinata dal Patto Territoriale della Provincia di Benevento, con una vocazione più istituzionale e provinciale. Due DMO, indiscutibilmente riconoscibili e distinte, per una scelta che potrebbe avere una sua logica interna fermi restando gli stringenti criteri imposti dalla Regione.

Molto peggio l’Irpinia, che conta almeno cinque DMO: Irpinia/Sistema Irpinia, istituita dalla Provincia di Avellino e dalla Fondazione Sistema Irpinia per strutturare l’offerta provinciale in un prodotto unico; la DMO Montagna d’Amare, concentrata sullo sviluppo turistico del territorio montano e riconosciuta come modello di turismo sostenibile in Alta Irpinia; la DMO Welcome Irpinia, focalizzata sul patrimonio naturalistico ed enogastronomico; la DMO Irpinia e Sannio, sostenuta dalla Camera di Commercio Irpinia Sannio – ente commissariato da tre anni – che punta a unire le forze con i distretti del commercio, infine la DMO Hirpinia, promossa dal GAL Irpinia, orientata al coinvolgimento territoriale e alla creazione di patti di destinazione. Quest’ultima, ad occhio e croce, è l’unica che risponde ai criteri definiti da Palazzo Santa Lucia.

Sul punto l’assessore Maraio ha già utilizzato parole chiarissime, ha detto che non asseconderà in alcun modo la parcellizzazione, che imporrà ai territori la via della condivisione e dell’unità, richiamando modelli vincenti come quello salentino, dunque la necessità di lavorare a brand unici che oltrepassino la dimensione municipalista per mettere a sistema i driver di ogni territorio in ossequio ad una visione unitaria e riconoscibile. Vedremo.
Ma il punto di fondo è un altro. A ben vedere, in ossequio alla logica, avremmo dovuto puntare ad una sola DMO delle aree interne, proprio perché parliamo di due province, Sannio e Irpinia, gemelle e complementari, che condividono le medesime problematiche e gli stessi punti di forza. E questo obiettivo sarebbe stato alla portata qualora la Camera di Commercio Irpinia Sannio fosse stata messa nelle condizioni di esercitare la propria funzione attraverso una governance solida, credibile e soprattutto autonoma, posto che nell’assise camerale avrebbero trovato rappresentanza tutti i soggetti che si ritrovano nelle diverse DMo appena elencate. Ma la Camera di Commercio è commissariata da oltre tre anni perché i nostri corpi intermedi sono ormai ridotti alla logica dei clan, piccoli presidi di potere funzionali all’interesse di pochi, chiusi in un’autoreferenzialità necessaria alla sopravvivenza. Associazioni di categoria, sindacati, gruppi di azione locale e via dicendo altro non sono che la fulgida espressione di territori frammentati, dilaniati da una povertà strutturale che è innanzitutto povertà di visione, di pensiero, di cultura. Tanti Io, nessun Noi.

 

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