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Il corteo transfemminista attraversa Benevento: ‘Giornata di lotta contro patriarcato e discriminazioni di genere’
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Un corteo transfemminista ha attraversato questa mattina le strade di Benevento, partendo dal Terminal Bus di Santa Colomba e raggiungendo il centro cittadino lungo il Corso Garibaldi. La mobilitazione si inserisce nella giornata di sciopero e di iniziative lanciata a livello nazionale dal movimento Non Una di Meno in occasione dell’8 marzo, con l’obiettivo di denunciare la violenza patriarcale e le diverse forme di discriminazione di genere.
La manifestazione, organizzata dal collettivo Officina Transfemminista, ha riunito studentesse e studenti, attiviste e attivisti, lavoratrici, persone queer e appartenenti a diverse realtà associative del territorio. Striscioni, cori e interventi hanno accompagnato il corteo lungo il percorso verso il centro cittadino, trasformando la mattinata in un momento di mobilitazione e confronto pubblico.
Secondo le promotrici e i promotori, la giornata non rappresenta una semplice ricorrenza simbolica ma una mobilitazione politica. «Non una festa, ma una giornata di lotta», è stato ribadito più volte durante il corteo, con richieste di misure concrete per la prevenzione della violenza di genere e contro quella che viene definita una cultura patriarcale radicata nella società.
Il collettivo Officina Transfemminista, nato negli ultimi mesi nella provincia di Benevento, ha spiegato di voler costruire uno spazio di confronto e di azione dal basso. Tra gli obiettivi del gruppo, la promozione di percorsi di formazione e autocoscienza sui temi del femminismo, del transfemminismo e dell’intersezionalità, oltre all’avvio di attività di osservazione e ricerca sui servizi territoriali: dai consultori all’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza, fino alle politiche di welfare e ai percorsi di uscita dalla violenza.
Durante la manifestazione sono stati ricordati anche i dati dell’Osservatorio femminicidi del movimento Non Una di Meno, che nei primi mesi del 2026 ha registrato diversi casi di femminicidio e suicidi indotti legati a violenze di genere, numeri che secondo le attiviste dimostrano come il fenomeno non rappresenti un’emergenza isolata ma una questione strutturale.
A spiegare le ragioni dell’iniziativa è stata Àndre Serino di Officina Transfemminista: «Il collettivo è nato con un’assemblea pubblica sui servizi antiviolenza l’estate scorsa. Poi ci siamo ritrovate il 25 novembre, nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere, attorno al bisogno di parlare di patriarcato e di oppressione patriarcale e capire in che modo decostruirla per ricostruire nuovi modi di fare relazione, anche nella provincia di Benevento».
Serino ha sottolineato anche il contesto politico e sociale che ha spinto alla mobilitazione. «Di fronte a un clima repressivo che vediamo da anni da parte del Governo – ha dichiarato – dobbiamo unirci, riaccendere l’empatia, ricostruire un senso comune e capire come costruire presidi di comunità, di mutuo aiuto e di lotta transfemminista dal basso nella provincia e nella città di Benevento».
Il collettivo, nato negli ultimi mesi, punta anche a sviluppare attività di studio e ricerca sul territorio. «Abbiamo iniziato con laboratori e gruppi di studio per formarci su transfemminismo, femminismo e intersezionalità – ha spiegato Serino – e vogliamo avviare un lavoro di osservazione sulla qualità dei servizi, sui consultori, sull’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza, sulle infrastrutture sociali e sulle politiche di welfare».
Officina Transfemminista si presenta come uno spazio aperto e misto. «Il nostro spazio è fatto di persone queer, persone trans, donne, uomini che vogliono mettersi in gioco e decostruirsi, lavoratrici, studenti e persone precarie – ha aggiunto Serino – perché la lotta è unita».
Il corteo si è concluso sul Corso Garibaldi con momenti di intervento e confronto pubblico. «Questo corteo è un’unione contro la violenza patriarcale, contro l’omolesbobitransfobia e contro l’economia di guerra – ha chiuso Serino –. Siamo qui per cantare, ballare, divertirci ma anche per arrabbiarci e trasformare quella rabbia in azione collettiva».



