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Capitale della Cultura, la riflessione dell’ideatore Massaro: “La Valle Caudina resta sola, tra opacità e occasioni mancate”

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Ora che “la piccola onda della candidatura a Capitale della Cultura della Valle Caudina è passata”, senza aver traghettato il territorio verso quell’Europa della cultura evocata nel dossier, la comunità caudina – osserva Andrea Massaro, ideatore e promotore della candidatura – continua ad abitare esclusivamente il proprio spazio geografico, “ancor più abbandonato e mortificato, ancor più rurale e ancor meno metropolitano”.

Una condizione che stride con la definizione di “città rurale e metropolitana”, così come rivendicata dagli stessi progettisti europei del dossier. Secondo Massaro, sono venuti meno proprio quei collegamenti e quelle reti di costruzione internodali che avrebbero dovuto proiettare la visione della Capitale caudina verso Roma, Bruxelles e le altre capitali europee. Un interrogativo resta sospeso: forse la storica ferrovia caudina non è in grado di trasportare “le buone idee” di una politica che appare assente?

I sogni, quelli che svelano più manie di protagonismo che visione autentica, i “vastes programmes”, per dirla con De Gaulle, non sono riusciti ancora una volta a sottrarsi a ciò che era già morto. Un programma rimasto sconosciuto non solo ai cittadini, ma – fatto ancor più grave – agli stessi amministratori e sindaci della Valle Caudina. Amministratori che, dopo aver predisposto in fretta e furia un bando per selezionare due anonimi soggetti autodefinitisi “progettisti europei”, privi di reali contatti nel mondo imprenditoriale e culturale, hanno completato quella che Massaro definisce un’operazione paradossale.

Ai sindaci e ai consigli comunali della Valle, infatti, sarebbe stato comunicato che il dossier inviato al Ministero della Cultura “non poteva essere diffuso o svelato alla loro conoscenza, in quanto così prevedeva il bando di partecipazione”. Una circostanza che apre a un interrogativo cruciale: significa forse che le amministrazioni che hanno contribuito con risorse pubbliche a remunerare i progettisti non hanno potuto leggere le linee politiche di un progetto di cui erano formalmente responsabili? Della direzione politica di un dossier da loro stessi firmato e trasmesso al Ministero? È quanto emerge – riferisce Massaro – interpellando alcuni sindaci.

Nel richiamare una necessaria trasparenza, l’ideatore della candidatura ammette di essere assalito da un dubbio che, in alcune circostanze, può diventare persino rivoluzionario. Le poche informazioni filtrate attraverso la stampa locale, appaiono a Massaro fumose, costruite come frasi da comizi da balcone. Per portare a termine un progetto di tale portata – osserva amaramente – “bisognerebbe essere immortali”.

Massaro immagina, non senza ironia, che gli esimi progettisti europei possano tentare di realizzare le loro utopie progettuali insieme ai pochi sindaci che li hanno accolti, magari rileggendo il Don Chisciotte, così come suggerito dagli stessi progettisti. Ma la programmazione di un territorio, sottolinea, è materia seria: nasce da studi approfonditi, da sacrifici e dalla conoscenza reale dei luoghi e della loro complessità. Non si tratta di sommare ciò che già esiste – che pure va tutelato – ma di pensare a come generare benessere visivo e ricchezza concreta per chi vive e visita questi territori.

Una progettualità che deve essere gestita dalla politica, a ogni livello, in un rapporto maturo con le istituzioni centrali, non attraverso elenchi numerati di buoni propositi distribuiti casualmente da chi non conosce la Valle Caudina, fermandosi magari alla disputa storica sulle Forche Caudine. Massaro ricorda anche le annunciate “importanti adesioni universitarie” provenienti addirittura dal Texas, salutate con sarcasmo: “Bene, complimenti”. Ma resta la domanda sul perché siano state ignorate o messe da parte le istituzioni universitarie sannite e il Conservatorio musicale di Benevento, nonostante contatti e relazioni già avviati dal promotore della candidatura.

Massaro si definisce apertamente come l’ideatore e promotore della candidatura della Città Caudina, poi “abbandonato da farabutti per personalismi e beghe di villaggio”. Altro che “l’Europa abita qui”, come recitava il titolo del dossier.

Oggi, osserva, si parla addirittura di “fondazione di una città nuova”. Un enunciato condivisibile solo in teoria, soprattutto se si considera che pochi mesi prima era stato accantonato un sogno ben più concreto: la candidatura unica con Benevento. Contatti seri erano stati avviati attraverso Angelo Moretti, responsabile organizzativo della candidatura del capoluogo, con un incontro a San Martino Valle Caudina. Proposte e negoziazioni furono però respinte da alcuni politici locali e dagli stessi progettisti.

Massaro conclude con un auspicio molto più semplice e realistico: non una città nuova, ma strade sistemate, luoghi puliti, rispetto per chi viaggia, opportunità reali per i giovani e, soprattutto, la fine di ogni presa in giro ai danni dei cittadini. Richiamando Giordano Bruno, ricorda: “Che mortificazione! Chiedere a chi ha il potere di riformare il potere. Che ingenuità”.

Infine, una raccomandazione rivolta ai caudini – e a chiunque viva la politica, la cultura e la società – mutuata da Shakespeare nel Re Lear: “Brutti tempi quando i pazzi guidano i ciechi”.

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