CRONACA
Processo ‘Maleventum’: Paolo Di Donato assolto da sette capi d’accusa su nove. Due le condanne
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Il Tribunale di Benevento, in composizione collegiale, ha assolto l’imprenditore 56enne di
Sant’Agata de’ Goti, Paolo Di Donato, da sette capi di imputazione. I giudici hanno accolto le tesi difensive degli avvocati Vittorio Fucci e Pietro Farina rispetto ai reati di associazione a delinquere, tre casi di corruzione, due di rivelazione di segreti d’ufficio e truffa ai danni dello Stato.
Assolto da ogni accusa anche il carabiniere Salvatore Ruta, 65 anni di Airola, brigadiere della Compagnia di Montesarchio. Difeso dall’avvocato Vittorio Fucci, Ruta doveva rispondere di corruzione e bracconaggio.
La vicenda ebbe inizio nel giugno del 2018, quando Di Donato fu arrestato su ordinanza del GIP di Benevento perché considerato il “dominus” occulto del Consorzio “Maleventum”. Di Donato era accusato di associazione per delinquere, tre episodi di corruzione, frode in fornitura di servizi, truffa aggravata ai danni dello Stato e tre rivelazioni di segreti d’ufficio. Per quanto riguarda il brigadiere Ruta, l’accusa sosteneva che fosse stato corrotto da Di Donato con la concessione in comodato gratuito di un immobile in cambio della rivelazione di segreti d’ufficio. Inoltre gli veniva contestato il reato di bracconaggio.
L’intera indagine era stata supportata da oltre 2.000 pagine di intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti della Polizia Giudiziaria e denunce del Segretario Provinciale di un sindacato.
La Procura aveva richiesto la condanna a 5 anni e 6 mesi per Di Donato e a 4 anni per Ruta. Il Tribunale ha invece assolto Salvatore Ruta da tutti i capi di imputazione, mentre Paolo Di Donato è stato assolto da sette capi su nova. L’imprenditore è stato condannato a 3 anni solo per due reati prossimi alla prescrizione: frode nelle pubbliche forniture e rivelazione di segreti d’ufficio (con l’aggravante della recidiva). Per lui è stato inoltre disposto il dissequestro dei beni immobili e di oltre 20 mila euro in contanti. Condannato a 4 anni per corruzione Felice Panzone, che fino al gennaio 2017 era funzionario aggregato alla Prefettura di Benevento. Assolto, invece, dagli altri capi: induzione indebita e tre corruzioni
Infine, il collegio ha assolto con la formula “perché il fatto non sussiste” Cosimo Matarazzo, Domenico Coppolaro e Lucio Di Maio, mentre ha dichiarato la prescrizione per Giuseppe Pavone, Salvatore Sorriento, Paola Cantone, Carmine Della Gatta, Rolando Di Bernardo, Nunzia Romano, Angelo Collarile e Giuseppe Caligiure.



