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POLITICA

Se Conte e De Luca blindano Salerno

Lo sceriffo, dopo le dimissioni del sindaco Napoli, è pronto a tornare alla guida della città che lo ha reso grande e che grande è diventata nel corso del suo ventennio. Resta da capire con quale formula, se con il centrosinistra formato Fico o se con una coalizione a sua immagine e somiglianza. Il silenzio del Nazareno e ancor di più quello di Conte suggeriscono una strategia pianificata da tempo. Una strategia che blinderebbe il campo progressista ovunque, ad Avellino come a Benevento. Per la felicità di Mastella, con buona pace del Pd sannita

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Il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, si è dimesso. Venerdì scorso, dopo aver confermato in giunta la sua determinazione a rimettere il mandato, ha protocollato le dimissioni. Non ha nemmeno atteso l’insediamento del nuovo Consiglio provinciale. Tra venti giorni le dimissioni diventeranno ufficiali e arriverà un Commissario prefettizio che gestirà l’ordinario fino al voto di primavera. Napoli in realtà non si è dimesso, è stato dimesso. Il suo passo indietro apre la strada al grande ritorno in fascia tricolore di Vincenzo De Luca che manco a dirlo, nel corso dell’ormai tradizionale monologo del venerdì, ha di fatto annunciato la sua candidatura pur senza mai fare riferimento esplicito al suo futuro, rispolverando le parole d’ordine che lo resero celebre nei panni dello sceriffo: la ricreazione è finita, ha tuonato, per poi annunciare misure drastiche contro i lavavetro che infastidiscono le donne, gli ubriachi, i ragazzi che girano armati e i cafoni che lasciano i frigoriferi sui marciapiedi.

Il povero Napoli non si è sottratto alle domande dei giornalisti, con spavalderia ha affrontato microfoni e taccuini dicendosi orgoglioso del lavoro fatto in questi dieci anni, rivendicando di aver operato con disciplina ed onore (lo ha detto veramente). Ovviamente ha ringraziato De Luca, per la vicinanza della Regione alla città di Salerno (e come dargli torto), quindi ha chiarito che le sue dimissioni non vanno lette come un atto di servilismo feudale ma come un gesto di coraggio e responsabilità, alla luce delle profonde trasformazioni intervenute negli equilibri politici. Si è dimesso, ha detto, per evitare che Salerno finisca nella palude dell’immobilismo, per accelerare un processo di necessaria rigenerazione democratica che restituirà alla città un governo nuovo con un orizzonte lungo.

Lasciamo a voi le valutazioni, ci limitiamo semplicemente ad osservare che Napoli avrebbe quantomeno salvato la dignità se avesse trovato il coraggio di pronunciare parole di verità.

Dopo di che, quel che conta è che De Luca è pronto a tornare alla guida della città che lo ha reso grande e che grande è diventata sotto il suo ventennio. Indossata per la quinta volta la fascia tricolore si farà eleggere alla Presidenza della Provincia. È tutto già scritto, resta solo da capire con quale formula, con il sostegno di quale coalizione tornerà sul suo vecchio trono. Se a capo di un centrosinistra largo ad immagine e somiglianza di quello che ha sostenuto Roberto Fico nella corsa a Santa Lucia, ovvero a capo di una coalizione a sua immagine e somiglianza. E questo farà tutta la differenza del mondo, per Avellino, per tutti i grandi centri chiamati al voto in primavera, e anche per Benevento, che al voto andrà il prossimo anno.

Perché c’è poco da fare, se esiste vincolo di coalizione allora non ci possono essere eccezioni, nemmeno nella città dello sceriffo. Se il vincolo non c’è, non ci sarà a Salerno e nemmeno altrove. Liberi tutti.

De Luca, attraverso i suoi ambasciatori al Nazareno, spinge per riproporre anche a Salerno il campo progressista, a quanto pare sarebbe pronto anche a fare le primarie. Lo sceriffo, a ben vedere, sta seguendo la via della politica, sta chiedendo al Nazareno, sul presupposto che un veto sulla sua persona sarebbe inaccettabile, di dare seguito alla linea definita ed imposta alle regionali in ossequio alla necessità di dare forza alla prospettiva di un centrosinistra unito e largo in vista delle politiche. E la sensazione è che lo sceriffo abbia una carta vincente tra le mani, una carta ancora coperta.

Le dimissioni di Napoli non sono arrivate all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno. Che De Luca sarebbe tornato a Salerno è noto al mondo da diversi mesi, dal giorno in cui la Corte Costituzionale si pronunciò contro il terzo mandato. CI deve essere un motivo se il Nazareno ha scelto la via del silenzio, se nemmeno in queste settimane successive alle regionali nessun dirigente di peso del Pd nazionale ha proferito parola su Salerno, sulle annunciate dimissioni di Napoli e sull’ipotesi di una ricandidatura di De Luca. Ma se il silenzio del Pd conta fino a un certo punto, diverso il discorso per il silenzio di Conte e dei Cinque Stelle. Non una parola è stata pronunciata dall’ex Presidente del Consiglio, dai suoi generali campani.

E magari siamo dei malpensanti ma è un fatto che solo pochi giorni fa proprio Conte ha aperto alla possibilità di percorrere la via delle primarie per la selezione del candidato alla premiership del centrosinistra, ed è un fatto che tra Conte e De Luca ci sia un rapporto solido e privilegiato, come certificato da quel pranzo romano che di fatto aprì la strada all’accordo su Roberto Fico.

Si dirà che il Movimento Cinque Stelle salernitano, con una nota durissima, ha definito le dimissioni di Napoli «l’ennesimo atto di un sistema di potere chiuso e autoreferenziale che da anni governa Salerno come fosse cosa propria», una scelta «che risponde a logiche di apparato, non all’interesse della comunità». La prova del fatto che «Il sistema De Luca continua a muoversi con decisioni prese lontano dalla città, istituzioni piegate a strategie personali, democrazia ridotta a strumento tattico». Una nota che si chiude con un avvertimento, indirizzato più che a De Luca e al Pd proprio a Conte e ai vertici del Movimento: «La sinistra, se vuole essere credibile, deve spezzare i sistemi di potere, non perpetuarli. Noi stiamo dalla parte dei cittadini, della trasparenza e della democrazia reale. Il Movimento 5 Stelle di Salerno non accetta questo schema».

Il punto è se lo accetta o meno Conte. Il quale, a ben vedere, avrebbe tutto l’interesse ad imporre a Salerno l’unità del centrosinistra su De Luca per poi incassare il sostegno di De Luca alle primarie per la scelta del premier. Allo stesso modo De Luca, che a Salerno vince a prescindere, avrebbe tutto l’interesse a candidarsi con il sostegno di un centrosinistra formato Fico, posto che il figlio è segretario regionale del Pd e qualora dovesse saltare il centrosinistra a Salerno, con il Pd locale che andrebbe a sostenere lo sceriffo, difficilmente potrebbe restare al suo posto e ancora più difficilmente potrebbe coltivare l’ambizione di tornare in Parlamento per il Pd il prossimo anno.

Siamo malpensanti, come detto. Facciamo peccato ma spesso c’azzecchiamo. Se a Salerno il centrosinistra si ritroverà unito su De Luca, allora il centrosinistra si farà ovunque. Per la felicità di Clemente Mastella e con buona pace del gruppo dirigente del Pd sannita.

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