POLITICA
Congresso Pd sannita, attacco dall’area riformista: “Partito già deciso, altro che rinnovamento”
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Il congresso provinciale del Partito Democratico di Benevento «non è ancora iniziato ed è già finito». È l’accusa lanciata da Italo Palumbo, Giuseppe Addabbo, Antonio Iavarone, Erasmo Mortaruolo, Giovanni Palmieri e Claudio Ferrucci, promotori di un’iniziativa interna che ha già raccolto l’adesione di iscritti e simpatizzanti.
Secondo i firmatari, le principali decisioni sarebbero state assunte in una ristretta cerchia, con accordi già definiti sulla composizione dell’assemblea provinciale e, stando alle indiscrezioni giornalistiche, anche sugli incarichi di presidenza e di segreteria. Un’operazione che, a suo dire, avrebbe cercato di «far quadrare il cerchio», garantendo posizionamenti anche alla storica minoranza, che si direbbe soddisfatta dall’ingresso in segreteria di Antonella Pepe.
Per i promotori della nota, tuttavia, il quadro politico interno è chiaro: «Le aree storiche del Pd sannita non esistono più. Esiste un’unica area, quella che fa riferimento a Umberto Del Basso De Caro», accusato di aver dato «l’impressione di un rinnovamento» che in realtà nasconderebbe una sostanziale continuità con il passato. Un passaggio che, secondo gli esponenti dem, avrebbe tradito le richieste di unità e rinnovamento provenienti dalla base.
Nel mirino anche la gestione del partito, che i firmatari definiscono «personale» e orientata soprattutto ai prossimi appuntamenti elettorali, a partire dalle elezioni provinciali. Una linea che rischia, a suo avviso, di alimentare ulteriormente il malcontento interno e di allontanare il Pd dall’opinione pubblica, già poco attratta, come dimostrato anche dagli ultimi risultati regionali.
I promotori distinguono così due anime nel partito: da un lato chi intende gestirlo in chiave elettorale, dall’altro chi chiede un rinnovamento radicale per restituire credibilità e attrattività al Pd. «Gli iscritti vogliono un partito tra la gente, plurale e democratico, non il partito personale di qualcuno», sottolineano.
Critiche anche al ruolo riservato agli amministratori locali, ritenuti marginalizzati e relegati a una funzione subalterna. Secondo i firmatari, la scelta di affidare la presidenza dell’assemblea provinciale a un sindaco non sarebbe sufficiente a riequilibrare il peso politico, ricordando come nella storia recente il ruolo di presidente sia risultato irrilevante rispetto a quello del segretario e della segreteria.
Infine, l’affondo sulla linea politica e sul cosiddetto campo largo. Chiedono chiarezza: «Cosa cambia davvero rispetto al passato? C’è un’apertura a Mastella? E chi oggi guida il partito è disposto a fare un’autocritica pubblica per averlo contrastato alle regionali più delle destre?». A loro giudizio, la credibilità di un cambio di linea non può essere affidata a chi avrebbe contribuito a «ridurre il campo largo a macerie».
Respinta, infine, l’idea che le critiche siano legate a esclusioni dagli organismi dirigenti. «Non c’è alcun risentimento – concludono –. Se si vuole limitare la libertà di pensiero lo si faccia pure: non saremo scoraggiati. Continueremo a far sentire la nostra voce, nel rispetto dell’unità e del pluralismo del partito, costruendo un’area in sintonia con le scelte regionali e nazionali del Pd, anche esprimendo dissenso quando necessario».




