POLITICA
Pronto soccorso San Pio, Errico (FI): “Quanto accaduto è inaccettabile, ma va riconosciuto il lavoro degli operatori sanitari”
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Se il direttore generale Maria Morgante ritiene che la procedura sia stata applicata correttamente, allora è la procedura stessa a dover essere rivista, perché quanto accaduto non è accettabile e nessuna regola può giustificare una simile vicenda».
Così il consigliere regionale di Forza Italia, Fernando Errico, interviene sul caso della paziente oncologica di Morcone rimasta in barella per circa 200 ore al Pronto soccorso dell’ospedale “San Pio” di Benevento, episodio che ha suscitato forte indignazione e riacceso il dibattito sulle condizioni della sanità nel Sannio.
Errico accoglie con favore l’iniziativa del sindaco di Pontelandolfo, Valerio Testa, che ha promosso un incontro con i sindaci del territorio, le deputazioni nazionali e regionali e l’Ordine dei Medici di Benevento, in programma il 12 gennaio alle ore 17.30 nella Sala Papa Giovanni Paolo II di Pontelandolfo.
«Le criticità che da anni si registrano al Pronto soccorso del San Pio – sottolinea il consigliere regionale – impongono un confronto serio e un intervento deciso. Per il mio ruolo di medico e di rappresentante istituzionale non è possibile derubricare quanto accaduto a un episodio isolato, né rifugiarsi nel rispetto formale di procedure che, nei fatti, producono conseguenze inumane».
Nel suo intervento Errico pone con forza l’accento sul lavoro degli operatori sanitari, spesso ingiustamente chiamati in causa: «Medici, infermieri e personale del Pronto soccorso lavorano quotidianamente in condizioni di estrema pressione, al limite della sostenibilità professionale. Il loro impegno, la loro dedizione e il senso di responsabilità dimostrati anche in situazioni drammatiche vanno riconosciuti con chiarezza. Non sono loro il problema di un sistema che mostra da tempo gravi falle organizzative».
Da qui l’appello a interventi strutturali e non più rinviabili. «È indispensabile – conclude Errico – rafforzare i filtri di accesso e riorganizzare i percorsi, affinché i Pronto soccorso possano occuparsi realmente delle emergenze. L’intasamento cronico penalizza i pazienti più fragili e mortifica il lavoro degli operatori. Occorre rivedere modelli organizzativi, procedure e responsabilità, perché il diritto alla cura e alla dignità della persona non può essere sacrificato sull’altare di un’emergenza diventata ormai strutturale».



