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POLITICA

La lettera di Antonella Pepe: ‘Pd sannita come l’orchestra del Titanic, è diventato un relitto’

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“C’è poco da girarci attorno: siamo di fronte a una sconfitta senza precedenti. Stavolta senza possibilità di appello. Dopo quindici anni perdiamo il consigliere regionale, e non per una sfortunata ripartizione dei resti, ma perché arretriamo pesantemente sia in percentuale sia in voti assoluti. Siamo il quarto partito in provincia. Non mi convincono, né ci assolvono, le letture semplicistiche o la ricerca del capro espiatorio: chi si è impegnato di più, chi di meno, chi ha tolto a chi. Nelle competizioni regionali queste dinamiche sono fisiologiche. Cinque anni fa, nel solo campo del centrosinistra, le liste erano quattordici, con candidati di peso tra cui molti esponenti del PD, alcuni dei quali questa volta erano invece accanto al partito. La competizione appena conclusa, invece, ha avuto un carattere molto più nazionale: meno liste, simboli di partito, un quadro politico profondamente mutato, con un PD in costante crescita ovunque”. A scriverlo in una lettera aperta è la dirigente dei dem sanniti, Antonella Pepe.

“Non è il momento di cercare colpe all’esterno, ma di avviare una riflessione seria e profonda dentro di noi. Negli ultimi tre anni questo gruppo dirigente ha agito nella più totale autonomia, direi persino indisturbato: dalla composizione degli organismi dirigenti alla nomina dei referenti locali, fino alla campagna elettorale appena conclusa, guidata dalle due massime cariche, segretario e presidente. Non possiamo nasconderci: il giudizio degli elettori è anche un giudizio politico sull’operato fallimentare di questa segreteria, che si è mostrata sorda, arrogante, inadeguata, incapace di costruire una vera sintesi, di aggregare e allargare, di ridare voce a tanti che negli anni se ne sono andati senza nemmeno una telefonata per comprenderne le ragioni. Chi avrebbe dovuto farlo, se non il segretario? Chi avrebbe dovuto chiamare a raccolta tutti, di fronte a una debolezza sempre più evidente, se non il segretario provinciale?

E invece il PD sannita – prosegue Antonella Pepe – ha assunto sempre più l’immagine dell’orchestra del Titanic: ha continuato a suonare mentre la nave affondava, fino a ridursi oggi a un relitto. La tracotanza ha raggiunto il suo apice anche in questa competizione, dove la presidente del partito è stata distaccata di circa 4.000 preferenze. L’ennesimo atto di autocelebrazione, a tratti maschilista, che dimostra non una differenza di consenso, ma la spietatezza con la quale si pensa di usare persone, storie e percorsi.

Le analisi del voto, i fogli excel con mezzo punto in più o in meno, i tribunali dell’inquisizione per alcuni non servono a nulla se non si ha il coraggio di prendere atto della realtà. Ancor meno servono i vaghi appelli all’allargamento e al rinnovamento, o i passi indietro solo proclamati che, invece di far avanzare altri, hanno trascinato nel baratro un’intera comunità. Non servono operazioni di facciata, magari con qualche giovane messo in vetrina per dare l’illusione di freschezza.

Dovevamo essere la guida nella costruzione del centrosinistra in provincia, e invece siamo finiti a ridurci a una forza marginale, immatura, incapace di cogliere il senso dei tempi e delle sfide. Lo dimostrano chiaramente le prime dichiarazioni di questi giorni: una linea politica smentita non solo nelle tante amministrazioni dove siedono esponenti del PD, ma soprattutto nelle urne. Mentre noi arretriamo, il Pd cresce e si pone definitivamente come il partito perno del centrosinistra. Mentre noi rimaniamo autoreferenziali, il centrosinistra vince a livello regionale con numeri importanti, e vince anche a Benevento grazie alla logica del “testardamente unitari”, che sta consentendo la nascita di una vera alternativa di governo alla destra. Questo non significa rinunciare alla nostra identità, ma avere la maturità di riconoscere che nelle diversità si trova la forza: ciò che ci unisce, ciò che ci permette di costruire un programma credibile e concreto per il nostro territorio e per le sfide che ci attendono.

Mi chiedo, e chiedo a questo gruppo dirigente: vogliamo davvero portare avanti una linea che consegnerà il consiglio provinciale al centrodestra tra qualche mese, o vogliamo provare a essere i federatori di un centrosinistra ampio, capace di governare e migliorare la vita delle nostre comunità? Di questo, di un percorso serio di allargamento e rinnovamento, non potremo discutere in un congresso ridotto a mero adempimento burocratico, organizzato in fretta e furia, utile solo a chiudersi ancora di più per conservare quelle rendite di posizione che le urne hanno bocciato. Un congresso che, se fatto così, si riduce ad eleggere un nuovo gruppo dirigente che di nuovo non ha nulla, sotto scacco di chi ne detiene le azioni, forte al proprio interno ma profondamente debole fuori, come dimostra il consenso ottenuto.

Mi appello allora al buonsenso di tutti: FERMIAMOCI, prendiamoci il giusto tempo, ricostruiamo la comunità democratica, richiamiamo all’impegno i tanti che non ci vedono più come una forza capace di unire e costruire. Favoriamo una nuova classe dirigente diffusa e all’altezza delle sfide, ricostruiamo comune per comune una presenza reale, non solo il nome di un referente da mettere nei comunicati stampa. Prendiamoci il tempo per sciogliere contraddizioni e nodi politici, a partire dalle alleanze, costruendo da qui al prossimo appuntamento un perimetro comune con tutte le forze del centrosinistra, e dico tutte quelle che hanno consentito di vincere anche in provincia di Benevento. Il PD non merita una discussione finta. E questa fase non può essere gestita da un gruppo dirigente delegittimato. Il PD merita un bagno di umiltà e basi nuove, solide, per ridare senso, forza e consenso al nostro agire politico”, conclude la Pepe.

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