ECONOMIA
Benevento, l’ultimo sabato da Jerry 2: dopo 30 anni chiude un pizzeria che profuma di farina, cose buone e famiglia
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A Benevento, questa sera, sarà l’ultimo turno di lavoro della pizzeria Jerry 2 di via del Pomerio. Ve lo avevamo anticipato già qualche mese fa. Non chiude però solo un’attività commerciale. Chiude un portone. Uno di quelli che, come scrive in una lettera alla nostra redazione Simone Zagarese — figlio del titolare Gerardo — “contengono trent’anni di storia”, troppo grandi per essere chiamati semplicemente porte. E quando un portone così si chiude, resta una domanda che non dà tregua: cosa potrà aprirsi adesso?
Simone ha provato a raccontarlo in una missiva che è più di un saluto: è un lascito, un atto d’amore verso i suoi genitori, verso Jerry 2 e verso Benevento, la città che per oltre tre decenni ha condiviso lacrime, sudore, sacrifici, “gioie, delusioni e sogni”. Soprattutto sogni.
“Sono nato in quella pizzeria. Ci sono cresciuto”, scrive Simone. E in quelle parole si sente tutto: l’odore dell’impasto, la stanchezza dei turni infiniti, le risate di chi entrava per una pizza e usciva con una storia nuova. Jerry 2 non era un locale: era una piccola casa collettiva. Il rifugio di funzionari, professori universitari, studenti, famiglie, teenager timidi e sconosciuti diventati amici.
Da Viale Mellusi a via del Pomerio — passando per il Rione Libertà — quella pizzeria è stata un punto fermo della città. Un luogo dove era “sempre domenica”, dove ogni volto era riconosciuto, ogni abitudine compresa, ogni ritorno accolto con un sorriso grande quanto il forno.
Simone non finge, non edulcora, non maschera la verità: «La gente non consuma più come prima.» E non bastano affetto e stima a tenere in piedi un’attività che ha a che fare ogni giorno con tasse crescenti, lavoro in calo, abitudini mutate, fast food che divorano pezzi di storia e identità.
“Siamo tutti un po’ responsabili”, scrive, e in questa frase c’è il peso di un’intera generazione che vede chiudere botteghe, bar, librerie, piccoli ristoranti. Non perché non valgano, ma perché la vita cambia direzione.
I suoi genitori, Pompea e Gerardo, hanno resistito oltre la resistenza. Perché credevano, con ostinazione gentile, che un sogno potesse restare in piedi solo perché era stato costruito con amore. Ma l’amore — e Simone lo sa — non basta a pagare l’affitto, la luce, gli imprevisti, la fatica di chi invecchia continuando a lavorare anche quando il corpo dice basta.
Eppure, tra la malinconia e la gratitudine, la lettera di Simone è un manifesto di speranza.
È l’invito di un figlio a un padre a smettere di portare tutto sulle spalle. A imparare — come scrive con delicatezza — “a volare”. Non a scappare, ma a riconoscere che dopo un capitolo finito può cominciarne un altro, forse più leggero, forse più luminoso.
Perché, lo diceva nonna Betta: “Si chiude una porta, si apre un portone”. E quando a chiudersi è proprio un portone enorme, come quello di Jerry 2, allora forse quello che si apre dopo è ancora più grande.
Sessantamila persone in trent’anni. Sessantamila storie, pizze, calzoni, birre, confidenze, prime uscite, feste improvvisate, parole di conforto dette all’ultimo tavolo, accanto al bancone.
Benevento non perde una pizzeria. Perde un pezzo della sua memoria emotiva. Ma con quella perdita acquista un testimone prezioso: la consapevolezza che il talento, la resilienza e i sogni non muoiono quando un locale chiude. Cambiano forma, si trasformano, cercano nuove strade.
Simone conclude con parole che non sono solo un addio, ma una promessa: il sostegno ai suoi genitori, la certezza che questo non è un finale, ma un nuovo inizio — «buio, spaventoso, incerto, sì — ma pieno di enormi gioie ed enormi opportunità».
E noi, da Benevento, possiamo solo aggiungere una cosa: grazie. Per averci fatto sentire a casa ogni volta che il mondo fuori correva troppo. Per averci servito una pizza e, senza saperlo, anche un pezzo di umanità. Per averci raccontato questa storia che lascia brividi di umanità.
Si chiude un portone, è vero. Ma i portoni che si chiudono così fanno sempre rumore. In bocca al lupo a Gerardo e Marcello Zagarese da tutta la redazione di Ntr24.


