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CRONACA

Paupisi, l’ultimo saluto a Elisa e Cosimo: una comunità spezzata nel silenzio di un addio

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Due bare, una bianca, e un lungo applauso commosso. Così la comunità di Paupisi ha accolto l’arrivo dei feretri di Cosimo Ocone, 15 anni, e di sua madre Elisa Polcino, vittime di una tragedia familiare che ha strappato due vite in modo assurdo e inaccettabile.

Nel pomeriggio, la Chiesa di Santa Maria del Bosco, affacciata su piazza don Tommaso Boscaino, è stata gremita in ogni angolo da amici, conoscenti e semplici cittadini, arrivati per rendere omaggio a una madre e a un figlio che non ci sono più.

A celebrare il rito funebre è stato l’arcivescovo di Benevento, mons. Felice Accrocca, con parole misurate e profonde, consapevole che di fronte a simili drammi le parole servono a poco. «Non è facile parlare in momenti come questi – ha detto –. Spesso sulle nostre labbra torna la domanda: “Signore, perché?” Ma non conosciamo i disegni misteriosi di Dio, e non sappiamo ciò che avviene nella mente dell’uomo. Possiamo solo affidarci alla fede e chiedere che eventi simili non si ripetano mai più».

Parole cariche di dolore, ma anche di speranza. L’arcivescovo ha ricordato il passo evangelico “Io sono la resurrezione e la vita”, invitando i presenti a non cedere allo sconforto, ma a ritrovare nella fede la forza per andare avanti, soprattutto per chi resta. «Chiedo la pace e la serenità per chi oggi soffre in modo più lacerante – ha aggiunto –. Per Antonia, per Mario, per i parenti, per tutta la comunità. Solo Dio può sostenere chi vive un dolore così profondo».

Al termine della celebrazione, è stato letto un toccante messaggio del sindaco di Paupisi, Salvatore Coletta, che ha parlato a nome dell’intera cittadinanza, visibilmente provata e ancora incapace di comprendere l’assurdità dell’accaduto.

«Cari concittadini, eccellenza reverendissima, oggi la nostra comunità si ritrova unita nel dolore più profondo. Paupisi è sconvolta, ferita nel cuore, di fronte a una tragedia che non trova spiegazioni, che lascia attoniti e senza parole. Oggi salutiamo Elisa e Cosimo, due vite spezzate troppo presto, in un modo che mai avremmo potuto immaginare. Davanti a un dramma così grande, non esistono parole che possano lenire il dolore, ma esiste il silenzio del rispetto, il calore della vicinanza e la forza della comunità».

E poi, rivolgendosi ai familiari più colpiti: «Il nostro pensiero va anche a Mario, il figlio maggiore, e ad Antonia, che lotta per la vita. A loro rivolgiamo la nostra preghiera e il nostro affetto più grande: tutta Paupisi è con voi, vi accompagna, vi sostiene. Che il ricordo di Elisa e Cosimo resti vivo nei nostri cuori come un invito alla tenerezza, alla comprensione, al rispetto della vita».

Un messaggio che ha commosso i presenti, portando la voce collettiva di un paese che oggi si scopre più fragile, ma anche più unito. La tragedia, avvenuta lo scorso 30 settembre, ha lasciato un segno indelebile. Elisa e Cosimo sono stati uccisi nella loro abitazione da Salvatore Ocone, marito e padre, che è statpoi ritrovato dopo diverse ore alle porte di Campobasso. Nella sua auto il corpo senza vita del figlio Cosimo e quello in gravissime condizioni dell’altra figlia Antonia. Una vicenda che ha sconvolto non solo Paupisi, ma l’intera nazione. 

Tra i banchi della chiesa, volti segnati dal dolore. Ragazzi come Cosimo, insegnanti, genitori, amici. Nessuno è voluto mancare. Ognuno con il proprio pensiero, il proprio ricordo, una preghiera nel silenzio. Una comunità unita, ferita, ma ancora capace di stringersi in un abbraccio collettivo nel giorno dell’addio, in occasione del quale è stato proclamato il lutto cittadino. All’uscita delle bare un momento simbolico e carico di emozione: sulle note di “Sta passando Novembre” di Eros Ramazzotti, brano scelto come tributo delicato a una giovane vita spezzata, sono stati lanciati palloncini bianchi verso il cielo, tra gli applausi e le lacrime di una folla ancora incredula.

Ora, il dolore lascerà spazio al silenzio e alla memoria. E mentre la folla si disperde piano, resta nell’aria un’unica certezza: due vite innocenti sono volate via troppo presto. Ma il loro ricordo continuerà a camminare con chi li ha amati. E con un’intera comunità che ha scelto di non restare indifferente di fronte alla violenza, promettendo — come ha detto il sindaco — di costruire da questo dolore «una comunità più attenta, più solidale, più capace di amare».

Intanto una prima buona notizia c’è: al 21enne Mario, primogenito della famiglia Ocone, stanno pervenendo da parte di alcuni imprenditori, che vogliono mantenere l’anonimato, offerte di lavoro stabile per farlo restare nella sua casa di famiglia. E non sono pochi sono i cittadini che, insieme al sindaco Salvatore Coletta, dopo la cerimonia funebre hanno espresso la volontà di voler attivare un conto corrente di solidarietà intestato proprio al giovane, rimasto solo al fianco della sorella Antonia, per farlo continuare a lottare e a restare in quella casa che fino a dieci giorni fa ospitava un’intera famiglia.

 

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