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ECONOMIA

Forum delle Aree Interne, dal documento finale “una visione oltre le statistiche”

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«Dobbiamo davvero volgere uno sguardo diverso al tema delle aree interne, non semplicemente aggiustamenti in corsa che finiscono nel più generale sistema di distribuzione acritica di finanziamenti e di favori senza visione». È l’appello del Forum delle Aree Interne a conclusione della sua settima edizione, che ha visto il confronto sulla possibilità di utilizzo mirato delle varie potenzialità di carattere sociale e culturale appartenenti a numerosi territori definiti fragili e in via di estinzione.

Occhio alla qualità

L’approccio quantitativo al problema non consente risposte definitive e responsabili alle popolazioni interessate che, anche a causa di una perseverante visione numerica, cedono alla forza contrattuale delle istituzioni di altri territori. Così si delinea un quadro davvero di declino irreversibile, ma non per la resa delle comunità quanto per l’incapacità di tenerle dentro un progetto di condivisione e di convinta sussidiarietà. Bisogna evitare che l’economia dei progetti prevalga definitivamente su un progetto di economia, garantendo a tutti vie di accesso praticabili e inclusive ai fondi; incoraggiare l’autopropulsione e la creatività giovanile; ridurre seriamente disuguaglianze e divari.

Impegno comune

Lavoriamo tutti, dunque, a comporre una diversa narrazione delle realtà fragili, capace nel contempo di manifestare una chiara volontà di collaborazione e di sostegno autentico ed equilibrato.Doveroso sottolineare che si deve alla dura presa di posizione dei vescovi italiani dell’agosto scorso la cancellazione da parte del Governo dell’Obiettivo 4 delPiano Strategico Nazionale delle Aree Interne, intitolato: «Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile». Si trattava di un programmadi “suicidio assistito” dei territori più emarginati che, secondo il Governo, si troverebbero «con una struttura demografica ormai compromessa, con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività». Queste aree non potrebbero, sempre secondo la logica che ispira l’aggiornamento della strategia nazionale, porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza. Fine corsa, in sostanza, con un pizzico di compassione («Non possono però essere abbandonate a sé stesse»).

Sguardo in avanti

A conclusione del Forum 2025 si ribadisce la volontà di esplorare, con realismo e in direzione del bene comune, tutte le buone pratiche che nascano da una circolarità di competenze, utilizzate non più per marcare differenze ma per accorciare le distanze tra le diverse realtà del Paese. Proprio in questa direzione viene accolto l’invito rivolto dal presidente dei Vescovi italiani, cardinale Matteo Zuppi, di costituire (ANCI-CEI-FORUM) un osservatorio diffuso e plurale teso alla valorizzazione dei programmi di restanza giovanile e per puntare a una strategia di controesodo. Si chiede di favorire, nello specifico, quanto i vescovi nella loro lettera al Governo e al Parlamento avevano già sottolineato: esperienze di rigenerazione coerenti con le originalità locali e in grado di rilanciare l’identità rispetto alla frammentazione sociale; incentivi economici e riduzione delle imposte; soluzioni di smart working e co working; innovazione agricola; turismo sostenibile; valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici; piani specifici di trasporto; recupero dei borghi abbandonati; co-housing; estensione della banda larga; servizi sanitari di comunità; telemedicina.

Diventa urgente, inoltre, per evitare che si prosegua nell’attuale ingorgo legislativo quasi mai sfociato in applicazioni concrete, un’attenta verifica, sulla scorta dello studio effettuato dallo stesso Forum, delle criticità del sistema normativo in previsione di ulteriori iniziative in materia.

Promuovere l’uomo e il cittadino

Nel quadro complessivo di difficoltà economiche, vengono sollecitate azioni sociali e culturali che possano determinare svolte autentiche di promozione umana e civile come presupposto al riscatto dei territori in via di estinzione e in molti casi il ripristino di dignità e dello stesso senso di comunità che rappresenta ancora il vero Pil di certe realtà.In questo contesto rigenerativo si inserisce l’idea di un gruppo di lavoro con la partecipazione delle Soprintendenze all’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Caserta-Benevento, Molise, Umbria, Cosenza, Como-Lecco, Vercelli, Parma, per un piano di scambi culturali per accrescere l’attenzione dei giovani rispetto ai giacimenti culturali esistenti nelle Aree Interne e coinvolgerli in iniziative innovative nel più generale impegno per la salvaguardia del pianeta.

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