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POLITICA

Il G7 a Mirabella, Repubblica e le domande che dovremmo porci

Il diluvio di indignazione seguito al surreale resoconto di Alessandra Zinniti non cancella le verità richiamate in quelle righe. Se una giornalista, con tanta faciloneria, firma un pezzo del genere è perché, evidentemente, questa è la percezione che il mondo là fuori ha di questi luoghi e di questi territori. E questo è un nostro problema

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Ci siamo giustamente indignati nel leggere il resoconto di Alessandra Zinniti, inviata di Repubblica a Mirabella Eclano, dove, come noto, si terrà il G7 Sicurezza per volontà del Ministro Piantedosi da Pietrastornina.

Una ricostruzione strumentale e per molti versi surreale, che restituisce un’immagine desolante dei nostri territori e di un paese, Mirabella, invece ricco di storia e di cultura, nel cuore dell’areale del Taurasi, che tra l’altro è sempre stato caratterizzato da un vivace tessuto imprenditoriale. Ci siamo pigliati assai collera, per dirla alla nostra maniera. A ragion veduta, evidentemente.

E tuttavia una qualche domanda pure dovremmo porcela. Perché in quel resoconto non ci sono solo falsità, non c’è solo l’evidente e strumentale tentativo di gettare fango sul Ministro degli Interni attraverso una caricaturale descrizione di Mirabella e della Valle Ufita. Ci sono molte verità, a partire dalla carenza di servizi denunciata dai cittadini e dalla circostanza per la quale questo avvenimento non avrà alcuna ricaduta in termini di promozione perché tutto si consumerà all’interno di strutture private che potrebbero essere in qualsiasi altro luogo dello Stivale.

Mirabella Eclano non è solo il paese degli scavi, ha un centro storico di grande valore, un patrimonio culturale e paesaggistico straordinario, e sorge nel cuore di un territorio estremamente dinamico qual è la Valle Ufita. Il punto è che questa verità è patrimonio di pochi, il punto è che nonostante sorga sull’Appia, nonostante la presenza di due caselli autostradali a pochi chilometri, come orgogliosamente sottolineato dal Presidente della Provincia Buonopane, resta un luogo distante, percepito come remoto, un luogo estraneo alla geografia del turismo regionale.

E allora bene hanno fatto sindaci e riferimenti istituzionali ad urlare la propria indignazione per quel resoconto grottesco e menzognero, dopo di che resta il fatto che se una giornalista, con tanta faciloneria, firma un pezzo del genere è perché, evidentemente, questa è la percezione che il mondo là fuori ha di questi luoghi e di questi territori.

Di aree interne ne abbiamo girate tante, da Nord a Sud, e se Mirabella fosse stata in Valpolicella o in Garfagnana, nel cuore dell’appennino emiliano o tosco romagnolo, difficilmente avrebbe subito questo trattamento. Perché quei territori, piegati dallo spopolamento, caratterizzati da una viabilità persino peggiore, condannati da un isolamento che nemmeno i nostri borghi più remoti conoscono, hanno una identità ben definita, esistono agli occhi del mondo. Non è così per Mirabella, non è così per noi. E questo è un nostro problema.

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