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POLITICA

De Luca non è Bassolino e non basterà un nuovo Caldoro: il centrodestra ha pochi mesi per vincere le regionali

Oggi non c’è un centrosinistra in disfacimento, non ci sono macerie dalle quali fuggire, dunque se il centrodestra punta ad allargare i propri perimetri, a strappare apparati e utilità marginali al fronte opposto, deve aprire la contesa scegliendo il candidato apicale entro la fine di quest’anno, un candidato sufficientemente forte e popolare da alimentare la suggestione della possibile vittoria. Perché è lì che tutto si gioca, sulla suggestione della convenienza

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Il centrodestra può vincere le prossime elezioni regionali in Campania. Se è vero, infatti, che le europee hanno fatto segnare una battuta d’arresto per le forze di governo, che sono minoranza in tutto il Mezzogiorno, se è vero che il centrosinistra continua ad essere egemone sui territori, che De Luca è ancora fortissimo, è altresì vero che le elezioni regionali si giocano su dinamiche completamente diverse dalle europee, che al di là del contingente armistizio tra il Nazareno e Santa Lucia il Pd risolverà la questione del terzo mandato solo dopo un lungo travaglio dagli esiti imprevedibili.

L’errore che le forze di centrodestra non devono commettere, ma che stanno commettendo, è quello di cedere all’attendismo, di affidarsi all’inerzia dei processi, di investire sulla possibile implosione del centrosinistra nell’illusione di poter giocare di rimessa. La Campania di oggi non è la Campania che Bassolino lasciò in macerie, dunque non basterà individuare uno Stefano Caldoro qualunque per conquistare il timone della Regione. Il sistema di potere deluchiano è ancora fortissimo e non si sfalderà per inerzia, in assenza di un’alternativa riconoscibile. Nemmeno nel caso in cui il governatore dovesse vedersi costretto a rinunciare al terzo mandato, posto che fuori dal Pd non potrebbe coltivare altra ambizione se non quella della vendetta, sacrificando il futuro di suo figlio e rinunciando alla prospettiva di recuperare un ruolo e una funzione diversa sul piano nazionale, nel partito e chissà, su quello del governo.

Ecco perché il centrodestra non può giocare di rimessa ma in contropiede, ecco perché questo è il momento di accelerare sulla scelta del candidato alla Presidenza della Regione superando i nomi sui quali si è ragionato sinora per andare a ricercare un profilo capace di allargare, di parlare all’opinione diffusa, di trainare l’alternativa, di restituire una prospettiva appetibile agli apparati e alle consorterie disponibili a guardarsi attorno, alla ricerca di una nuova collocazione. Perché gira e rigira il punto è sempre lo stesso: le elezioni regionali si vincono con le liste, la partita si gioca sulla capacità di allargare il perimetro della rappresentanza, di saldare interessi e utilità marginali.

Caldoro vinse contro De Luca, ormai quindici anni fa, lucrando sul disastro di Bassolino, sul disfacimento di quel sistema di potere, su di un centrodestra che riassorbì buona parte delle consorterie e degli apparati in fuga dal centrosinistra a partire dall’Udc di De Mita che ai tempi aveva una forza tutt’altro che marginale. Poi sappiamo le cose come sono andate.

Oggi non c’è un centrosinistra in disfacimento, non ci sono macerie dalle quali fuggire, dunque se il centrodestra punta ad allargare i propri perimetri, a strappare apparati e utilità marginali al fronte opposto, deve aprire la contesa scegliendo il candidato apicale entro la fine di quest’anno, un candidato sufficientemente forte e popolare da alimentare la suggestione della possibile vittoria. Perché è lì che tutto si gioca, sulla suggestione della convenienza, posto che un sindaco o un amministratore investe sulla propria utilità marginale solo quando immagina di ottenere il soddisfacimento dei propri interessi, quando ritiene che quello sia il carro destinato a vincere, posto che gli apparati non conoscono altro dogma se non quello del potere e della gestione.

Affinché i gruppi dirigenti delle forze di centrodestra sui territori possano essere messi nelle condizioni di costruire ed allargare, di recuperare spazi di gestione e di rappresentanza istituzionale, di arruolare amministratori e riferimenti, di aggregare interessi e coltivare connessioni con il mondo imprenditoriale, con i corpi intermedi e l’universo associativo, è necessario restituire loro la concretezza di una prospettiva, capacità contrattuale, un maledetto nome che alimenti e legittimi la suggestione della vittoria possibile.

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