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POLITICA

Ad Avellino la partita più importante: nella città che fu di De Mita e Mancino la sfida è tra politica e civismo

Nel capoluogo irpino, unico chiamato al voto in Campania e tra i pochissimi in tutto il Sud, il test politico più significativo di queste amministrative. L’ex sindaco agli arresti, una tempesta giudiziaria senza precedenti, uno spazio politico parcellizzato. Il Centrosinistra unito per un verso, la Fiamma in solitudine per altro, quindi blocchi civici costruiti sull’indistinto. La contesa è tutta qui

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Il test politico più significativo di queste elezioni amministrative, per quel che ci riguarda, è certamente quello di Avellino, unica città capoluogo della Campania chiamata al voto, tra i pochissimi dell’intero Meridione con Bari, Lecce, Campobasso, Potenza e Vibo Valentia.

Per quanto concerne il Sannio, sono 26 i comuni coinvolti tra cui centri certamente importanti quali San Giorgio del Sannio, Apice, Moiano e Torrecuso. In Irpinia, invece, al netto di Avellino andranno al voto 40 comuni tra cui Montoro, Mercogliano e Montella, che assume particolare rilevanza perché il sindaco uscente, Rizieri Buonopane, veste la fascia azzurra della Presidenza della Provincia.

Avellino, dunque, è la grande partita di questa tornata amministrativa. La sera del nove giugno il risultato del capoluogo irpino sarà richiamato da tutti i Tg, da tutte le maratone televisive, da tutte le home page delle principali testate nazionali. Perché parliamo della Campania di De Luca, perché, come detto, è l’unico capoluogo campano chiamato al voto. Dopo quindici giorni, qualora, come appare scontato, la partita non dovesse chiudersi al primo turno, la luce dei riflettori sulla città saranno ancora più intense.

Una partita anomala, quella che si giocherà ad Avellino. In primo luogo perché stiamo parlando di una città storicamente pesante da un punto di vista politico, un feudo del centrosinistra, la capitale di quella che fu la “Base” Dc meridionale. In seconda battuta perché sul Comune di Avellino, guidato da cinque anni da un fronte civico, si è abbattuta una tempesta giudiziaria senza precedenti che ha portato agli arresti del sindaco uscente, Gianluca Festa, ancora oggi ai domiciliari, ad un’inchiesta che ha coinvolto anche la sua vicesindaca, indagata nell’ambito della stessa indagine e candidata alla fascia tricolore nel segno della continuità. Si parla di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla turbativa d’asta e al falso ideologico, migliaia di ore di intercettazioni, decine di imprenditori coinvolti, di concorsi truccati, di pc fatti sparire per provare ad oscurare le prove, di appalti pilotati.

In tale contesto, al netto di ogni considerazione di merito sul profilo dei candidati e delle proposte in campo, la vera battaglia è tra politica e civismo. Perché se il centrosinistra si ritrova unito per la prima volta dopo oltre vent’anni in tutte le sue componenti attorno al nome di Antonio Gengaro, trainato dal Pd del consigliere regionale Petracca in asse con i Cinque Stelle e la Sinistra, per il resto le uniche due forze politiche in campo con il simbolo ed una proposta chiaramente identitaria sono Fratelli d’Italia e l’Udc.

La Fiamma corre in solitaria con una lista a sostegno di Modestino Iandoli, con la copertura di tutto il gruppo dirigente nazionale, ed esprime alle europee la candidatura di Ines Fruncillo, Presidente provinciale del partito. L’obiettivo è quello di politicizzare al massimo la contesa, saldando voto europeo e voto amministrativo, con l’ambizione di ottenere un risultato senza precedenti nella storia della città, di costruire un gruppo dirigente solido per il futuro ed eventualmente di determinare al ballottaggio. L’Udc, invece, dinanzi all’implosione della coalizione ha scelto la via dell’orgogliosa testimonianza con Gennaro Romei.

Le altre forze di centrodestra, Lega e Forza Italia, hanno invece scelto la via del civismo. Il Carroccio si è volatilizzato, nel senso che non ha una lista di riferimento ma solo pochi candidati per altro in ordine sparso, mentre gli azzurri, che candidano alle europee un pezzo da novanta come Angelo Antonio D’Agostino, esprimono la lista Forza Avellino a sostegno del giornalista Rai Rino Genovese.

Insomma, per quanto assurdo possa apparire, nell’unico capoluogo campano chiamato al voto il centrodestra di governo si fa in tre e lo fa in un contesto nel quale l’unità della coalizione avrebbe persino potuto condurre ad una vittoria storica in quella che fu la città di De Mita e Mancino: Fratelli d’Italia con una proposta netta e identitaria, l’Udc, quindi un blocco civico costruito attorno a Forza Italia nel quale convergono pezzi significativi della maggioranza e dell’amministrazione uscente. Un dato che da solo basta a certificare il fallimento senza appello dell’onorevole Gianfranco Rotondi, eletto due anni e mezzo fa nel collegio di Avellino in quota Fratelli d’Italia con il sostengo di tutta la coalizione, che avrebbe dovuto costruire, per conto di Giorgia Meloni, il nuovo centrodestra in Irpinia proprio a partire dal capoluogo.

Quindi resta l’altro blocco civico, quello riconducibile all’ex sindaco ai domiciliari, come detto guidato dalla sua vice, nel quale si ritrova il resto dei consiglieri e degli assessori uscenti, che fa del rifiuto dell’appartenenza politica e del sovranismo municipale la sua cifra più autentica e profonda.

Uno spazio politico parcellizzato, che vede per un verso un centrosinistra largo e riconoscibile, al suo opposto Fratelli d’Italia, in mezzo due corpaccioni civici, costruiti più sull’algebra, figli della spaccatura del fronte guidato dall’ex sindaco agli arresti. Civismo contro politica, una contesa che sfida la logica bipolare, che al ballottaggio potrebbe facilmente innescare meccanismi eretici rispetto alla grammatica politica tradizionale nel gioco degli accorsi sottotraccia. Perché la politica ha bisogno della politica, la destra ha bisogno della sinistra, mentre l’indistinto si alimenta di indistinto.

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