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SOCIETA'

Classifica Censis delle Università, l’Unisannio non brilla: male servizi e borse di studio

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L’Unisannio ottiene una media di 79,3 e perde tre posizioni – scivolando al penultimo posto – nella classifica Censis delle università italiane. La ‘colpa’, secondo lo studio, riguarda soprattutto il decremento di 23 punti riportato nell’indicatore relativo a borse e altri servizi in favore degli studenti.

Il ranking delle università italiane, composta di 69 graduatorie, a partire da 924 variabili considerate, viene elaborata da oltre vent’anni con l’intento di accompagnare i giovani diplomati nelle loro scelte universitarie.

In particolare, l’ateneo del capoluogo – nella categoria piccole atenei statali fino a 10mila iscritti – ottiene 73 punti per i servizi, 70 per le borse di studio, 92 per le strutture (è il miglior risultato), 87 servizi digitali, 77 punti internazionalizzazione, 77 occupabilità. Al primo posto c’è Camerino con una media di 99,5, mentre l’unica università che fa peggio è quella del Molise.

L’analisi punta l’accento anche sul campo delle immatricolazioni: il crollo, evitato nell’anno accademico 2020-2021 anche grazie alle misure emergenziali messe in atto per contrastarlo, si è verificato nell’annualità successiva, quando i nuovi iscritti si sono ridotti del 2,8% a livello nazionale. Una variazione percentuale che equivale a 9.400 studenti in meno, la cui decisione di non iscriversi è il portato di criticità congiunturali e di iniquità strutturali, che condizionano l’accesso alla formazione universitaria. Innanzitutto, sono più i maschi delle femmine a decidere di non proseguire gli studi, essendo gli immatricolati diminuiti del 3,2% e le immatricolate del 2,6%.

Il fenomeno delle mancate immatricolazioni, sebbene con un diverso grado di incidenza, interessa comunque gli atenei a ogni latitudine del Paese. Sono gli atenei del Sud a registrare la maggiore variazione negativa: -5,1%, equivalente a oltre 4.900 immatricolati in meno. Seguono gli atenei delle regioni del Centro (-2,9%) e del Nord-Ovest (-2,3%). Quelli del Nord-Est sono gli unici a registrare una sostanziale stabilità di nuove iscrizioni rispetto all’anno precedente (solo -0,1%).

All’impoverimento materiale delle famiglie si somma, secondo il giudizio di quasi 5 rettori su 10, un crescente disagio giovanile, conseguente alla percezione di un futuro reso più incerto dal lungo periodo di pandemia. Un disagio che ha influito negativamente non solo sugli apprendimenti scolastici.

Parimenti, i rettori avvertono anche la competizione di altri segmenti di offerta alternativi alle università tradizionali, come l’Istruzione tecnica superiore (Its), che offre corsi di istruzione terziaria non accademica e che negli ultimi anni ha conosciuto una fase di consolidamento e incremento di iscritti, e le università telematiche.

Infine, c’è la migrazione studentesca verso atenei di altre regioni: l’università non più vista come ascensore sociale e l’insufficienza di risorse per il diritto allo studio completano il campionario delle principali cause della contrazione della domanda di istruzione universitaria, secondo il punto di vista dei rettori intervistati dal Censis.

Il commento del rettore dell’Unisannio, Gerardo Canfora: “Dopo tante notizie positive questa volta una battuta d’arresto ci arriva dalla classifica Censis. Adesso siamo interessati ad analizzare i dati per comprendere i nostri punti di forza e di debolezza e definire le strategie e gli interventi di miglioramento. La voce che incide negativamente sulla posizione UniSannio è soprattutto quella relativa alle borse di studio. In questo caso, si tratta di una responsabilità condivisa e quindi di una debolezza di sistema, non specifica del nostro ateneo. Inoltre, gli importanti investimenti che abbiamo messo in campo in questi mesi per migliorare strutture e servizi rientrano in una scala di valutazione che richiede un tempo superiore all’anno per raccoglierne i frutti”.

(Pasquale Lampugnale)

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