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L’appello di Mastella a Roma per creare il centro: ‘Noi un piccolo miracolo. Basta con i populismi’

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“Occupare spazi territoriali. Radicarsi sui territori per rispondere alle vere esigenze delle persone e ripartire dal basso per costruire la classe dirigente”. Il sindaco di Benevento Clemente Mastella, nelle vesti di segretario nazionale di Noi Di Centro, declina le nuove linee guida del partito che punta a ricostruire l’area moderata. L’occasione è stata la presentazione, a Palazzo Santa Chiara a Roma, dell’organigramma nazionale e dei segretari regionali del nuovo progetto politico.

Come già accaduto per il ‘debutto’ al ‘Braccaccio’, nel dicembre 2021, l’ex ministro della Giustizia sottolinea che non ci sarà un ritorno al passato verso la Democrazia Cristina, ma prenderà solo spunto per ‘innervare nella società contemporanea’ i valori di una politica moderata e capace di costruire classe dirigente.

L’attacco frontale è al populismo del Movimento 5 Stelle, ma anche della Lega contrapponendo la “capacità di mediazione che oggi è scomparsa completamente – spiega Mastella -. Oggi ci si attesta a quello che dicono i sondaggi, noi dobbiamo declinare la nostra grammatica politica al di là dei dati. Siamo qui per ricreare condizioni per contrastare l’insufficienza di questi partiti politici”.

Come già detto, numerose volte torna anche il concetto principale che ha dato l’impulso alla nascita del partito: “Senza centro non si vince”.

“L’esempio concreto – ribadisce il segretario nazionale – lo abbiamo visto in Puglia e Campania dove la sinistra vince solo con le forze dell’area centrale”. Un passaggio anche sulla legge elettorale con Mastella che torna a spingere verso il proporzionale, ma solo con voto di preferenza come aveva già spiegato. Il primo cittadino sannita, però, alza il tiro e chiede lo sbarramento al 5%. “Solo se si ottiene questa percentuale – continua – possiamo parlare di Margherita 2.0, altrimenti al di sotto sfavoriremo i singoli egoismi. Secondo alcuni noi siamo al 10%, ma non se non ci uniamo e non ci facciamo ascoltare dall’opinione pubblica non raggiungeremo questo dato elettorale. Per questo chiedo a parte di Forza Italia, a Quagliariello, a Toti e a Renzi di avere un po’ di coraggio in più”.

Il sogno, dunque, è una forza centrista capace di occupare spazi lasciati vuoti e riconquistare una vasta porzione di elettorato che sente l’esigenza di un ritorno della politica. “Draghi è bravissimo – ha aggiunto Mastella -, ma la tecnica non può stare a capo della politica. Dobbiamo tornare alla normalità e dare una risposta di normalità”.

E il primo banco di prova per Noi Di Centro sarà la “partita amministrativa”: “Dobbiamo preparaci già dal 12 giugno – ha aggiunto Mastella -, è un piccolo miracolo che siamo qua ma bisogna essere presenti sui territori”.

“Più siamo, meglio stiamo – chiude il segretario Mastella citando, al contrario, la massima di Renzo Arbore -. Stiamo tessendo una tela e il prossimo passo sarà il tesseramento con congresso nazionale. Inoltre, faremo una manifestazione a Napoli verso il 20 maggio un po’ prima delle amministrative”.

Mastella poi parla della crisi economica: “E’ accentuata soprattutto nel Sud e con diseguaglianze sociali che crescono in modo esponenziale. Con la scomparsa del ceto medio e con la divisione del Paese tra ricchi e poveri sempre più marcata, è necessario che lo Stato torni in campo non soltanto dando ristori agli attori di un’economia dove camminano a fari spenti ma come guida e indirizzo di tutte le attività strategiche del Paese, dalla difesa all’industria energetica fino all’agroalimentare per realizzare un’autonomia possibilmente su scala europea”. Mastella lancia poi una proposta per il settore agricolo: “Occorre un salario minimo date le condizioni di crisi derivanti anche dal conflitto russo-ucraino, conflitto che porterà nella migliore delle ipotesi ad una guerra fredda come quella che l’Europa ha vissuto fino alla caduta del muro di Berlino”.

Sempre sul Mezzogiorno, il leader di NDC dice che “è necessario un coordinamento tra le regioni, evitando di affrontare la questione meridionale in una frammentazione di proposte, puntando invece ad infrastrutture sociali e servizi la cui qualità, in larga misura, rimane sotto la soglia della normalità”. Sul tema del rapporto politica-giustizia, l’ex Guardasigilli dice: “Il degrado magistratura-politica rimane in tutta la sua durezza, così come rimane in piedi l’idea sbagliata della magistratura come corpo separato, guardiano dei costumi e dei valori. Ha ragione il professor Cassese quando ritiene che la magistratura ha dato l’illusione di una palingenesi morale utilizzando la scorciatoia della via giudiziaria. Bisogna allontanare l’idea del sospetto permanente, di utilizzare l’obbligatorietà dell’azione penale secondo criteri costituzionali assai spesso non utilizzati come tali. È indispensabile allentare l’abuso delle intercettazioni non sempre concludenti per la processualità dei casi sottoposti ad attività investigativa. È necessario, poi, rendere lineari i rapporti molto spesso viziati tra i media ed alcune procure”.

Infine, l’ex ministro della Giustizia afferma: “Spero che quello che tentai di fare, ovvero di rendere più umana la giustizia e al tempo stesso più indipendente si possa oggi realizzare. Auspico che la mia stagione da ministro, che si concluse in maniera drammatica per l’invasione di campo nella mia sfera personale e politica e per la quale fui costretto alle dimissioni, possa essere ripresa per rendere il cittadino protagonista del mondo giudiziario e non prigioniero degli ingranaggi lenti della giustizia italiana. Per quanto riguarda il referendum spero che si possa votare due giorni da consentire così ai cittadini di potersi esprimere”, conclude il segretario nazionale di Noi Di Centro.

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