Conservazione dei centri storici urbani, come testimoni di civiltà, e ristrutturazione edilizia come rigenerazione urbana che spesso porta alla demolizione e alla ricostruzione dei tessuti antichi delle città: esigenze che, negli ultimi anni, si sono conciliate poco bene a discapito del rispetto dei principi della Carta di Gubbio sanciti negli anni ’60 per la salvaguardia e il risanamento dei centri storici e, in realtà, quasi mai attuati nell’operatività.
Delle criticità del documento, redatto nel 1960 per risanare le ferite post belliche, e della necessità di rinnovarlo si è discusso all’Unifortunato in un seminario, il secondo di una serie propedeutica al convegno nazionale in programma a novembre a Roma, organizzato da Italia Nostra, in collaborazione con le Università Lumsa, “Giustino Fortunato” e la Scuola Superiore di mediazione Linguistica di Benevento per il 60esimo della Carta di Gubbio.
Tra i relatori il vice presidente nazionale di Italia Nostra, Luigi De Falco, che ha rimarcato la necessità di disporre vincoli di salvaguardia che limitino interventi nei centri storici.
Le dichiarazioni nel servizio video