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‘Notte del Liceo Classico’, il “Virgilio” riflette su accoglienza e migranti

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 Anche il Liceo Classico “Virgilio” di San Giorgio del Sannio lo scorso 11 gennaio ha preso parte, dalle ore 18:00 alle 24:00, alla V edizione della ‘Notte Nazionale del Liceo Classico’.

Lo spirito della classicità è stato il denominatore comune dei 433 licei classici della penisola, uniti indissolubilmente per una notte per “versare un tributo” all’indirizzo classico, ossatura e mente, spirito e corpo della nostra società, per sublimare un’istituzione molto spesso impolverata dai pregiudizi di molti.

L’evento ha avuto inizio presso l’auditorium comunale “Cilindro Nero”, con un breve saluto del dirigente scolastico Michele Ruscello, seguito da quello del primo cittadino sangiorgese Mario Pepe.

Prima di dare ufficialmente il via alla serata è stato proiettato l’Inno nazionale del Liceo Classico.

A illustrare le performances sono stati i presentatori Giada Mestroni e Christian Fallarino, due studenti del quinto anno. Il tema caldo e scottante dell’ospitalità, cardine intorno al quale si è compendiata l’intera serata, è stato affrontato dal punto di vista filosofico con l’intervento del docente Giuseppe Collina e condito dalla voce degli alunni del triennio, i quali, dopo aver letto brevi citazioni inerenti la tematica, hanno espresso la propria opinione in merito. Gli alunni della IV A hanno messo in scena le Supplici di Eschilo, immedesimandosi nei personaggi, tuffandosi nella terra argiva in cui si snoda la tragedia.

Hanno fatto proprio il dramma più attuale, la “recita” che i migranti vivono ogni giorno in balia di un destino meschino e vendicatore, spettacolo che noi osserviamo distanti, attraverso uno schermo, con il disinteresse di chi ascolta sempre le medesime notizie. Gli studenti hanno indossato vesti umili e straniere, stretto in mano ramoscelli avvolti da bende, segno di supplica e riverenza nei confronti dell’autorità. Hanno caricato ogni parola della rabbia dei dimenticati, della delusione degli sconfitti, della speranza dei supplici.

Ogni parola una sfumatura, ogni sfumatura un’emozione. Per una volta sono stati invertiti i ruoli, gli studenti si sono protesi ai piedi dell’altare sacro degli dei, sono saliti sul gommone gremito di corpi e sogni, sono approdati in una terra straniera e si sono sentiti idealmente giudicati; sono sempre stati sostenuti da un magister vitae onnipresente, supporto costante delle loro debolezze e tentennamenti, compagno dei loro piccoli successi. Degna di nota poi è stata l’interpretazione della Medea di Euripide da parte degli alunni della V A e di alcuni ex studenti; essi in brevissimo tempo hanno memorizzato e assorbito le parti, presentando uno spettacolo che ha trasportato emotivamente gli spettatori.

Il dramma, opportunamente rimodulato sulla tematica e proiettato nella contemporaneità, ha coinvolto gli instancabili protagonisti e il pubblico numeroso, che gremiva la sala. Salendo sul palco del ‘Cilindro Nero’ e improvvisandoci attori ci siamo messi in gioco, accettando la sfida con noi stessi, estirpando le nostre difficoltà, abbattendo le barriere alzate dalla convinzione del fallimento. Con i versi degli antichi poeti abbiamo scoperto noi stessi, stupendoci delle nostre abilità, trasformando un copione in uno spettacolo, senza mai perdere di vista l’obiettivo; offrendo partecipazione e interesse incondizionato, provando e riprovando nei luoghi più bizzarri.

“Dietro le quinte” si poteva respirare la frenesia degli alunni che indossavano gli abiti di scena, ripassavano per l’imminente esordio o si truccavano; era tangibile l’agitazione di chi temeva di dimenticare la parte, di chi era convinto di scoppiare a ridere e mandare tutto all’aria, di chi pensava di bloccarsi, fare brutta figura o non essere all’altezza delle aspettative. Ma ogni tentennamento si è estinto su quel palco anche grazie all’intervento dei professori che hanno estrapolato le potenzialità più recondite, credendo in noi e mettendo a disposizione tutto quello che un docente può offrire ai suoi alunni e forse anche di più.

Suggestiva la scenografia minimalista allestita dall’ex studente Francesco Peluso, coadiuvato dai ragazzi della V A, il quale ha offerto i suoi lavori per la realizzazione della scena. Un ringraziamento particolare va ad Antonio Frattolillo per la disponibilità e l’impegno nel curare la parte relativa ad audio e luci. La serata culturale si è configurata come uno spettacolo in tutte le sue sfaccettature, grazie anche a esibizioni di canto e danza, prove inconfutabili di talenti puri e autentici, senza filtri o artifici.

La seconda parte dell’evento ha avuto luogo presso la sede del Liceo Classico, dove i partecipanti sono stati accolti da un momento conviviale organizzato da studenti e docenti. Il Liceo si è vestito di una veste nuova, in ogni aula, alla quale è stato attribuito il nome di una Musa, ci si è tuffati in un’epoca diversa;  si poteva mettere in pausa la realtà e lasciarsi avvolgersi dall’antico, riconoscersi nelle parole di grandi autori e meravigliarsi della loro incredibile aderenza al reale. Gli studenti del biennio hanno plasmato la tematica principe della serata scavando nelle loro antiche radici, l’ansia iniziale è stata ben presto sfumata, trascinati ora dal discorso di Glauco e Diomede, ora da quello dell’imperatore Claudio dinanzi al Senato.

“Tu proverai quanto è amaro il pane degli altri e quanto sia un doloroso cammino lo scendere e il salire per le scale altrui”, ci hanno ricordato Dante e i ragazzi del terzo anno. Stupore e meraviglia sono stati palpabili tra i numerosi presenti, i quali non hanno partecipato ad una sterile e fredda recita ma a una riflessione sulla condizione di Dante e di tanti, esuli e stranieri nella propria terra.

In chiusura di serata, nonostante l’esiguo spazio a disposizione, nel corridoio del piano terra, una studentessa del quinto anno ha danzato, sulle delicate note dell’arpa, suonata dal vivo; l’esibizione è stata poi tradotta verbalmente con la lettura del Fragmentum Grenfellianum, il Lamento dell’esclusa davanti alla porta dell’amato sia in lingua greca che italiana. Memorabile è stata la partecipazione del Liceo che per la prima volta ha aderito a questa iniziativa. Forte l’unione di una scuola che ha celebrato se stessa e le proprie risorse. Gratificante la luce negli occhi dei docenti, emozionati dinanzi al frutto del proprio lavoro”.

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