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CULTURA

Statua decapitata, il grillino Rapuano: “Hortus tra vecchie e nuove responsabilità”

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“Le strade, i monumenti, le piazze, i vicoli, le mura, ci parlano. Le pietre intorno a noi sembrano mute, e invece ci parlano per preservare la memoria locale e per non far disperdere un patrimonio di tante piccole storie che caratterizzano l’animus e le radici della gente. Purtroppo da Nord a Sud, la lista dei luoghi storici e artistici minacciati dall’abbandono e dalla cattiva gestione, si allunga sempre di più. È notizia di ieri che anche Benevento si ritrova con una statua di Mimmo Paladino decapitata, per usura, all’interno dell’Hortus Conclusus. L’assessore Picucci si è affrettato a dichiarare che «apriremo una riflessione anche su una manutenzione preventiva di tutto il complesso», visto che l’ultima risale a 12 anni fa. E se non fosse accaduto nulla quella riflessione si sarebbe rimandata fino a che i riflettori della cronaca non si fossero accesi? Dobbiamo sempre aspettare l’evento negativo per prendere delle decisioni?”. A chiederselo è Antonello Rapuano del meetup “Grilli Sanniti”.

“In campagna elettorale, il 17 marzo 2016, il vicesindaco Del Vecchio, candidato del PD, ci sfidava a tenzone sotto la pioggia, per dimostrare a noi e alla cittadinanza che «quel gioiello incastonato nel deserto» (Saviano), simbolo dell’Unesco, e candidato a Capitale della Cultura 2018, non era abbandonato nel degrado, nonostante la crisi economica.

Credo che molti dovrebbero chiedere scusa per le evidenti incapacità gestionali e per le politiche culturali inadeguate che hanno caratterizzato la nostra città nell’ultimo decennio.

Nemmeno l’attuale maggioranza di governo cittadino – aggiunge nella nota – può sottrarsi alle critiche e al giudizio severo dei cittadini. Dopo la dichiarazione di dissesto finanziario, si ritrova a fare i conti con i mal di pancia di alcuni suoi consiglieri distratti da inutili personalismi, eppure rimangono irrisolte diverse questione come la gestione degli spazi culturali (sorprendente la decisione di affidare la Spina verde e l’annessa Mediateca alla Gesesa, dopo aver donato il San Vittorino e l’Auditorium della stessa Spina Verde al Conservatorio di Musica), la (mancata) convocazione degli Stati generali della Cultura e il (fallito) salvataggio degli affreschi dei Sabariani.

L’incuria – conclude Rapuano – è un male che uccide in maniera silenziosa, giorno per giorno, togliendo la vita a quelle pietre parlanti, così come agli uomini, senza che nessuno faccia qualcosa. Basterà stavolta una semplice pioggia per farci comprendere il grido d’allarme delle pietre?

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