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Sindacati

Ambiti Sociali B4 e B5, lettera di licenziamento per 12 lavoratrici. Franzè (Fp Cgil): “E’ una ritorsione”

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“Lo sconfortante panorama del mondo del lavoro della nostra provincia, in questi giorni registra un nuovo, avvilente traguardo…Questa volta il contesto e’ quello degli Ambiti Sociali e delle alte professionalità’ coinvolte da più di un decennio.” A scriverlo, in una nota diffusa alla stampa, è il segretario provinciale Fp Cgil, Giannaserena Franzè, in merito alla vertenza degli Ambiti Sociali ex B4 e B5.

“Qualche giorno fa – si legge nella nota – quattro, delle 12 lavoratrici storiche dell’AmbitoSociale B5, che fa capo al comune di Morcone, quale ente capofila, si sono viste notificare una lettera di recesso dal contratto di lavoro che aveva vigenza fino al 2016.

La ‘colpa’? Non aver condiviso la soluzione, alle difficoltà economiche e gestionali, propostagli e sottoscritta da una parte dei comuni afferenti all’ex Ambito B4 in oggetto ( Casalduni, Castelpagano, Circello, Colle Sannita, Fragneto Monforte, Morcone, Pontelandolfo, Reino, San Giorgio La Molara, San Marco dei Cavoti,Santa Croce del Sannio) fatta eccezione per i Comuni di Campolattaro, Fragneto L’Abate e Sassinoro.

Siamo alla ritorsione! – attacca il segretario della Fp Cgil – Stiamo parlando di lavoratrici, altamente qualificate, specializzate, dedite al lavoro di cura e di assistenza delle fasce deboli (minori, anziani, indigenti, tossicodipendenti, disabili) del nostro territorio, amate dagli utenti, disposte a lavorare nonostante i 19 mesi di mancato pagamento dello stipendio, in una condizione di precarietà che si perpetua da 14 anni.

Di fronte alla legittima pretesa, di rispetto delle più basilari esigenze della dignità del lavoro e della persona, – spiega Franzè -, la reazione dell’Istituzione e’ stata la rescissione del contratto in essere, per altro frutto di una conciliazione fatta nel 2012, dinanzi alla Direzione Territoriale del Lavoro ed alla presenza dei Sindacati Cgil, Cisl e Uil.

I lavoratori coinvolti – prosegue la nota – si sono trovati dinanzi alla proposta, non condivisa da questa organizzazione sindacale, di accettare dopo più di dieci anni di continuità lavorativa con l’Ente comunale capofila, di interrompere tale lungo rapporto, per altro non retribuito da 19 mesi, si ribadisce, in cambio un contratto misto di 30 ore/mese con l’Ente Capofila ed un numero di ore non definito con un soggetto del terzo settore, “rinunciando ad azioni giudiziali risarcitorie o di qualsiasi altro tipo” .

Cioè – aggiunge la Cgil -, mentre la Corte Europea, con una ordinanza di carattere dirompente, afferma che l’Italia deve riconoscere il diritto del precario “storico” di essere assunto a tempo indeterminato, l’ex Ambito Sociale B4 pone gli assistenti sociali, i sociologi, gli psicologi, operatori di infanzia (solo per ricordare alcune delle professionalità che rappresentano l’ossatura del nostro stato sociale), alla porta dopo 14 anni di servizio. Oltremodo dai verbali effettuati nei vari incontri e mai pervenuti ai sindacati, sono state proposte strade alternative tra le quali l’utilizzo dei fondi P.A.C. ed H.C.P. ma mai prese in considerazione.

“Dulcis in fundo – ribadisce Giannaserena Franzè – vi e’ un altro aspetto che il sindacato ha sottolineato, che e’ stato uno dei motivi della non condivisione della proposta avanzata, la stessa promana solo da una parte dei comuni di un Ambito, il B4, non più esistente e quindi privo di legittimazione. Inoltre, l’attuale Ambito Territoriale B5, eventualmente deputato a prendere decisioni, e’ attualmente commissariato dalla Regione Campania. Quindi la proposta avanzata ai lavoratori, cosi come la risoluzione dei contratti in essere, nei confronti di chi non ha voluto accettare una mortificazione professionale ed umana, è fatta da un soggetto non legittimato, non avente, a nostro avviso, diritto potere di farla.

“Chi assicurerà – conclude la nota del segretario della Fp Cgil -, tra qualche giorno, i servizi garantiti dai lavoratori mandati a casa, nei comuni nei quali essi hanno operato per 14 anni? Con quale conoscenza del territorio, dei sui anziani soli, minori in difficoltà, disabili bisognosi di assistenza? I tempi di una gara d’appalto, si sa, non sono congeniali a garantire la dovuta continuità assistenziale. Avremmo sperato che i nostri sindaci avessero mostrato una sensibilità diversa, ed una apertura reale a soluzioni altre, invece si è scelta la strada più semplice e comoda, ma più dannosa per chi ha mostrato di fare il proprio lavoro con passione e serietà, e non certo per soldi…”.

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