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Fortore

Nel futuro del Fortore l’agricoltura e l’enogastronomia di qualità. Fondamentale fare sistema e raccontare

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Le eccellenze enogastronomiche di San Marco dei Cavoti e dintorni protagoniste del convegno svoltosi sabato 14 settembre nella sede della Fondazione Lee Iacocca. Un incontro, al quale hanno preso parte diversi esponenti del mondo politico-istituzionale ed economico, che ha rappresentato un’occasione per riflettere sull’importanza dei prodotti agroalimentari in un’ottica di sviluppo del Fortore e sulla necessità di fare rete per sfidare la crisi.

Al convegno, moderato dal direttore del TG 1 Mario Orfeo, hanno preso parte nomi illustri, legati in qualche modo a San Marco dei Cavoti ed al Sannio in generale, per origini familiari, o semplicemente per dolci incontri nel corso della vita. Come ad esempio Ermete Realacci, presidente della commissione ambiente e territorio alla Camera, conquistato dal prelibato croccantino di San Marco dei Cavoti, ed oggi uno dei suoi più illustri promoter.

L’evento, sostenuto anche dalla Camera di Commercio di Benevento e da Confindustria, ha visto la partecipazione anche di Luigi Abete, che, nato da una famiglia di origini sannite, conserva ancora oggi un legame forte con le zone dell’entroterra campano, che secondo lui, hanno un potenziale di sviluppo importante. Il segreto per crescere è però puntare su un mix di fattori: cultura, ambiente e agricoltura.

“La qualità non basta, bisogna anche saperla raccontare”. Questo è il pensiero di Alberto Meomartini, anche lui presente ai lavori, figlio di un sammarchese, che da anni, insieme a Realacci, pratica questa attività: raccontare appunto la qualità italiana, che spesso, a differenza per esempio della cucina francese, sconta questo suo essere poco conosciuta.

Soddisfatto il primo cittadino di San Marco dei Cavoti per la riuscita dell’incontro. Un momento, ci dice, finalizzato non solo a riflettere sulle potenzialità del territorio, ma anche uno stimolo per prepararsi ad una sfida futura che attende il Fortore.

Dalla teoria alla pratica. Dopo il convegno, nel suggestivo Largo Vicidomini, è stato allestito un angolo per degustare le eccellenze enogastronomiche di questi territori. A coordinare la cena, che ha visto all’opera ben 4 chef stellati, è stato Romeo Caraccio, originario di San Giorgio la Molara, che insieme alla moglie, gestiscono a Roma il famoso ristorante “Agata e Romeo”.

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