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CULTURA

“Perchè a Benevento non c’è un monumento per le donne uccise sul rogo per stregoneria?”. Lo chiede su Twitter Vladimir Luxuria

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“Sono stata al monumento in ricordo delle donne uccise perche accusate di stregoneria a Vardø, Norvegia: perche non c’e’ nulla a Benevento?”. A pubblicare oggi sul suo account twitter questa domanda è stata Vladimir Luxuria, che alla fine di marzo aveva visitato la famosa “città delle streghe” per registrare una puntata, interamente dedicata al territorio di Benevento e ai suoi prodotti, di Fuori di Gusto, programma di La7.

Il quesito di Vladimir Luxuria è più che legittimo. Molti esponenti del mondo culturale beneventano, cittadini o semplici turisti di passaggio, restano sorpresi, vivendo o visitando Benevento, dall’asssenza di ogni riferimento al passato “magico” della città. Dalle Alpi alla Sicilia, ma anche all’estero, tutti conoscono la fama di Benevento “città delle streghe”, dove nei secoli passati intorno ad un noce si consumava il famoso Sabbah, ma qui, tra le mura della ex enclave pontificia, le tracce di questa memoria, a metà tra la storia e la leggenda, sembrano essere cadute nell’oblio. L’unica strega, che è possibile trovare nei bar o in qualche negozio del centro cittadino, è quella disegnata sull’etichetta del celebre liquore giallo, un elisir segreto di spezie, “un liquore che strega le parole” per Vinicio Capossela, che ha voluto dedicare un passaggio del suo brano “Con una rosa” proprio al liquore beneventano. Camminando, per esempio, nel Triggio, la zona intorno al teatro Romano, niente riporta alla memoria dei casuali passanti il mito della Janara, che con i suoi zoccoli, infestava e impauriva gli abitanti del quartiere medievale.

Al di là della leggenda, del mito e del folklore, è verità della storia che sul rogo bruciarono corpi di donne, che spesso con la magia non avevano nulla a che fare. Nell’iconografia del XV secolo sono rappresentate come persone crudeli, che in groppa alla loro scopa volante erano capaci di incantesimi devastanti (seccare il raccolto o provocare deformazioni fisiche). In realtà le streghe, erano per lo più guaritrici, che conoscevano l’uso medicamentale delle piante, levatrice o prostitute. Donne innocenti furono costrette sotto le atroci torture del “Malleus Maleficarum” a confessare di essere dedite alla stregoneria. 

Il numero esatto delle vittime della caccia alla streghe, nei secoli tra il XV e XVII, non è dato sapere. Molti archivi della Santa Inquisizione, che conservavano le carte dei processi, furono dati alle fiamme. Il fenomeno dei roghi di streghe coinvolse tutta l’Europa. Arrivando anche all’estremo nord.

A distanza di molti secoli, il 23 giugno del 2011, nella città della Norvegia, Vardo, è stato inaugurato un memoriale dedicato alle decine di uomini e donne ingiustamente messe al rogo per stregoneria in quella cittadina dell’estremo nord. Tra il 1598 ed il 1692, 135 persone sono state accusate di stregoneria, comprese ragazzine di età inferiore ai 12 anni, 91 delle quali sono state messe a morte a Vardo e nei dintorni, secondo cifre fornite dagli storici, che fanno della regione il luogo simbolo della caccia alle streghe. Opera dell’archietto svizzero Peter Zumthor, il memoriale è una lungo corridoio rivestito con fogli contenenti informazioni sulle 77 donne ed i 14 uomini condannati a morte per eresia o collusione con il diavolo. In una tenda vicina, l’artista americana Louise Bourgeois ha progettato una sedia sul luogo dove probabilmente venivano messi al rogo gli eretici. 

Ma se state pensando che la Scandinavia ha una cultura diversa dalla nostra e un rispetto del ruolo femminile nella società che noi non non riusciamo nemmeno a sognare, e se ci proviamo, interviene addirittura il Presidente della Repubblica a nominare 10 saggi tutti di sesso maschile, in Italia, precisamente a Triora, paese in provincia di Imperia, dove nei secoli trascorsi la follia omicida dei cacciatori di streghe raggiunse il suo apice, è stato eretto un monumento in ricordo delle donne torturate e condannate a morte. In realtà a Triora hanno fatto ancora di più che rendere omaggio alla memoria: le streghe, nella commistione tra realtà e leggenda, sono diventate un attrattore turistico: c’è una casa delle streghe, un museo etnografico, visite delle carceri nel Fortino di San Dalmazio e, come vi dicevamo, il monumento alla strega.

A Benevento, conosciuta, lo ripetiamo, come la città delle streghe, non c’è nulla di tutto questo. Sembra che non interessi né la commemorazione delle donne morte sui roghi, né la possibilità di “sfruttare” la fama di città magica per attrarre turisti. Sembra che lo spirito papalino di bruciare testimonianze e strappare ricordi dalla memoria, prevalga su tutto.

Benevento non è un paese per donne, non c’è spazio per il gentil sesso per esempio alla guida delle municipalizzate, delle istituzioni politiche ed economiche, e nella nuova giunta di Palazzo Mosti c’è solo uno scranno per un assessore donna. “Sindaco perchè non si è ampliata la presenza femminile in Giunta?” abbiamo chiesto a Fausto Pepe durante la presentazione ufficiale della nuova squadra di governo. “E’ andata così”, ci ha risposto.

Ma, forse cosa più grave, nella città di Benevento non c’è spazio nemmeno per la memoria collettiva. Se è rosa.

Erika Farese

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