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Scuola

Scuola: proclamato lo stato di agitazione fino al 24 novembre

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Dopo le grandi mobilitazioni della settimana scorsa è stato di agitazione permanente fino a sabato 24 novembre, giornata di sciopero generale di tutto il mondo della scuola a Roma.

Le motivazioni racchiuse in una nota del Collettivo autonomo studentesco e universitario in cui si legge: “Centinaia di studenti hanno attraversato le strade cittadine nella giornata di sciopero generale europeo, che ha visto coinvolti l’Italia, oltre a tutta la Spagna, il Portogallo e la Grecia.

Quel “Riappropriarsi” di uno sciopero, non limitandosi allo sterile presidio, ha dato vita a pratiche del comune conflittuali con il quale parlare alla città e mostrare alcune delle tante misure di austerità che subiamo nella nostra quotidianità.

Non sono favole ideologizzate quelle che ognuno di noi vive sulla propria pelle: i tagli al welfare, la precarizzazione del mercato del lavoro, la riduzione del potere d’acquisto dei salari, l’aumento dei costi delle bollette e dei servizi pubblici, gli ingenti tagli al mondo dell’istruzione, sono solo alcuni dei tanti esempi che stanno scatenando la voglia di cambiamento in tutta Europa, Italia compresa.

Se siamo scesi nelle strade della nostra città, – proseguono gli studenti – lo abbiamo fatto per respirare assieme a tanti altri un’aria diversa, sana e genuina, come solo il riprendersi la propria vita e cercare di conquistarsi un futuro più degno può fare.

Nonostante il boicottaggio di alcuni dirigenti scolastici che ancora mandano la Digos nelle nostre scuole allo scopo di intimidire gli studenti, nonostante la volontà remissiva della CIGL di chiudersi a Palazzo Paolo V, la mobilitazione degli studenti continua ad essere partecipata e determinata.

In questi giorni – aggiungono – abbiamo occupato le strade della città sanzionando quei simboli che oggi rappresentano al meglio gli attacchi al welfare e ai diritti: banche, palazzi istituzionali e luoghi di lavoro dove vige un sistema fatto di minacce e ricatti.

Certamente non ci fermeremo qui, perchè il 14 novembre è stata solo una tappa per rimetterci in viaggio tutti assieme, da tutta Europa, verso il cammino possibile del cambiamento, verso l’Europa sociale dei diritti.

Costruiamola assieme e dal basso, giorno dopo giorno, passo dopo passo, occupando spazi, case, scuole e riprendendoci quel reddito e quel welfare che altrimenti i potenti tengono tutto per loro.

La mobilitazione continua – concludono – e chiediamo ancora una volta a docenti, lavoratori, genitori, precari, cittadini di unirsi a noi nella battaglia decisiva per riscrivere il nostro futuro e di evitare in ogni modo il nostro isolamento”.

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