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CRONACA

Benevento, il Sannio e l’emergenza meteo: ora ci sono i costi da coprire…

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I costi dell’emergenza meteo di questi ultimi giorni sono stati oggetto di una serie di discussioni tecniche, in Prefettura a Benevento con interlocutore l’assessore regionale Eduardo Cosenza, ma anche nei vari tavoli di crisi istituzionali imbanditi fra comune e Provincia. Molto si è discettato anche sugli stati di emergenza e sulla tipologia degli stessi: valicata la linea A – competenza territoriale del sindaco –, siamo allo stato alla linea B, emergenza a carattere regionale. Ma l’auspicio è (era) il terzo step, il tipo C, l’emergenza a carattere nazionale, alla quale comunque si sarebbe giunti solo dopo l’applicazione di specifiche competenze legislative in capo alla Regione Campania, prima fra tutte l’aumento de le imposte a carattere regionale appunto ricadente in capo a palazzo S. Lucia. Il costo dell’emergenza, dunque, per volere di una disposizione legislativa che ha la paternità nel governo Berlusconi, transitava dapprima per le tasche dei contribuenti stessi oggetto delle calamità. Una ‘tassa sulle disgrazie’, come è stata efficacemente definita.

Siamo dunque al tipo B, ma…
“Le spese fino ad oggi sostenute per l’emergenza neve, come i 500mila euro stanziati negli scorsi giorni dalla Regione, necessari per comprare sale e noleggiare mezzi, molto probabilmente, assicura Cosenza, saranno a carico dello Stato centrale”, si legge in una delle tante note diffuse alla stampa nell’ultimo periodo. Ed il centrodestra è bravo a far quadrato: “Ricordo che sin dalla settimana scorsa la Giunta Regionale, su proposta dell’assessore Cosenza, aveva deliberato lo stato di calamità ed uno stanziamento per le prime emergenze di 500mila euro, ieri l’impegno dell’assessore regionale alla Protezione Civile, da Benevento, di lavorare per far di rientrare nella copertura finanziaria nazionale le spese sostenute dai comuni per affrontare l’emergenza", parole e musica del presidente della Commissione regionale Ambiente, Luca Colasanto, pure del Pdl.

Il gelo è sceso ieri, quando così fra le righe dell’ennesimo comunicato stampa si staglia un “….accanto a ciò, occorre adesso mettere in piedi le procedure per la gestione di uscita dall’emergenza causata dal maltempo per la quale però non si potrà contare su risorse finanziarie di ordine nazionale”. Preceduto dal dato che “il Commissario Straordinario della Protezione Civile, Prefetto Franco Gabrielli, ha comunicato che, con la mezzanotte del 13 febbraio, cessa la copertura economica riferita al nolo mezzi ed attrezzature di proprietà privata”, ovvero il problema dell’emergenza neve quanto alla pulizia delle strade (o attività similari) “finirà dunque per ricadere, per ciò che attiene ai costi, da ora in poi direttamente sugli enti locali, non dovessero essere riusciti a completare prima della nottata appena trascorsa (e nemmeno tutta…) il complesso di interventi messi in campo per affrontare prima e portare verso la normalità poi le comunità amministrate” Elemento che suscita la composta reazione del primo cittadino di Avellino Galasso (“…alla luce dei tagli e dei limiti economici imposti, è davvero difficile pensare di poter restituire la città pulita agli avellinesi in tempi brevi”) e quella più sanguigna del segretario provinciale della Cgil irpina, Petruzziello ("La fine dell’emergenza, dichiarata a tavolino e senza alcuna cognizione di causa delle condizioni in cui versano decine di comuni irpini, come anche quelli della provincia di Benevento, dimostra ancora una volta la considerazione della Regione nei confronti delle zone interne della Campania".) e naturalmente un attonito silenzio da parte delle istituzioni sannite.

Che in verità proprio poco non hanno speso: “Fino a questo momento la Provincia di Benevento, con più di 60 mezzi dislocati nel Sannio, ha speso oltre 1 milione e 200 mila euro. Quasi il doppio dei 700 mila euro di fondi già stanziati per le criticità neve che ogni anno si registrano nel Fortone e nell’Alto Tammaro”, ha dichiarato in una circostanza il presidente della Rocca, Cimitile, mentre nello stesso solco economico non si hanno notizie certe da palazzo Mosti, che ha taciuto sul tema. Ma la musica non dovrebbe cambiare affatto: uno sforamento, imprevisto, delle linee di bilancio.

Insomma, niente esercito, perché le unità di crisi delle varie prefetture delle cinque province campane non hanno sentito la necessità di coinvolgerlo; niente stato di calamità naturale nazionale, perché la Regione ha ritenuto di poter essere autosufficiente; niente accesso al Fondo Nazionale di Protezione Civile, perché questo avrebbe avuto il significato dapprima di una spremitura fiscale (aumento delle addizionali e dell’accise sui carburanti) dei cittadini della regione. I costi dell’emergenza meteo, insomma, restano un affare di famiglia: se ricadenti, dopo la lettera di Gabrielli, sulle istituzioni locali almeno per quanto riguarda alcuni aspetti, non è possibile non ricadano sulla platea stessa dei contribuenti locali attraverso esborsi di altro genere – o limitazioni di servizi – per mettere in pari la bilancia; se ricadenti nelle responsabilità della Regione, ebbene… niente di diverso: la cifra stanziata (i 500000 euro magnificati da Colasanto) non copre neppure la spesa della sola Provincia di Benevento, a quanto da lei stessa dichiarata, e bisognerà anche qui raschiare il barile delle pieghe di un bilancio che ovviamente delle emergenze non ha affatto tenuto conto.

Ma al di là delle righe vergate dagli addetti stampa e della mobilità costante dell’assessore Cosenza, è proprio sulla Regione, che ha insistito (magari anche giustamente) sull’autarchia della gestione dell’emergenza, che ricade la responsabilità maggiore nel reperire risorse che non pesino sui rendiconti economici degli enti locali già tartassati dalle leggi targate Berlusconi. E la somma di 500000 euro, finora, si rivela per quella che è: una mancia. Saprà la politica dei territori colpiti esercitare una funzione di stimolo, controllo e indirizzo nei confronti del governo Caldoro?

Ah, saperlo saperlo…

 

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