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POLITICA

‘Il 13 aprile liberato il senso di verità e giustizia’

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“Il disastro finanziario che l’amministrazione Pepe ha provocato è conseguenza di una gestione dissoluta e disinvolta. Data e provenienza dei debiti costituiscono solo un aspetto marginale, rispetto alla piena consapevolezza della esistenza di una massa debitoria portata da sentenze già definitive nel corso del 2008”: così scrive in una nota Nicola Boccalone, ex consigliere comunale di TèL.
“Conoscenza e consapevolezza che imponevano sicuramente il rispetto delle regole fondamentali sul piano finanziario per salvaguardare il livello minimo di legalita’ connesso al rispetto e mantenimento degli equilibri di bilancio.
Non solo debiti dovuti a sentenze non onorate, ma anche crediti di diversa natura che da tempo hanno perso i requisiti di esigibilità. Una situazione che si è aggravata e che oggi tra residui attivi inconsistenti e debiti latenti è stimabile intorno ai 50.000.000,00.
L’opposizione ha sempre fatto la sua parte a difesa degli interessi collettivi.
L’allarme era stato lanciato da tempo!
Risalgono al 2008 le prime note ufficiali con le quali si denunciava che il mancato rispetto delle regole gius-contabili avrebbero inciso sulla struttura contabile dell’ente, fino a determinare una cronica situazione di squilibrio finanziario.
Dopo aver superato i confini della prudenza, atteggiamento comprensibile ma mai condiviso, i revisori dei conti solo nel 2010 hanno emesso pareri negativi sulla esistenza degli equilibri di bilancio, dandone anche informazione alla Corte dei Conti nel questionario relativo al bilancio preventivo 2010.
Violazioni gravi! Così si sono espressi i revisori dei conti.
Una situazione finanziaria che purtroppo incide notevolmente su tutte le attività che l’amministrazione Pepe ostinatamente ha portato avanti, non curante delle limitazioni previste per i casi di deficit finanziari da tempo evidenti.
Uno stato di illegittimità diffuso che coinvolge buona parte delle attività amministrative, che vanno dalle assunzioni di personale fatte ed in corso fino agli appalti di opere pubbliche, senza sufficienti provviste finanziarie. Per non parlare dello scempio dei soldi dei cittadini di Benevento, fiumi di danaro, buttati al vento per dare contributi ad associazioni e comitati di chiara ispirazione politica.
Centinaia di Consulenze e incarichi professionali che, peraltro, hanno determinato una produzione di atti prossima allo zero assoluto.
Oltre che per difetti progettuali e procedurali, gli appalti in corso del Piu’ Europa devono essere bloccati per mancanza di sufficienti fonti finanziarie. Ed ancora, rimangono ignote le fonti che vedono il comune garantire quattro milioni di euro di cofinanziamento, mentre è tristemente noto a tutti, meno che a Pepe, Lonardo e Lanni, che la raccolta differenziata non avendo superato i minimi di legge non ha consentito di far maturare risorse per dieci milioni di euro poste incautamente a base degli appalti del Più Europa.
Al danno del disastro finanziario si aggiunge poi la beffa di aver subito il massimo della tassazione (tassa rifiuti, Irpef, ici, pubblicità e Tosap) avendo in cambio il minimo della efficienza dei servizi pubblici.
Con le ventuno firme dei consiglieri comunali, il tredici aprile non solo e’ stata spazzata via una classe dirigente che non ha mai meritato di rappresentare le istituzioni, ma anche liberato il senso della verità e della giustizia, che comincia ad emergere senza le presenze oppressive e devianti a Palazzo Mosti”.

 

 

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