ECONOMIA
Ficomirrors, Unimpresa: ‘Non è azienda chi incassa fondi pubblici e poi delocalizza. I lavoratori non si abbandonano’
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“Unimpresa Irpinia Sannio esprime piena e convinta solidarietà ai lavoratori della Ficomirrors di Morcone e alle imprese dell’indotto, travolti da una decisione che mette a rischio il futuro di oltre duecento famiglie del Sannio e dell’Alto Tammaro. La scelta di trasferire la produzione all’estero, in Polonia, arriva dopo quarant’anni di presenza sul territorio. In questo lungo arco di tempo l’azienda ha beneficiato di incentivi, agevolazioni e sostegni pubblici che hanno contribuito a consolidare lo stabilimento e a far crescere attorno ad esso una filiera locale solida, fatta di imprese che hanno investito, assunto e costruito competenze. Tra queste Stamplast srl, partner storico e parte essenziale del ciclo produttivo.
Oggi, mentre una multinazionale decide di spostare le linee fuori dai confini nazionali, a sopportare il peso della scelta sono i lavoratori, le maestranze e le aziende locali che per decenni hanno garantito qualità e continuità. Non è soltanto la vicenda di uno stabilimento. È il segno di un modello in cui i benefici si concentrano in alto e i costi ricadono in basso, sul territorio che ha ospitato l’impresa, l’ha sostenuta e ne ha accompagnato la crescita.
Per un’area interna come l’Alto Tammaro, uno stabilimento di queste dimensioni non è un’attività tra le altre. È un presidio economico e sociale. Dà lavoro stabile in comunità dove le alternative sono poche, sostiene la domanda di servizi, trattiene giovani e competenze che altrimenti partirebbero, alimenta una rete di fornitori che vive della sua continuità. Quando un presidio simile viene meno, l’effetto non si esaurisce nei posti di lavoro diretti. Si propaga all’indotto, ai consumi delle famiglie, al commercio di prossimità, alla tenuta demografica dei piccoli comuni. È la dinamica che Unimpresa Irpinia Sannio denuncia da tempo, quella di una rarefazione progressiva che svuota le aree interne un tassello alla volta.
Per questo la vicenda Ficomirrors non può essere trattata come una crisi aziendale da gestire con i soli strumenti ordinari. Riguarda l’idea stessa di sviluppo che si vuole perseguire. Un territorio che ha offerto spazi, manodopera qualificata, infrastrutture e sostegno pubblico ha il diritto di pretendere reciprocità.
Netto il giudizio di Antonio Ciccarella, presidente della Federazione Piccola Industria di Unimpresa Irpinia Sannio: “Non possiamo più accettare che milioni di euro pubblici finiscano a chi delocalizza appena conviene. La storia della Ficomirrors è chiara. Il territorio ha dato tutto, l’azienda ha ricevuto sostegni e opportunità e ora decide di andare via. Questo non è sviluppo, è un tradimento verso i lavoratori e verso comunità che hanno costruito valore per decenni”.
Ciccarella richiama poi l’attenzione sul ruolo, spesso trascurato, delle imprese della filiera. “Le imprese dell’indotto non possono essere ignorate. Stamplast e le altre aziende hanno retto il sistema per quarant’anni, ed escluderle dai tavoli di crisi significa non capire che cosa tiene davvero in piedi un territorio. Chiediamo alle istituzioni di intervenire subito, di ascoltare l’indotto e di verificare come siano stati utilizzati gli aiuti pubblici ricevuti negli anni”.
Il punto, sottolinea Unimpresa, è di principio prima ancora che di opportunità. Il sostegno pubblico alle imprese è legittimo e necessario quando serve a generare occupazione, investimenti e crescita duratura. Perde la propria ragion d’essere quando diventa un’opportunità da sfruttare finché conviene, per poi essere lasciata alle spalle insieme ai lavoratori. Un incentivo non è un regalo. È un patto, e come ogni patto prevede doveri per chi lo sottoscrive. Unimpresa Irpinia Sannio si rivolge alla Regione Campania, al Mimit, alla Prefettura di Benevento e ai sindaci dell’Alto Tammaro con richieste precise.
Prima di tutto l’ingresso immediato dell’indotto nei tavoli di crisi. Le aziende della filiera sono parte del problema e devono essere parte della soluzione, perché sono esposte al rischio di perdere commesse, liquidità e occupazione senza avere alcuna voce nel confronto. In secondo luogo una verifica puntuale sull’utilizzo degli incentivi pubblici ricevuti dall’azienda nel corso degli anni, per accertare quali obblighi occupazionali e produttivi fossero collegati a quei sostegni e se siano stati rispettati.
Poi impegni vincolanti sulla continuità produttiva, che offrano ai lavoratori garanzie reali e non dichiarazioni di intenti, con tempi, tutele e responsabilità chiari. Infine un sostegno concreto alle imprese locali che assicurano occupazione stabile e radicamento, così che il territorio non resti privo di alternative e possa costruire, anche a partire da questa crisi, nuove opportunità di impresa e di lavoro.
Unimpresa Irpinia Sannio ritiene che la vicenda debba spingere le istituzioni a una riflessione di fondo sul rapporto tra risorse pubbliche e responsabilità d’impresa, a partire dalla necessità di prevedere condizioni chiare e verificabili per chi riceve incentivi. Servono controlli effettivi, un monitoraggio costante degli impegni assunti e strumenti adeguati a tutelare lavoratori e filiere quando le promesse vengono meno. Senza questi presìdi il rischio è che il denaro dei cittadini finisca per finanziare processi che impoveriscono proprio le comunità che dovrebbero beneficiarne.
I territori interni non sono sacrificabili. Hanno già pagato più di altri il prezzo dello spopolamento, della rarefazione dei servizi e della distanza dai centri decisionali. Non possono essere chiamati a pagare anche questo. Unimpresa Irpinia Sannio resta al fianco dei lavoratori e delle imprese dell’indotto e continuerà a seguire la vicenda in ogni sede. I lavoratori non si lasciano soli”.



