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CULTURA

Benevento Social Film Festival, il cinema che racconta il coraggio: ecco tutti i vincitori e vincitrice della XVIII edizione

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Ci sono eroi che salvano vite, altri che sfidano i pregiudizi, altri ancora che trovano la forza di ricominciare quando tutto sembra perduto. Sono gli eroi senza mantello raccontati dalla XVIII edizione del Benevento Social Film Festival ArTelesia, che chiude cinque giornate dedicate al cinema, ai giovani e alle grandi questioni del nostro tempo, celebrando le opere vincitrici del concorso internazionale.

Un’edizione che ha scelto proprio “Eroi” come tema conduttore, portando sullo schermo storie di coraggio quotidiano, inclusione, libertà, memoria e trasformazione sociale. Un percorso attraversato da linguaggi cinematografici differenti, in cui il cinema si è fatto occasione di incontro e riflessione, senza rinunciare alla forza delle emozioni.

Tra i riconoscimenti principali, il premio per il miglior cortometraggio della sezione DivAbili è andato a Zona Cesarini di Maryam Rahimi, la storia di una madre sorda che si trova davanti a una situazione drammatica e decide di intervenire per salvare la vita di un giovane. Un racconto che ribalta gli stereotipi sulla disabilità, restituendo alla protagonista la capacità di agire e di cambiare il destino di un’altra persona.

Nella sezione Filmmaker Cortometraggi, a conquistare il premio è stato L’interrogatorio di Elena Coletta, un intenso confronto psicologico che mette in scena il rapporto tra verità, potere e manipolazione, mentre il Premio Giambattista Assanti, dedicato alla memoria del regista e destinato ai giovani talenti emergenti, è stato assegnato a Volevo essere un diamante di Gould di Biagio Celotto, un’opera che esplora i silenzi familiari, le fragilità emotive e la difficoltà di comunicare ciò che più profondamente ci appartiene.

Miglior lungometraggio della sezione Filmmaker è Un anno a Londra di Flaminia Graziadei, che racconta il percorso di una giovane donna partita dal Sud Italia per inseguire il proprio talento nella sartoria e costretta a confrontarsi con un evento traumatico che cambia profondamente la sua vita. Un’opera che ha ottenuto anche un secondo riconoscimento, quello per la migliore attrice protagonista, assegnato a Nina Pons.

Lo sguardo internazionale del Festival ha trovato espressione nel premio al miglior cortometraggio straniero, conquistato da Al Fresco di Ignacio Rodó. Attraverso il linguaggio surreale, il regista affronta una delle grandi emergenze sociali delle città contemporanee: la crisi abitativa, il sovraffollamento e la difficoltà, soprattutto per i giovani, di trovare una casa.

Il Premio Drinkorto 2026 è stato assegnato a L’ospite di Alberto De Grandis, nell’ambito dell’iniziativa che avvicina il pubblico al cortometraggio attraverso incontri informali e momenti di confronto, mentre due menzioni speciali sono state conferite a Cenere al vento di Antonello Picciano e a Iva Inclusa di Marianna Sartore e Mariella Rotondaro.

Particolarmente significativa la sezione School and University, che affida agli studenti il ruolo di giurati, rendendoli protagonisti attivi dell’esperienza cinematografica.

Per la scuola primaria e secondaria di primo grado, il riconoscimento è andato a pari merito a Jolanta di Geraldine Ottier, dedicato alla figura di Irena Sendler, che durante l’occupazione nazista della Polonia contribuì a salvare migliaia di bambini ebrei dal ghetto di Varsavia e a Un filo lunghissimo, quasi infinito di Beatrice Campagna.

Gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado hanno invece premiato Antonino di Angelo Campolo, una storia ispirata a esperienze reali che racconta il teatro come opportunità di cambiamento per adolescenti sottoposti a percorsi giudiziari. Un film che pone al centro la possibilità di riscrivere il proprio futuro, anche quando sembra già segnato.

Il Premio Cortincarcere, assegnato dalla giuria composta da persone detenute nella Casa Circondariale di Benevento, è stato attribuito a As the Sea di Andrea Corazza, delicato racconto d’amore tra due persone con disabilità. Il Premio Antinoo Movie, promosso dal Comitato Arcigay Antinoo di Napoli, è andato invece a Embrasse-moi di Hristo Todorov, un cortometraggio che esplora le relazioni umane, l’identità e le aspettative sociali.

Nel corso delle premiazioni, il Festival ha inoltre conferito riconoscimenti speciali agli attori Antonio Catania, presidente della giuria, e Lino D’Angiò, attore e autore teatrale e televisivo.

A tracciare un bilancio della diciottesima edizione è Francesco Tomasiello, ideatore del Benevento Social Film Festival ArTelesia:

«Diciotto edizioni rappresentano molto più della storia di una manifestazione cinematografica. Sono diciotto anni di incontri, di ragazzi che hanno scoperto attraverso il cinema storie e realtà lontane dalla propria esperienza, di scuole che hanno scelto di condividere con noi un percorso educativo e culturale. Credo che il nostro traguardo più importante sia proprio questo: aver avvicinato migliaia di giovani a un cinema che insegna a guardare oltre le apparenze, a riconoscere le fragilità degli altri e a interrogarsi sul mondo. Il cinema sociale non pretende di offrire soluzioni, ma può contribuire a formare coscienze più attente. Ed è da qui che vogliamo continuare a costruire il futuro del Festival».

Una visione condivisa da Antonio Di Fede, direttore artistico del Benevento Social Film Festival ArTelesia, che sottolinea il valore delle opere selezionate e il significato del tema scelto per questa edizione:

«Abbiamo voluto raccontare gli eroi del nostro tempo, liberandoli dall’immaginario della straordinarietà. I film presentati ci dimostrano che il coraggio può avere il volto di una madre, di un ragazzo che cerca una seconda possibilità, di una persona che difende la propria identità o di chi sceglie di aiutare gli altri. Gli eroi di oggi sono persone comuni che trovano il coraggio di cambiare le cose. La ricchezza di questa edizione sta nella diversità degli sguardi e nella capacità dei registi di affrontare temi complessi con sensibilità e originalità. Ma soprattutto nella risposta dei giovani, che attraverso queste storie hanno dimostrato quanto il cinema sappia ancora parlare alle nuove generazioni».

Cinque giornate nelle quali Benevento ha accolto protagonisti del cinema, registi, attori, autori e studenti, tra proiezioni, incontri e momenti di confronto. Dalle riflessioni sul linguaggio cinematografico alle questioni legate alla guerra, dall’inclusione alle sfide delle nuove generazioni, il Festival ha riaffermato la propria vocazione a intrecciare cultura cinematografica ed esperienza sociale.

Un Festival che chiude il sipario sulle premiazioni, ma lascia aperte le domande. Perché il cinema sociale trova il proprio significato più profondo non soltanto nelle storie che porta sullo schermo, ma anche in ciò che quelle storie continuano a suscitare negli spettatori, soprattutto nei più giovani.

E forse è proprio questa l’immagine che meglio racconta la XVIII edizione del Benevento Social Film Festival ArTelesia: gli eroi non sono soltanto quelli che ammiriamo al cinema, ma anche quelli che impariamo a riconoscere nella vita di ogni giorno.

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