CULTURA
Addio ad Antonio Mastronunzio, l’artista che aveva fatto di Benevento la sua tela
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’arte beneventana perde una delle sue figure più riconoscibili e amate. È morto Antonio Mastronunzio Fallarino, pittore e scultore che per decenni ha attraversato la scena artistica sannita con uno stile personale, istintivo e profondamente legato alla sua terra. Un artista schivo, lontano dalle luci della ribalta, ma capace di lasciare una traccia profonda nella città e nella memoria di quanti lo hanno conosciuto.
Nato a Benevento il 29 febbraio 1956, Mastronunzio aveva studiato al Liceo Artistico cittadino e successivamente alle Accademie di Belle Arti di Firenze e Napoli. Fu soprattutto l’esperienza fiorentina a segnare la sua formazione, alimentando quella fascinazione per i grandi maestri del Quattrocento che sarebbe rimasta una costante della sua ricerca.
Poi il ritorno a Benevento, la città che sarebbe diventata il centro del suo universo umano e creativo. Pittura, disegno e scultura furono gli strumenti attraverso i quali Mastronunzio raccontò il territorio, le persone, la memoria e le suggestioni della sua terra. Nei suoi lavori comparivano volti, figure, paesaggi e scorci capaci di restituire un’immagine intima e talvolta ruvida del Sannio.
Dagli anni Settanta in avanti le sue opere furono presentate in numerose rassegne e personali. Benevento, Firenze, Napoli, Torino, Bologna, Caserta, Viareggio, Forte dei Marmi e Pietrasanta furono alcune delle città che ospitarono la sua produzione. La sua ricerca arrivò anche oltre i confini italiani, con una presenza alla Galerie Jesse di Bielefeld, in Germania.
Nel 1995, a Cà La Ghironda, nel Bolognese, venne realizzata un’esposizione permanente con 90 sue sculture in pietra leccese e bronzo. Un riconoscimento importante per un artista che, nonostante una produzione intensa e una presenza significativa nel panorama nazionale, aveva sempre mantenuto un rapporto quasi appartato con il mondo dell’arte.
Era, infatti, soprattutto il rapporto con le persone e con la sua città a interessarlo. Mastronunzio non aveva mai inseguito il mercato come fine ultimo della propria attività. Molte delle sue opere furono donate ad amici, conoscenti, cittadini e istituzioni. Una scelta che ha fatto sì che la sua produzione si disseminasse nel tessuto stesso di Benevento, entrando nelle case e nei luoghi della quotidianità.
Tra le opere donate alla città e alle istituzioni figura anche una tela a olio raffigurante la Virgo Fidelis, patrona dell’Arma dei Carabinieri, donata nel 2016 al Comando provinciale dell’Arma. Un suo Totem in pietra è entrato invece nelle collezioni del Museo del Sannio, in un percorso dedicato all’arte contemporanea accanto a opere di Antonio Del Donno e Mimmo Paladino.
Al Musa è custodita inoltre la grande opera “Le Streghe”, mentre altre sue creazioni hanno trovato spazio anche in ambienti dell’ospedale cittadino. Frammenti di un percorso artistico che oggi assumono un valore ancora più forte: quello di una presenza che continuerà a vivere attraverso le opere disseminate in città.
Il suo studio, ai “Giardini Mastronunzio” in contrada Santa Clementina, era molto più di una semplice bottega. Era il luogo nel quale l’artista lavorava, sperimentava e custodiva il proprio mondo. Un luogo che nell’ottobre del 2015 fu duramente colpito dall’alluvione che devastò Benevento. L’acqua invase lo studio, distruggendo o danneggiando parte delle opere che Mastronunzio aveva realizzato e raccolto nel corso degli anni.
Anche il cinema si era interessato alla sua figura. Nel 1994 Mario Martone gli dedicò il cortometraggio-documentario Antonio Mastronunzio pittore sannita, concentrato sul rapporto dell’artista con Benevento e sulla sua dimensione creativa, appartata e personale.
Negli ultimi anni le sue condizioni di salute avevano progressivamente limitato l’attività. Ma il suo nome era rimasto legato a una stagione importante dell’arte contemporanea beneventana, a una ricerca incessante che lo aveva portato a confrontarsi con linguaggi differenti senza mai spezzare il filo con la propria terra.
Mastronunzio lascia così una sorta di mostra diffusa della propria opera. Non soltanto nei musei e nelle esposizioni, ma nelle case di tanti beneventani, negli spazi pubblici, nelle istituzioni e nei luoghi che aveva scelto di arricchire con le sue opere.
È forse questo il modo più autentico per raccontare oggi la sua eredità: non attraverso il clamore, che non gli apparteneva, ma attraverso le tante tracce concrete lasciate nella sua città.
Benevento saluta un artista che aveva scelto di restarle accanto, trasformando la propria terra in materia, memoria e colore. Antonio Mastronunzio se ne va, ma una parte della sua storia continuerà a essere visibile ogni giorno, nei luoghi e nelle case di quella città che aveva fatto, a modo suo, diventare la sua tela.




