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Benevento, il fisco ed i controlli: ritorno alla normalità

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Un fine settimana (fiscalmente) da ricordare quello appena passato, per la città di Benevento e la sua provincia. Venerdì la conferenza stampa del Comando provinciale della Guardia di Finanza, che illustra i dati dell’attività ascrivibile al 2011, caratterizzata da una lotta all’evasione fiscale nutrita di grandi numeri, mentre già è a conoscenza – in pratica – del blitz che è in corso presso esercizi commerciali e, nella nottata successiva, nei locali della cosiddetta ‘movida’, non solo nel Sannio ma nell’intera regione. Sabato la discesa in campo, nella prima persona dei suoi dipendenti, dell’Agenzia delle Entrate, coadiuvata sempre dalla GdF, e con l’ausilio, per le parti di competenza, di Inps e Siae.
Una stretta senza precedenti, insomma. Un’immagine di efficacia d’alto impatto. Probabilmente un favore popolare indistinto e senza critiche.
Guardia di Finanza ed Agenzia delle Entrate, anche in queste circostanze evidenziate con maggior riflesso dagli organi di informazione, hanno – semplicemente – adempiuto ad un compito istituzionale. E se non valgono oggi, né varranno mai in futuro valutazioni su eventuali accanimenti contro specifiche fasce anche a fronte di ‘visite’ più o meno costanti, perché certi doveri (essere onesti, in pratica) oltre ad essere tali sono sanciti dal dettato costituzionale, un dubbio – magari minimo – non può non insinuarsi come un tarlo nelle modalità di interpretazione del cittadino comune, ora ‘bombardato’ da queste maxi-operazioni di contrasto all’evasione fiscale: da quando in qua, con questa frequenza?
E si giunge alla classica scoperta dell’acqua calda. Il dovere del controllo, ed a monte quello del rispetto, è tale oggi come tale era un anno fa. Eppure, si domanda sempre il cittadino comune, un anno fa (diverso il governo) null’altro c’era di diverso, se non che notizie di tal genere non erano affatto pane per i denti dei cronisti.
Cosa è cambiato, allora, in 12 mesi? Banalmente, si risponderà, la ‘volontà politica’. Come se adempiere al proprio dovere sia una diretta dipendenza dell’uzzolo di un indirizzo di governo. Quindi, se è vero che il rispetto delle regole è fondamento di una società plurale e davvero democratica, è altrettanto vero che il disinteresse (…comprensibile) sul rispetto delle regole – roba di ieri per fortuna -, aveva permeato così in profondità la società civile da essere considerato, quando esercitato, un sopruso invece che l’esercizio di un ‘normale’ diritto.
Di qui il difetto di credibilità dinanzi al comune cittadino. Oltre e più dei blitz del fine settimana, insomma, sarà il ricucire i rapporti con la società e soprattutto il favorire la linearità e la costanza dei comportamenti il compito, importante, che spetta a questi enti. Che devono scrollarsi di dosso i dubbi su acquiescenza, subalternità, ‘servilismo istituzionale’… – la si chiami come si vuole questa funzione. Che talora è apparsa derivata, priva di autonomia e non, magari (visti i tempi), “tecnica” come si vorrebbe.