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ECONOMIA

Basile (Ance): “Guerre e rincari minacciano i cantieri. L’Italia difenda il suo piano industriale”

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“Le tensioni geopolitiche internazionali stanno entrando con forza nell’economia europea. Le nuove instabilità nell’area del Golfo e del Medio Oriente, unite ai conflitti già in corso negli ultimi anni, stanno producendo effetti concreti sui mercati energetici, sulle rotte commerciali e sulle catene globali di approvvigionamento. Quando si parla di crisi internazionali si tende spesso a considerarle fenomeni lontani. In realtà le loro conseguenze arrivano molto rapidamente nell’economia reale, e uno dei settori che ne risente per primo è quello delle costruzioni”. A dirlo è Flavian Basile, presidente di Ance Benevento. 

“Acciaio, bitume, cemento, componenti metallici, energia e trasporti sono tutti fattori direttamente influenzati dall’andamento dei mercati internazionali, dove le tensioni stanno generando nuove oscillazioni nei prezzi delle materie prime e dell’energia, con effetti immediati sui costi dei cantieri.

Questo scenario  – prosegue Basile – si inserisce in un momento particolarmente delicato per l’Italia, impegnata nella realizzazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il più grande programma di investimenti pubblici degli ultimi decenni. Il PNRR mobilita oltre 194 miliardi di euro di risorse europee, una quota significativa delle quali è destinata proprio alla realizzazione di infrastrutture: ferrovie, strade, metropolitane, rigenerazione urbana, infrastrutture energetiche e logistiche. Non si tratta soltanto di un piano di spesa pubblica, ma di un vero e proprio piano industriale per la modernizzazione del Paese.

Il settore delle costruzioni sta sostenendo uno sforzo straordinario per rendere possibile questa trasformazione, con migliaia di cantieri aperti in tutta Italia e centinaia di opere strategiche entrate nella fase esecutiva. Dietro questi cantieri – aggiunge – c’è una filiera industriale enorme, fatta di imprese di costruzione, società di ingegneria, industrie dei materiali, trasporti, tecnologia e servizi; una rete produttiva che coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori e migliaia di imprese lungo tutta la catena del valore. Tuttavia, questo sforzo si sta realizzando in condizioni molto diverse rispetto a quelle esistenti al momento delle gare. Molti appalti pubblici sono stati aggiudicati in una fase di mercato con prezzi dell’energia e delle materie prime significativamente più bassi.

Oggi le imprese operano in un contesto di forte instabilità, con costi cresciuti in modo rilevante a causa delle crisi internazionali. Se non si interviene con strumenti adeguati di compensazione, il rischio è che le aziende si trovino a sostenere da sole questi oneri economici. Non è una richiesta corporativa, ma il riconoscimento che le infrastrutture sono un interesse strategico nazionale e il settore delle costruzioni rappresenta una colonna portante dell’economia italiana. Per questo motivo – prosegue Basile è necessario rafforzare gli strumenti di tutela già previsti, intervenendo in modo strutturale sul caro materiali e garantendo meccanismi efficaci di riequilibrio economico dei contratti pubblici.

Accanto al tema dei costi esiste una seconda questione decisiva: le tempistiche del PNRR. Le regole europee prevedono il completamento degli interventi entro il 2026, una scadenza ambiziosa che ha avuto il merito di accelerare molti processi amministrativi. Tuttavia, è evidente che un piano di questa dimensione richiede condizioni operative stabili. Diverse analisi istituzionali segnalano che una quota significativa dei progetti rischia di non essere completata nei tempi previsti, soprattutto per la complessità delle procedure autorizzative e le difficoltà legate ai rincari. È necessario aprire, anche a livello europeo, una riflessione pragmatica sulla possibilità di una proroga tecnica dei termini, che consenta di completare le opere senza comprimere la qualità progettuale e l’equilibrio economico delle imprese, difendendo così un investimento strategico.

Le infrastrutture determinano la competitività economica di un Paese e sono la base per attrarre investimenti e creare sviluppo. L’Italia ha l’occasione storica di colmare ritardi infrastrutturali accumulati per decenni, ma per farlo imprese e istituzioni devono lavorare con lo stesso senso di responsabilità. Le aziende hanno già dimostrato grande capacità di adattamento investendo in innovazione e sicurezza; ora serve lo stesso impegno dalle istituzioni. Il PNRR è la più grande occasione di modernizzazione degli ultimi trent’anni e un Paese che vuole crescere non può perdere tempo nel costruire il proprio futuro. Le infrastrutture non sono soltanto opere: sono la struttura portante dell’economia di una nazione”, coclude il presidente dell’associazioni dei costruttori sanniti. 

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