ECONOMIA
L’America’s Cup delle aree interne
Fra poco più di un anno Napoli ospiterà l’America’s Cup, evento globale per eccellenza, che muoverà flussi inimmaginabili di turisti provenienti da ogni angolo del mondo, che richiamerà per mesi l’attenzione del circuito mediatico globale. Quale occasione migliore per raccontare Napoli come la porta di una regione unica al mondo? Quale migliore occasione per provare ad avvicinare l’osso alla polpa, per costruire una offerta nuova e diversificata?
Ascolta la lettura dell'articolo
La scorsa settimana si è tenuta a Milano la BIT, la Borsa Internazionale del Turismo. La Campania, come sempre, era presente con il suo stand. A fare gli onori di casa il neo assessore al Turismo, Enzo Maraio, che ha voluto dedicare grande attenzione alle aree interne, anche, e forse soprattutto, nelle dichiarazioni pubbliche che hanno accompagnato la tre giorni.
Interviste, video e reel per sottolineare il cambio di paradigma che la giunta Fico vuol imporre, per esaltare le specificità dei territori interni, in una logica complementare rispetto alle fasce costiere e alla città di Napoli. Bene, benissimo. Dopo di che, alle buone intenzioni dovrebbero seguire fatti concreti.
Fra poco più di un anno Napoli ospiterà l’America’s Cup, evento globale per eccellenza, che muoverà flussi inimmaginabili di turisti provenienti da ogni angolo del mondo, che richiamerà per mesi l’attenzione del circuito mediatico globale. Un’occasione irripetibile per Napoli, certo, ma forse soprattutto per le nostre aree interne, per raccontare questa Campania, per costruire sinergie volte a valorizzare le specificità di questi territori, per costruire nuovi itinerari, per offrire soluzioni alternative, anche in termini di costi, alle centinaia di migliaia di turisti che arriveranno in Campania, ovvero a Napoli, per il grande evento.
Quale occasione migliore per raccontare Napoli come la porta di una regione unica al mondo? Quale migliore occasione per provare ad avvicinare l’osso alla polpa, per costruire una offerta nuova e diversificata? Basterebbe dirottare anche una percentuale residuale di quei flussi nelle aree interne per innescare il cambiamento necessario in termini di narrazione, per cominciare a riposizionare Irpinia e Sannio sul mercato turistico nazionale ed internazionale, per testare la capacità di questi territori di fare sistema, di ritrovarsi, a partire dalla dimensione istituzionale, lungo una prospettiva comune e condivisa. In altre parole per generale una domanda che ad oggi, semplicemente, non esiste.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di inserire le aree interne negli itinerari legati all’America’s Cup, nei pacchetti che le agenzie proporranno, puntando sugli asset che costituiscono il potenziale turistico delle aree interne. Dunque storia, paesaggi, enogastronomia, tradizioni, autenticità in una visione sistemica che oltrepassi le rigide divisioni dei perimetri amministrativi, che va alimentata nel protagonismo di tutti i soggetti che fanno i territori, comuni, imprese, associazioni, consorzi.
Comunicazione, certo, ma anche servizi. Navette, collegamenti, accessibilità dei luoghi di interesse, coinvolgimento di tutti gli attori che concorrono a comporre l’offerta dei territori. Una sfida ardua ma non impossibile. Una sfida a cui non ci possiamo sottrarre. Il tempo stringe.


