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Asl, il 2026 sarà l’anno delle Case di Comunità. Spinosa: ‘Ridurranno accessi impropri al Pronto Soccorso’
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Il 2026 si profila come un anno decisivo per l’ASL, chiamata a completare una delle trasformazioni più rilevanti della sanità pubblica degli ultimi anni: il rafforzamento dell’assistenza territoriale attraverso le Case e gli Ospedali di Comunità. Un percorso complesso, condiviso con tutti gli enti pubblici, che richiede tempi certi, risorse e un’attenta regia organizzativa.
A margine della giornata nazionale di prevenzione veterinaria, a fare il punto della situazione è il direttore generale, Tiziana Spinosa, che traccia un quadro nel complesso positivo sullo stato di avanzamento dei lavori. «Siamo a un buon punto – spiega –. Chiaramente il nostro punto più delicato resta quello legato alle imprese impegnate nei cantieri, ma abbiamo attivato un monitoraggio molto attento».
La prima struttura ad aprire sarà la Casa di Comunità Spoke di Sant’Agata de’ Goti, seguita da un vero e proprio continuum di aperture. «Sono già pronte – prosegue Spinosa – le Case di Comunità di Montesarchio, Pietrelcina, Cerreto Sannita e San Bartolomeo in Galdo. Stiamo seguendo passo dopo passo tutte le fasi, con il coinvolgimento costante del servizio tecnico, dell’ufficio tecnico e dei direttori di distretto».
La scadenza fissata resta quella del 30 giugno, termine ultimo entro il quale l’azienda sanitaria locale auspica di rientrare pienamente. «I fattori esterni, come le tempistiche delle ditte e delle imprese edili, non dipendono direttamente da noi – chiarisce la direttrice generale – ma il controllo è serrato e l’impegno massimo».
Parallelamente ai lavori strutturali, procede anche la riorganizzazione dei servizi. Le Centrali Operative Territoriali dedicate alle dimissioni protette sono già pronte e i distretti sanitari sono impegnati nel trasferimento graduale delle attività all’interno delle nuove Case di Comunità. «Sarà un anno che ci vedrà molto impegnati – sottolinea Spinosa –, ma anche capace di restituire buoni risultati».
Sul fronte del personale, il direttore generale rassicura: «Il personale è a disposizione. Molte attività sono già erogate oggi, ma verranno organizzate in modo diverso all’interno delle Case di Comunità. Inoltre la Regione si è impegnata a colmare eventuali carenze, rendendo il servizio ancora più efficace».
Uno degli obiettivi centrali del 2026 sarà la risposta all’emergenza territoriale e alla pressione sui Pronto Soccorso degli ospedali. In questo senso, le Case di Comunità rappresentano uno strumento fondamentale. «Aiuteranno moltissimo – conclude Spinosa – perché lavoreremo sulla presa in carico del paziente cronico, attuando il Piano Nazionale della Cronicità. Governare il percorso di cura significa tutelare lo stato di salute del cittadino e fare in modo che non si senta abbandonato. È anche così che si riducono gli accessi impropri al Pronto Soccorso». Una sfida complessa, dunque, ma anche un’opportunità strategica per ridisegnare la sanità territoriale e renderla più vicina ai bisogni reali della popolazione.



