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ECONOMIA

Sannio, tra dieci anni oltre 20mila abitanti in meno in età lavorativa

Tra le province più colpite d’Italia, Benevento è ottava per calo della popolazione attiva. In Campania fa peggio solo l'Irpinia: natalità bassa e fuga dei giovani accelerano la crisi demografica.

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Tra il 2025 e il 2035, la provincia di Benevento rischia di perdere quasi un abitante su sei in età lavorativa. Un fenomeno tutt’altro che inatteso, di cui si parla da anni, ma che oggi trova conferma in numeri allarmanti: secondo uno studio dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre su dati Istat, nel Sannio la popolazione potenzialmente attiva (15-64 anni) passerà da 165.164 a 141.197 unità, con un calo netto di 23.967 persone, pari al 14,5%.

Un dato che colloca Benevento all’ottavo posto nella classifica nazionale delle province con il calo percentuale più marcato. Ma non è un caso isolato: l’intera dorsale interna della Campania si conferma tra le più penalizzate del Paese. L’Irpinia, infatti, fa addirittura peggio: è settima a livello nazionale, con una contrazione stimata di 37.932 in età lavorativa (da 253.632 a 215.700, -15%).

A livello nazionale, il quadro resta comunque preoccupante: nei prossimi dieci anni l’Italia vedrà ridursi la sua forza lavoro complessiva di quasi 3 milioni di persone, con un calo medio del 7,8%). Ma il fenomeno è più grave nel Mezzogiorno e in particolare nelle aree interne, dove alla denatalità strutturale si somma la costante emigrazione dei giovani verso il Nord o l’estero.

Le conseguenze rischiano di essere pesanti. Il report della CGIA sottolinea come una ridotta presenza di under 30, combinata a un’elevata incidenza di over 65, possa produrre un impatto negativo su interi comparti dell’economia locale. La contrazione dei consumi tipica di una popolazione anziana potrebbe penalizzare settori come il mercato immobiliare, i trasporti, la moda e l’Horeca (ristorazione e turismo). Un’eccezione potrebbe essere rappresentata dal sistema bancario, che potrebbe trarre vantaggio dalla maggiore propensione al risparmio delle fasce più mature della popolazione, con un possibile aumento dei depositi e della liquidità circolante nei circuiti creditizi.

Secondo la CGIA, la risposta deve essere articolata e soprattutto immediata. Servono misure per incentivare la natalità, ma anche politiche attive per trattenere i giovani e attrarre nuove famiglie: dal sostegno alle imprese locali alla digitalizzazione dei servizi, passando per l’incentivazione di flussi migratori regolari come soluzione al fabbisogno di manodopera.
Ma soprattutto, sottolineano gli analisti, serve una strategia di lungo termine per il rilancio del Mezzogiorno: investimenti mirati in infrastrutture, formazione e valorizzazione del patrimonio umano e ambientale locale.

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