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Scuola

‘Contro le occupazioni, per una riforma dall’interno della scuola’, la lettera del prof. Sguera

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Calda giornata per il mondo della scuola beneventana quella di ieri. Tentativi di occupazione, autogestioni e sit-in. Su quanto successo è intervenuto con una nota il prof. Nicola Sguera, docente del Liceo Scientifico Rummo.

“Per la settimana prossima il movimento studentesco annunzia una mobilitazione generale con sit-in e una manifestazione, credo, prevista per sabato. Nei giorni scorsi ci sono stati alcuni tentativi di occupazione, per lo più senza esito, tranne al “Marco Polo”, con la devastazione dell’istituto nell’arco di una sola mattinata e ingenti danni economici. Il “Giannone” e il “Rummo” hanno, invece, concordato una settimana di autogestione da tenersi nella settimana precedente le vacanze natalizie.

Lo scorso anno guardai con molta simpatia e partecipai attivamente alla prima settimana di occupazione al “Rummo”, con puntate anche al “Giannone” e al “Guacci”. Lasciai delle tracce scritte. Quando percepimmo, insieme ad altri colleghi, che la situazione stava sfuggendo di mano agli occupanti, li invitammo a chiudere l’esperienza e a cercare nuove forme di mobilitazione. Non fummo ascoltati. Il “Rummo”, come molti ricorderanno, fu vandalizzato, probabilmente da elementi estranei alla scuola, con gli occupanti impotenti spettatori del sacco. 

L’episodio del “Marco Polo” e le insistenti voci di nuove occupazioni mi spingono ad una serie di considerazioni, che cercherò di schematizzare, con una serie di domande al movimento studentesco.

1) Qual è lo scopo dell’occupazione delle scuole? A mio avviso stiamo vivendo una fase in cui, a differenza dello scorso anno, questa forma di protesta appare insensata, non essendo ancora chiaro quale sarà la politica scolastica del governo appena insediatosi. Profumo non è, Deo gratias, la Gelmini!

2) L’occupazione è perorata da due componenti molto diverse del mondo studentesco: quella anarchica che, grazie all’ottima organizzazione, è capace spesso, malgrado la scarsa consistenza numerica, di egemonizzare il movimento studentesco, e la massa “grigia” degli studenti che vedono nell’occupazione o un semplice momento di socializzazione alternativa o, semplicemente, l’ottimo pretesto per rimanere a casa. A mio avviso, dietro la richiesta crescente in questi giorni di “occupare” ci sono, dunque, due diverse motivazioni: una, assolutamente non condivisibile da me, anarchica, per cui esistono solo strategie di “negazione” dell’esistente, l’altra che potrei definire (nobilmente) “nichilista”.

3) Lo scorso anno all’interno del movimento si distinse una componente, che vorrei definire “riformista”, che partecipò, al “Rummo”, alla prima parte dell’occupazione, connotandosi sia per la volontà di dialogo con le altre componenti della scuola (docenti in primis) sia per il dinamismo propositivo, che portò ad organizzare interessanti momenti di riflessione e discussione. Questa componente, presente anche al “Giannone”, lavorava per la creazione di spazi di partecipazione attiva degli studenti nella vita scolastica, non come momenti straordinari ma come momenti ordinari. Questa via fu frustrata dalla conclusione devastante dell’esperienza. La componente “riformista” appare ai miei occhi l’unica dotata di proposte concrete e realmente motivata alla trasformazione della scuola “dall’interno”. Le loro proposte (di momenti di cogestione, di momenti di socializzazione al di fuori della scuola: per la costruzione di una consapevolezza civica e politica) mi sembrano molto mature e realmente efficaci. Si tratterebbe di innestare nell’ordinario della scuola lo straordinario di ore e giorni di vera “educazione civica”, vissuta dialogicamente, anche, ma non necessariamente, col supporto dei docenti di buona volontà o di esponenti della società civile beneventana.

4) Il nostro tempo sta vivendo un profondo rivolgimento che senza timore potremmo definire “apocalittico”, dunque rivelativo. Mi chiedo che senso abbia riproporre parole d’ordine fruste, modelli di azione novecenteschi. Ciò che urge è trovare risposte e pratiche all’altezza del proprio tempo. Quello che come docente mi lascia sempre stupito è, letteralmente, l’ignoranza “politica” e civica della stragrande maggioranza dei miei studenti, molti dei quali poi ritrovo ad urlare slogan durante i cortei. Occupazioni e cortei possono essere e saranno strumenti ancora utili alle battaglie per la trasformazione della società e, in essa, della scuola, ma non possono e non debbono essere gli unici. Il lavoro più complesso è quello di “educazione” della massa dei giovani studenti. E questo può accadere solo se, all’interno di un iter formativo rigoroso, si riescono ad inserire momenti ordinari di discussione, approfondimento, lettura e scrittura mirati a comprendere il proprio tempo, la propria realtà politica (globale, nazionale e locale).

Per tutti questi motivi mi schiererò risolutamente con quella componente “riformista” del movimento studentesco che si sta battendo in questo senso, e condanno sin da ora (soprattutto dopo l’orribile esperienza del “Marco Polo”) qualunque tentativo di occupazione che si dovesse decidere nelle prossime settimane, strategia senza serie motivazioni e destinata a fallire con conseguenze penose per tutti. Ai ragazzi dico: siate folli, inventate cose nuove. Il risultato delle vostre azioni poco pensate potrebbe essere quello di chiudere qualunque spazio di discussione con le altri componenti della scuola e qualunque concreto elementi di crescita autonoma nella scuola.”

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