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Sant’Angelo a Cupolo, scontro in Consiglio. L’opposizione: ‘Ci hanno impedito di leggere un documento’

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“Se temi la voce della minoranza fai di tutto per zittirla. È quello che succede nel consiglio comunale di Sant’Angelo a Cupolo dove anche la lettura di un documento deve preliminarmente essere sottoposta al vaglio della maggioranza che deve approvarne il contenuto”. A denunciarlo in una nota congiunta sono i gruppi consiliari di opposizione all’amministrazione Cataffo.

“Ieri sera in una seduta di consiglio comunale dai toni accesi è stato impedito ai consiglieri di minoranza di leggere un documento, perché il consigliere Petrella, intransigente a convenienza, ha ritenuto che non vi fossero gli estremi regolamentari. Lo stesso consigliere Petrella che fino a qualche tempo fa, in spregio del regolamento, ma con il democratico consenso dell’allora presidente del consiglio, inondava la sala con la lettura di documenti che impegnavano ben oltre i tempi previsti dal regolamento. Ma la democrazia è anche questo, dare la possibilità ad ognuno di esprimere il proprio pensiero e rivendicare i propri diritti.

Tutto questo accade con la complicità del presidente il quale non ha compreso ancora il ruolo e la imparzialità che lo dovrebbe contraddistinguere come previsto da statuto e regolamento. Ma questo, per il presidente e i consiglieri di maggioranza, è un obiettivo troppo ambizioso”, conclude la minoranza.

Di seguito il documento – a firma dei consiglieri Alessandro De Pierro, Paola Genito e Stefano Zarro – di cui non è stata consentita la lettura:

“Buon pomeriggio/Buonasera. Questo intervento nasce da un’esigenza impellente e non ulteriormente procrastinabile di spiegare le ragioni del nostro malessere, in relazione al comportamento istituzionale tenuto dall’Amministrazione in carica nei confronti della Minoranza consiliare. Non deve passare il messaggio, da taluni trapelato e trasportato, che sia venuto meno l’interesse di chi vi parla per la Politica santangiolese. È, però, venuto meno l’interesse al confronto con chi, in spregio ai regolamenti comunali o in applicazione infelice delle normative in vigore, crede di poter andare avanti in siffatta maniera, ossia assestando colpi al cuore della partecipazione libera e democratica. Ci spieghiamo meglio. Qualcuno potrà pensare, in malafede, di convincere qualche allocco o qualche sprovveduta, adoperando un modus operandi “veloce”, di essere efficiente. Di essere “operativo”, di dare soddisfazione.
Eppure, escluse “operazioni simpatia” e qualche card su Facebook, nonostante una favorevole congiuntura economica (dato non di poco conto), nulla sembra esserci di concreto. C’è, invece, di effettivo, di reale, un utilizzo della democrazia cittadina oltre il limite consentito dalla legge.

Persiste una prassi di convocazione delle conferenze capigruppo che definire anomalo è un eufemismo. Si tange con mano viva un disprezzo dell’attività di opposizione da fare invidia ai peggiori momenti della recente storia italiana. E a qualcuno la cosa potrebbe addirittura fare piacere. L’accusa è grave, ma non è distaccata dal reale. In effetti, strumenti come la pec istituzionale, il protocollo atti, le comunicazioni consiliari ecc., non nascono per giustificare l’acquisto o la sostituzione di alcuni PC dell’ufficio comunale. Nascono per garantire la partecipazione democratica e il corretto svolgimento dell’attività politica di tutti: dal Sindaco ai Consiglieri di Minoranza.

L’utilizzo delle tecnologie, come la pec istituzionale, non può servire solo per la convocazione delle sedute consiliari (così da fare presto ed all’ultimo minuto) ma possono e debbono essere utilizzate, così come lo sono state in passato, anche per l’invio dei documenti, delle proposte, degli atti. Non è concepibile che gli atti non vengano messi a disposizione dei consiglieri nei termini, utilizzando ad esempio escamotage come l’invio delle notifiche poco prima della chiusura degli Uffici comunali.

La trasparenza impone all’Amministrazione di operare come in un casa di vetro, se non c’è nulla da nascondere; oppure si teme che il maggior tempo messo a disposizione dei consiglieri di minoranza possa garantire una opposizione più puntuale?
Più che in Minoranza, ci sentiamo trattati quali scomodi ed inutili inquilini di una casa comunale stretta e buia, macchiata da passaggi opachi di personalità dubbie, seppur talvolta ravvivata dall’opera gentile di alcuni funzionari efficaci e disponibili. Troppo poco per Noi, troppo poco per la comunità. Vedete, la Democrazia si tramuta in regime a partire dal mancato rispetto delle Minoranze.

È quello il momento in cui, con fatica, si deve resistere e porre un argine ad eventuali operazioni sfrontate e spericolate, da lì parte questo dissenso non più celabile. Altrimenti, a bocca chiusa delle Minoranze, seguirebbe un continuum di spregiudicatezza, contabilità creativa e chi più ne ha, più ne metta. Per intendersi, bene l’utilizzo delle nuove tecnologie, male il mancato utilizzo degli standard minimi di rispetto delle minoranze. Bene lo streaming, male inviare via mail comunicazioni ufficiali non adeguando le pec istituzionali. Noi non riusciamo più a tollerare quanto accade. Occorre Rispetto. CHIEDIAMO RISPETTO! Rispetto alla comunità che rappresentiamo!

Credeteci se vi diciamo che mai ci saremmo lamentati di quanto stiamo esponendo dinanzi ad una platea e in un’occasione così importante, da tutelare ad ogni costo. Però rimanere inermi ed inerti sarebbe un errore imperdonabile, da non compiere.
Quindi, a chiusura di questo breve intervento, CHIEDIAMO IL RISPETTO DEI DIRITTI E DELLE PREROGATIVE ISTITUZIONALI DEI CONSIGLIERI COMUNALI. Di tutti. Maggioranza e Minoranza. Non seguirà un ulteriore sollecito, datevi da fare. Con Osservanza e Rispetto per il Ruolo da Voi ricoperto.”

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