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Fortore

San Giorgio la Molara in lutto: addio ad Angelo De Cicco, ex assessore e ‘istituzione’ cittadina

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La comunità di San Giorgio la Molara in lutto per la scomparsa di Angelo De Cicco, ex assessore comunale, deceduto lo scorso 25 aprile. Una vera e propria istituzione nel centro fortorino, che tra pochi giorni avrebbe compiuto 94 anni.

Fondatore nel 1959 della omonima trattoria in contrada Forlito, ha scelto una data evocativa per chiudere anzitempo la serranda e passare a miglior vita. Era praticamente impossibile non conoscerlo sia per i sangiorgesi autoctoni, sia per coloro che – dalle zone limitrofe – in qualche modo gravitavano nel comune sannita.

Ha passato quasi una vita nei locali di un’attività nata nell’aprile di oltre 60 anni fa e gestita, agli albori, con la moglie, scomparsa prematuramente. Da piccolo bazar, dove le persone che abitavano nella contrada potevano trovare generi vari assortiti, l’attività di Angelo divenne una rivendita di tabacchi e quindi anche bar e trattoria.

Nel 1962 ha inizio la produzione dei prosciutti, diventati un vero e proprio marchio di fabbrica, che Zì Angelo – come lo chiamavano tutti – ha curato personalmente fino a pochi anni fa. Questi prosciutti erano ottenuti (all’inizio) da maiali di allevamento proprio, essiccati e stagionati nella “cantina tempio” della trattoria. Pochi e selezionati erano gli eletti che avevano il privilegio di visitare questo luogo per lui quasi sacro e di ascoltare tutti i segreti ed i trucchi del mestiere.

Posizionata in un crocevia strategico, perché “di passaggio”, la trattoria è da 60 anni meta di coloro che apprezzano le tipicità enogastronomiche di un territorio che sta cercando di nobilitarsi grazie a quanto produce a chilometro zero.

Passata la mano alla nuora ed al figlio e quindi ai nipoti, “Zi Angelo” si era ritagliato un ruolo di anfitrione che svolgeva naturalmente, perché parte del suo bagaglio di esperienza, della vita vissuta, del suo corredo genetico.

Angelo De Cicco aveva la rara capacità di essere se stesso con tutti, lo si poteva incontrare a chiacchierare con un adolescente oppure a prendere un caffè con un suo coetaneo, era totalmente intergenerazionale. Era uomo che sapeva scandagliare l’animo altrui, comprendendo sin da subito se chi aveva di fronte voleva scambiare due parole o voleva stare in silenzio, se aveva problemi e desiderava una parola di conforto o se aveva voglia di divertirsi. Ed Angelo c’era sempre: sempre con misura e grande educazione, sempre al fine di fornire la migliore accoglienza.

Soprattutto nei pomeriggi dei mesi estivi era il compagno, sempre disponibile, per interminabili partite a scopa o a tresette. E’ impossibile per chiunque, se è passato dalla trattoria “De Cicco” e si è seduto ad un tavolo per passare un poco di tempo a giocare a carte, non aver ‘smazzato” con Zi Angelo, astuto e competitivo e con il gusto della battuta e la capacità di narrare aneddoti sempre nuovi. Molte le sue frasi divenute celebri tra i giocatori, per “indirizzare” meglio le attitudini dei partner di gioco.

Consigliere comunale da metà anni sessanta a metà anni settanta, nel secondo mandato Zi Angelo ricoprì la carica di assessore all’Edilizia privata.

“Angelo De Cicco – dice Nicola De Vizio, sindaco di San Giorgio la Molara – mi stupiva per la capacità di intessere rapporti con tutti. Era espressione di un grande senso di comunità. Non lesinava l’impegno quando veniva coinvolto in attività di natura sociale. Una persona estremamente affabile. Ha partecipato alla vita amministrativa, diventando un punto di riferimento per gli abitanti della sua zona, per i quali si prodigava con il massimo impegno.”

Angelo De Cicco ha rappresentato un pezzo di storia del paese e la sua scomparsa ha lasciato attonita l’intera comunità che si è stretta attorno ai familiari. Messaggi di cordoglio sono arrivati, anche sui social, da mezzo mondo, a testimonianza di quanto Zi Angelo sia riuscito a farsi apprezzare.

Nelle parole del figlio Vincenzo, della nuora Rosetta e degli amati nipoti Angelo e Lino, il testamento non scritto: “Zi Angelo, perché anche noi lo chiamavamo così – dicono i familiari – ci ha insegnato la cultura del lavoro, ci ha fatto comprendere la necessità di far sentire a proprio agio i clienti, a valorizzare i prodotti della tradizione e del territorio, a cercare di non prendersi mai troppo sul serio e ad affrontare la vita con leggerezza”.

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