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AMBIENTE

Samte e Stir, l’ATO replica ai sindacati

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“Con un comunicato congiunto, le sigle sindacali Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti hanno stigmatizzato con preoccupazione la situazione in cui versa la società provinciale SAMTE e la circostanza che l’impianto STIR di Casalduni sia ancora inoperativo quando sono trascorsi circa tre anni dall’incendio che ne determinò la chiusura e nonostante la Regione Campania abbia stanziato in favore della Provincia di Benevento – attuale soggetto gestore dell’impianto – cifre importanti per consentirne il ripristino e la rimessa in esercizio, indicando quella che, a loro parere, sarebbe la soluzione di tutti i mali: commissariare l’ATO Rifiuti, Ente costituito da poco più di 16 mesi, che con le predette vicende non ha alcuna correlazione e sulle quali – aspetto più importante – non ha alcuna facoltà di incidere in modo significativo. 

Abbiamo da circa un anno ed in ogni occasione ufficiale ribadito – scrive il presidente dell’ATO, Pasquale Iacovella – la necessità che al più presto lo STIR di Casalduni riprenda le proprie attività lavorative, e questo a prescindere da quello che sarà il futuro dell’impianto, ma non siamo noi i destinatari dei finanziamenti e non siamo noi a poter commissionare i lavori. 

Abbiamo più volte ribadito, su specifica richiesta proprio dei sindacati ed in ultimo nella riunione convocata dalla Prefettura di Benevento il 21 gennaio u.s., la disponibilità dell’ATO a subentrare nella gestione dell’impianto STIR non appena rimesso in pristino, ad acquisire l’intero pacchetto azionario della SAMTE – ovviamente se le condizioni economico-finanziarie lo consentiranno – o, in alternativa, a costituire una newco che andrebbe ad assorbire, con il passaggio di cantiere, le maestranze della SAMTE. 

La redazione del Piano d’Ambito – prosegue nella nota – è una vicenda che ha un suo percorso giuridico ed istituzionale assolutamente disgiunto dalle attività finalizzate alla rimessa in esercizio dell’impianto STIR di Casalduni, in quanto la porzione di impianto per il trattamento della frazione non riciclabile resterà comunque operativa qualunque sarà la scelta impiantistica che verrà operata per il futuro del sito; ed in ogni caso dovranno calcolarsi i tempi necessari per il revamping dell’impianto, sicuramente non brevi. 

La redazione del Piano d’Ambito, peraltro, non è una mera operazione di natura tecnica o economico-finanziaria, ma comporta l’analisi di una serie di componenti “politiche” e previsionali legate alla futura governance del settore che devono essere attentamente ponderate al fine di evitare scelte non rispondenti alle esigenze del territorio: che non sia operazione semplice, lo testimonia il fatto che nessuno degli altri ATO campani – ad esclusione di Caserta – è pervenuto alla definitiva adozione del Piano nonostante le attività progettuali abbiano avuto avvio con circa un anno di anticipo rispetto a Benevento. 

Anche le considerazioni espresse in ordine alla costituzione dei sub-ambiti lasciano letteralmente basiti, in quanto i SAD sono macrostrutture condivise e costituite da tutti gli altri sei ATO campani e – come più volte ribadito dalle strutture regionali – rappresentano delle mere articolazioni territoriali finalizzate ad una migliore erogazione dei servizi, non hanno personalità giuridica e non richiedono la presenza di strutture decentrate. 

Per i nostri rappresentanti sindacali provinciali, invece, rappresentano una “visione antieconomica e perdente” frutto di protagonismo e spicciolo campanilismo (??); nel merito ed al fine di operare un proficua verifica anche a vantaggio degli altri ATO campani, sarebbe interessante se i sindacati firmatari del documento ci facessero tenere copia della documentazione e/o dei dati sicuramente in loro possesso, sulla scorta dei quali hanno definito “antieconomica e perdente” la scelta di suddividere i territori in sub-ambiti. 

A voler pensar male – conclude Iacovella – sembrerebbe quasi che questo mescolare fatti, circostanze e responsabilità diverse in un unico calderone e questo continuo abbaiare alla luna faccia parte di una più ampia manovra tesa a delegittimare l’operato dell’ATO, ma preferiamo credere alla buonafede”. 

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