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ECONOMIA

Gioco responsabile: un ossimoro della nostra società

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Quante volte abbiamo sentito o letto la frase “Gioca Responsabilmente”? Quasi un ossimoro, visto che, dall’opinione pubblica, il gioco è visto come un demone che sottrae ai ludopatici una vita sana e normale. Una terminologia, pertanto, che fa ampiamente discutere, poiché sembra una vera e propria contraddizione.

Cosa significa gioco responsabile? Giocare in maniera responsabile significa, in parole povere, controllare le proprie azioni in base alla possibilità che si hanno. Il problema è proprio questo: si chiede di appurare le proprie giocate a qualcuno che non riesce a farlo perché è un caso patologico. Per via della malattia, la persona non riesce a darsi dei limiti: in questo caso non c’è possibilità di moderazione. Giocare responsabilmente, però, ha un’accezione molto più ampia, che non si rivolge soltanto al giocatore: “Gioco Responsabile in letteratura scientifica indica politiche in cui tutta la filiera del gioco è coinvolta nel tentativo di limitare il dilagare della malattia da gioco. In cui tutti mettono qualcosa sul piatto. Compresa l’industria del gioco, che verosimilmente dovrà rinunciare alla quota di introiti garantiti dai giocatori patologici”.

Il caso Curtatone. La critica che viene rivolta maggiormente a questi slogan è che essi non hanno alcun effetto sui giocatori patologici. Il richiamo dell’organizzazione dei giochi, infatti, è molto più potente e i giocatori non prestano interesse nell’invito a limitarsi.

Proprio per questo motivo, ha fatto molto discutere il caso della città di Curtatone: il comune, infatti, ha messo in atto un’iniziativa che ha scatenato non poche polemiche, in quanto ha deciso di concedere sgravi fiscali, nell’ordine del 20%, a quegli esercenti che applicano il “Gioco Responsabile”. Questa proposta è stata vista come l’ennesimo aiuto ai potenti enti di gioco, piuttosto che a chi si impegna per combattere veramente la ludopatia, come ad esempio il movimento “No Slot”.

Gioco non sempre dannoso. C’è da sottolineare, però, come l’industria del gioco d’azzardo sia oramai una vera e propria realtà, essendo la terza in Italia con una raccolta di 94,5 miliardi di euro. Una manna dal cielo anche per le casse dello stato, che con gli introiti dalle imposte rimpinguano le entrate erariali.

Il problema del GAP (Gioco D’Azzardo Patologico) non può essere addossato tutto sulle spalle dei migliori casinò AAMS che da anni operano legalmente in Italia sotto l’egida del controllo statale, ma bisogna fare un’analisi accurata del giocatore e delle sue debolezze. Diversi studi hanno dimostrato che il gambling stimola alcune parti del cervello che, in alternativa, sarebbero dormienti.

Quando si parla di casi patologici, ci si riferisce soprattutto alla psicologia del giocatore, e non alla metodologia di gioco. I casi di ludopatia, infatti, derivano soprattutto da condizioni economico-sociali: ciò è evidenziato dal fatto che i giocatori d’azzardo più incalliti siano del ceto basso della società.

C’è bisogno, dunque, di trovare un equilibrio: da un lato, magari, cercare di contrastare un’organizzazione sempre più orientata a invogliare al gioco; dall’altro, però, tentare di capire quali sono i difetti della società che portano a un GAP sempre più elevato.

 

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