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Cardellini usati come richiami vivi nel Sannio, LNDC denuncia: “Basta sfruttare la fauna selvatica”
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L’operazione dei Carabinieri Forestali nel Sannio, che ha portato all’arresto di un 66enne sorpreso a utilizzare cinque cardellini come richiami vivi per attirare altri uccelli nelle reti, riporta alla luce la brutalità di una pratica che trasforma animali selvatici in vere e proprie esche viventi. Secondo quanto riferito dall’Arma, i cardellini venivano costretti a dimenarsi nell’erba per richiamare i propri simili, mentre altri esemplari erano rinchiusi in piccole gabbie sospese tra i rami. Complessivamente sono stati recuperati otto uccelli, alcuni dei quali affidati alle cure del CRAS di Napoli.
LNDC Animal Protection sporge denuncia ed esprime apprezzamento per l’intervento dei Carabinieri e sottolinea la necessità di contrastare con fermezza il traffico illegale di avifauna, ma richiama anche l’attenzione sul dibattito parlamentare in corso sulla riforma della legge sulla caccia.
Il DDL Caccia, approvato dal Senato il 23 giugno 2026 e attualmente all’esame della Camera, interviene infatti proprio sulla disciplina dei richiami vivi. Il testo prevede, tra l’altro, la possibilità di utilizzare per la caccia da appostamento uccelli provenienti dagli impianti di cattura previsti dalla legge e da allevamenti autorizzati, fissando limiti per i richiami di cattura ma nessun limite numerico per quelli allevati in cattività, purché identificati.
“Quello che è accaduto nel Sannio mostra in maniera drammatica cosa significa trasformare un essere vivente in un semplice strumento per catturarne altri”, dichiara Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection. “Un uccello costretto a fare da esca, agitato e utilizzato per attirare altri animali verso una trappola, è una vittima a tutti gli effetti. È una pratica crudele che non può essere normalizzata né tantomeno favorita attraverso un allentamento delle regole”.
Per LNDC, la vicenda dimostra anche quanto sia delicato il tema della provenienza e della gestione dei richiami vivi, soprattutto alla luce del fenomeno del commercio illegale di piccoli uccelli selvatici. Nel corso dell’esame parlamentare, diverse osservazioni hanno evidenziato proprio le criticità legate ai controlli sui richiami vivi e al rischio di alimentare il traffico illegale di avifauna.
“Mentre le forze dell’ordine sono impegnate a smantellare il mercato nero degli uccelli da richiamo, riteniamo contraddittorio intervenire sulla normativa rendendo più ampia la possibilità di detenere e utilizzare questi animali per l’attività venatoria”, prosegue Rosati. “La direzione dovrebbe essere quella di rafforzare i controlli e la tutela degli animali, non di ampliare gli spazi per una pratica che, come dimostra questo caso, rappresenta una grave forma di sfruttamento.”
LNDC Animal Protection continuerà quindi a chiedere che la tutela della fauna selvatica e il contrasto al bracconaggio non vengano sacrificati per ampliare le possibilità di esercizio dell’attività venatoria.
Foto: archivio




