ECONOMIA
Dal 2012 a Benevento scomparso un negozio su quattro. Nel centro storico crisi dell’abbigliamento ma cresce la ristorazione
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Negli ultimi tredici anni, il volto delle nostre città è cambiato profondamente: i negozi di vicinato e le attività di commercio ambulante, che un tempo definivano l’identità e la vitalità dei quartieri, stanno scomparendo. A confermarlo è l’ultimo rapporto “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio Studi Confcommercio, che analizza l’andamento di 18 categorie economiche in 122 città italiane tra il 2012 e il 2025.
Dal 2012 a oggi, oltre 156mila negozi in Italia hanno cessato la propria attività Il fenomeno non è omogeneo: colpisce il Nord, con città come Belluno, Vercelli, Trieste e Alessandria che hanno perso oltre un terzo dei propri punti vendita.
Secondo lo studio Benevento mostra una flessione del 24,3%: in pratica, quasi un negozio su quattro ha chiuso i battenti. Sebbene il dato sia allarmante, il capoluogo sannita dimostra una resilienza maggiore rispetto agli altri capoluoghi di provincia : si posiziona infatti all’80° posto della classifica nazionale per variazione negativa, laddove Salerno (-27%), Avellino (-26,8%) e Caserta (-26,6%) registrano perdite più pesanti.
Entrando nel dettaglio dei numeri locali, a fine 2025 si contano 608 imprese totali a Benevento, contro le 784 del 2012. Per quanto concerne distribuzione geografica il numero di attività considerate nel centro storico imprese sono scese da 375 a 336.
Il settore più colpito è senza dubbio quello di abbigliamento e calzature, passato da 141 a 93 attività (con 25 chiusure solo nel centro storico). Ancora più drammatica la situazione delle edicole, quasi del tutto scomparse: ne restano appena 6 rispetto alle 20 di tredici anni fa.
Il comparto raggruppato sotto la voce “profumerie, fiorai e gioiellerie” passa da 131 a 124 attività. Questo suggerisce che nel Sannio sopravvive un modello di acquisto legato alla cura di sé e all’oggetto-regalo, per il quale il contatto fisico nel negozio resta fondamentale.
Mentre il commercio al dettaglio soffre, il settore della ristorazione appare stabile (285 attività totali, quattro in meno rispetto a tredici anni fa ). Al suo interno, però, è in corso una trasformazione: i bar diminuiscono (10 unità in meno), ma aumentano i ristoranti, che passano da 78 a 89. Di questi, ben 31 si trovano nel centro storico, un numero raddoppiato rispetto al 2012,
La desertificazione – sottolinea il report – non è solo un problema economico, ma un fattore di impoverimento sociale: meno negozi significano meno sicurezza, meno decoro e meno coesione per la comunità. Per invertire la rotta, Confcommercio, attraverso il progetto “Cities” e in collaborazione con l’ANCI, propone cinque pilastri d’azione per i sindaci:
-riconoscere formalmente i negozi di vicinato come attori del governo urbano, includendoli nei “Patti di Cittadinanza” per la cura del territorio;
– integrare le deleghe allo sviluppo economico e all’urbanistica sotto un’unica figura politica per coordinare meglio la pianificazione della città;
– creare un Osservatorio permanente che utilizzi strumenti moderni (come i Cities Analytics sui flussi pedonali) per orientare gli investimenti dove servono davvero;
-utilizzare i poteri normativi (SCIA 2 e Legge Concorrenza) per limitare l’insediamento di attività “incongrue” nei centri storici, preservandone l’identità
– attivare, laddove non presente, i Distretti del Commercio per censire le vetrine vuote, favorire accordi sulle locazioni con i proprietari e promuovere temporary store per riqualificare le vie in crisi.


