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POLITICA

Se Misiani mette d’accordo Ruotolo e De Luca

Il commissario regionale del Pd è finito sul banco degli imputati dopo l’arresto di Nicola Salvati da Capaccio, tesoriere del Pd campano sin dai tempi di Annunziata, arrestato nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Salerno sull’immigrazione clandestina. Ad accusarlo il governatore e i suoi più acerrimi nemici. Segno evidente che il commissario sta operando nella giusta direzione

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Antonio Misiani, commissario regionale del Partito democratico, è finito sul banco degli imputati all’indomani dell’arresto di tal Nicola Salvati da Capaccio, tesoriere del Pd regionale, nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Salerno su un’associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ad accusare Misiani, uomo vicinissimo alla segretaria nazionale Elly Schlein, sono per un verso i presunti riferimenti del Nazareno a Napoli, guidati da un agguerrito Sandro Ruotolo, e per altro verso il nemico giurato di quei presunti riferimenti, ovvero uno smemorato Vincenzo De Luca. Un paradosso solo apparente.

Il caso Salvati, per Ruotolo e compagnia bella, non solo confermerebbe l’urgenza di affrontare la questione morale interna al partito sul piano locale ma dimostrerebbe l’inadeguatezza del commissario regionale, la cui colpa sarebbe stata quella di aver ricercato il dialogo con i deluchiani invece di utilizzare il lanciafiamme. Ora, posto che non si comprende in che modo un commissario o un segretario possa indagare sulla condotta professionale di un tesoriere al di là delle vicende che riguardano il partito, posto che Salvati è stato immediatamente sollevato dal suo incarico e sospeso dall’anagrafe degli iscritti, la logica sottesa agli attacchi a quegli attacchi all’indirizzo è chiara. Chiarissima.

La vera colpa di Antonio Misiani è quella di aver scongiurato l’implosione del partito, tenendo il punto sul terzo mandato ma ricercando il dialogo con De Luca e soprattutto con i deluchiani, ovvero con consiglieri regionali e segretari provinciali. Ha utilizzato il buon senso, ha seguito la logica della politica, dunque non ha accontentato quanti, nel nome del Nazareno, avrebbero voluto l’epurazione di un’intera classe dirigente per occupare il partito, per prenderne possesso. Misiani si è mosso, con la copertura di Schlein, con l’obiettivo di determinare le condizioni per andare oltre De Luca con De Luca, quantomeno con i deluchiani, e a ben vedere ci sta riuscendo. Perché se il governatore prosegue nella sua campagna elettorale tutti gli uomini forti del Pd, a partire dal capogruppo in Consiglio regionale Mario Casillo, si muovono per cercare di scongiurare la rottura, giocando di sponda con il commissario e con il Nazareno.

Ed è questa, manco a dirlo, la ragione per la quale anche De Luca non ha esitato ad attaccare Misiani facendo finta di dimenticare che fu il suo fedelissimo Annunziata, appena eletto segretario regionale, a scegliere Salvati nelle vesti di tesoriere. Il governatore, che conosce molto bene l’arte della politica, sa di essere solo, di aver perso il sostegno cieco dei consiglieri regionali del Pd e quindi del partito sui territori. E’ rimasto solo al cospetto del Nazareno proprio perché Misiani non ha commesso l’errore di dichiarare guerra alla classe dirigente del partito che in questi anni si è mossa agli ordini dello sceriffo.

Dopo di che, e andiamo alle conclusioni, se gli attacchi di Ruotolo e dei suoi sodali si risolvono in una confessione di impotenza, le parole di De Luca risultato semplicemente insopportabili. Come mai tanta solerzia sul caso Salvati e nemmeno una parola, invece, sugli arresti dell’ex sindaco di Giugliano che di De Luca fu sodale nonostante il veto del partito, o sulle inchieste che hanno coinvolto Franco Alfieri, Luca Cascone e Giovanni Zannini?

 

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