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Religione

Don Antonio Malfi, giovane tra i giovani: ‘Tanti ragazzi si interrogano e hanno primavera interiore. Torniamo noi ad essere veri educatori’

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Don Antonio Malfi è un giovane in missione tra i giovani. Classe 1989, originario di Montesarchio, da tre anni e mezzo circa ha arricchito il suo bagaglio di esperienze con un ulteriore tassello: è alla guida del Centro diocesano di pastorale giovanile. Una ‘missione’, dicevamo, in un territorio come il nostro che vede ogni anno partire centinaia di ragazzi per cercare opportunità altrove. Una ‘missione’ – la sua – per parlare a quelli che restano e a quelli che arrivano tra noi, creando iniziative significative e tessendo relazioni di ‘restanza’ per chi è ancorato ad una terra da proteggere e nel contempo da rigenerare radicalmente, ma anche per riflettere con loro su possibili soluzioni su come invertire un trend drammatico: quello dello spopolamento. Il Centro, che continua il lavoro prezioso svolto da don Renato Trapani, è un luogo speciale dove si parla di Dio attraverso la concretezza dei rapporti umani; un posto dove lasciarsi “modellare” il cuore da realtà che non conosciamo, immergendosi in relazioni inaspettate e ricche di significato, nel confronto con l’altro, nello scambio in cui si riconosce al fratello la possibilità di insegnarci qualcosa e viceversa. Frequentandolo ci si accorge che qui non ci sono giovani ‘sdraiati’, quelli descritti come cresciuti coccolati e ovattati dalla generazione precedente. Il Centro è invece una realtà viva dove giovani beneventani ma anche extracomunitari, studenti e lavoratori, scelgono di alzarsi la mattina e di avere un grande sogno. E i loro sogni sono sintonizzati con i bisogni dei fratelli.

‘Un giovane sacerdote in missione nelle aree interne’: don Antonio, come nasce questa vocazione?
Nasce durante i miei studi universitari a Napoli, dove frequentavo il corso di laurea in Giurisprudenza. Il mio servizio in parrocchia a Montesarchio mi ha aiutato un po’ a riflettere su quella che poteva essere la mia ricerca di felicità. Grazie all’aiuto di una guida che mi ha accompagnato in questo percorso, mi sono reso conto che il donarmi attraverso Dio e in Dio permetteva di godermi a pieno l’esperienza umana e spirituale. 

Dal 2021 sei alla guida del Centro di Pastorale Giovanile…
Dal 2021 sono alla guida dell’Ufficio diocesano di Pastorale Giovanile: il Centro, che si trova in piazza Orsini, vuole essere un luogo di aggregazione per le ragazze e i ragazzi della nostra diocesi. I giovani – sono davvero tanti a frequentarlo – sono invitati a trascorrere del tempo e delle esperienze. Ad esempio, ci sono aule studio a disposizione degli studenti universitari al mattino, ma anche a disposizione degli studenti delle scuole superiori nel pomeriggio. Abbiamo legato questa esperienza alla scuola, uno dei tre punti cardine sui quali abbiamo provato a strutturare il Centro insieme con l’equipe di animatori. Tanti i progetti: dai PCTO e corsi di orientamento e ri-orientamento nelle scuole; la sala prove e registrazione che accoglie i ragazzi con una sensibilità musicale e artistica. Proviamo infatti a valorizzare i talenti territoriali con l’organizzazione di concerti e mostre. E ancora: da quattro anni portiamo avanti l’iniziativa ‘Parlami di pace’, progetto di inserimento e di inclusione di ragazzi extracomunitari attraverso la cura del linguaggio.

Tante anche le iniziative che organizzate: penso al Cammino sulla Via Bartolomeana organizzato ad agosto, che ha coinvolto molti giovani…
‘L’anno scorso abbiamo lavorato sulla realizzazione e l’istituzione di un cammino diocesano costruito sulla figura di San Bartolomeo, collegando il percorso tra il paese di San Bartolomeo in Galdo e la basilica di corso Garibaldi, a Benevento. Un lavoro di un anno – incentrato su un apostolo poco conosciuto anche nella nostra città dove è patrono – nel quale abbiamo provato a rispondere all’appello del vescovo Accrocca sull’attenzione alle aree interne dal punto di vista paesaggistico, spirituale, culturale, gastronomico, storico, con un viaggio speciale tra i comuni della Val Fortore. 

Al Centro ci sono momenti di confronto anche con chi non crede o con chi semplicemente non fa un percorso da praticante?
L’esperienza di aggregazione nel Centro non riguarda propriamente un discorso di fede, ma è più che altro culturale e umano. E’ soprattutto attraverso il piano umano, che ha un focus primario sulla relazione, che abbiamo la possibilità di confrontarci con giovani che non credono, che credono di non credere o che professano altre fedi. E’ uno scambio e un arricchimento completo, ecumenico, anche dal punto di vista valoriale. Partiamo dal presupposto che l’umano è l’incontro anche dal punto di vista spirituale. C’è un atto propriamente umano nell’uomo, ma ogni atto propriamente umano è un atto pienamente spirituale al tempo stesso. 

Vi state preparando al Giubileo de prossimo anno?
Mentre lo scorso anno ci siamo dedicati a due progetti importanti – la realizzazione del cammino bartolomeano e il campo di volontariato in Albania -, quest’anno tutto il percorso della Pastorale Giovanile verterà sul Giubileo dei Giovani, che si terrà a Roma dal 27 luglio al 3 agosto. Il prossimo week end, 23 e 24 novembre, in occasione della GDG, avremo un campo giovani al Centro la Pace per stare insieme e comprendere che cosa significa vivere l’anno giubilare con una maggiore consapevolezza.

Si parla tanto di aree interne: spopolamento, mancanza di servizi. Il vescovo Accrocca si sta battendo da tempo per accendere i riflettori individuando prospettive nuove e soluzioni concrete. Secondo te qual è il ruolo della Chiesa in questo discorso?
La Chiesa oggi è forse l’unico baluardo, l’unica realtà che può aiutare la comunità a riflettere in maniera piena su tutti gli aspetti dell’uomo. Partiti, politica in generale, associazioni: si finisce sempre in un discorso limitato e settoriale. La Chiesa è l’unica a poter dare una visione completa, a 360°, sull’uomo, dando la possibilità a chi poi deve prendere decisioni di analizzare in modo completo tutti gli aspetti. E’ necessario dare risposte sul territorio ad una presenza che sia scelta possibile e non obbligata da una non offerta sotto tutti punti di vista, come lavoro e studi. 

Si parla anche di desertificazione dei valori. Giovani e giovanissimi sono tra i protagonisti di una escalation di violenza…
Lavoriamo per una rivalorizzazione dei ragazzi stessi: gli adolescenti in particolare hanno una grande e rinnovata primavera interiore. I fatti di Napoli sono reali e non possiamo non farci i conti. Ma ci sono anche ragazzi pensanti, che si interrogano, e questo mi fa sperare in un futuro migliore. Il focus dovrebbe essere incentrato maggiormente su noi adulti, il coraggio di tornare ad essere educatori, che spesso viene meno per tante motivazioni della vita. Ritornare ad essere veri educatori, nella pienezza del termine, e riscoprire l’accompagnamento da educatori al mondo giovanile. Mi riferisco alle famiglie, alla scuola, ai sacerdoti, a voi giornalisti, a tutti gli attori sociali. Questo crea la possibilità di maggiori investimenti dal punto di vista umano, culturale, relazionale. Tutti i linguaggi – dall’arte alla musica – vanno ad accendere nel ragazzo questa esperienza valoriale che ritrova e può scegliere per il suo presente e futuro. 

Sei anche tra i referenti del Centro La Pace, una struttura immersa nel silenzio. Nel corso degli anni hai notato uno switch dal punto di vista turistico, magari anche in chiave religiosa? Cosa bisognerebbe fare per incrementare..
Benevento ha tanto. Il suo patrimonio artistico-culturale è qualcosa di incredibile. Un incremento dal punto di vista turistico c’è stato negli anni, questo è sotto gli occhi di tutti e lo vedo anche passeggiando semplicemente in strada. Noi cittadini, però, dobbiamo recuperare quell’amore verso la nostra città che permette al turista di fruire di un luogo tutelato, innamorato e valorizzato ogni giorno, che ha cura di sé. 

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