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CRONACA

Accalappiamento cani e recupero animali, La Sfinge diffida l’Asl: ‘Sospensione servizio dovuta a ritardi e mancati pagamenti’

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Dopo l’articolo pubblicato questa mattina in merito alla risoluzione da parte dell’Asl del contratto per il servizio di accalappiamento cani vaganti e recupero carcasse animali sul territorio sannita, è giunta in redazione una mail della ditta aggiudicataria, La Sfinge Srl di Sant’Anastasia, che ha voluto spiegare le proprie ragioni inviando anche una diffida all’Azienda Sanitaria Locale e, per conoscenza, alla Procura della Repubblica.

Secondo quanto afferma l’impresa, che aveva iniziato il servizio nel giugno 2022, dopo circa otto mesi dall’inizio l’Ente avrebbe liquidato solo le fatture dei primi due mesi di lavoro: “La ditta – si legge nell’atto – ha più volte fatto presente la necessità e l’urgenza delle liquidazioni delle fatture. Tale liquidazione veniva sollecitata in quanto oltre ad essere previste da capitolato, disciplinare e contratto, era necessaria al fine di poter consentire alla ditta il prosieguo del servizio, essendo le spese per sostenere tale servizio ingenti ed avendo quasi terminato la liquidità disponibile. Dopo nostri altri numerosissimi tentativi di metterci in contatto con i responsabili ci è comunicato verbalmente che i ritardi erano dovuti ad una mancanza di fondi dell’ASL e che avrebbero provveduto a risolvere il problema”.

La Sfinge avrebbe così continuato a svolgere il servizio – si legge nel documento a firma dell’amministratore unico Immacolata Federico – “senza però ricevere i pagamenti dovuti, arrivando nel maggio 2023 ad aver completamente esaurito la liquidità, non avendo più soldi per mettere il carburante”.

La società, dunque, lamenta continui solleciti fatti, richieste di appuntamenti mai accolte, nessuna risposta alle decine e decine di pec inviate all’azienda sanitaria. Senza un euro, a causa dei soldi anticipati per sostenere le spese per il servizio – parliamo di benzina, stipendi, lavaggi e disinfezione mezzi, riparazione veicoli -, è stata costretta a sospendere temporaneamente l’attività per poi comunicare la ripresa del servizio, avendo reperito liquidità da pagamenti di altri Enti. Tutto questo fino a luglio, quando è stato decretato lo stop definitivamente: “La nuova sospensione del servizio – spiega il documento – è stata causata da forza maggiore, è lapalissiano comprendere che la sospensione sia stata dovuta alla mancata liquidazione delle fatture per oltre due anni. L’Asl è da subito venuta meno ai sui doveri, abbiamo sottolineato più volte che il mancato pagamento avrebbe portato ad una forzata sospensione del servizio, l’Asl non si è preoccupata di ciò. Vista la situazione, avrebbe potuto procedere almeno al pagamento di alcune fatture per permettere alla ditta di mettere la benzina nei furgoni per continuare il servizio. Non si è minimamente posta il problema, nonostante abbiamo chiarito fin da subito che qualora ci fossimo ritrovati nuovamente senza fondi, a causa dei mancati pagamenti, tutte le responsabilità sarebbero state da attribuire al loro mancato pagamento”. A questo punto è probabile che lo scontro si sposti ora nelle aule di Tribunale.

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