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L’Ecosistema d’argento: un’economia silver che faccia da volano alla crescita economica e sociale

A Benevento presentato il libro del sindacalista Uil Biagio Ciccone

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Un “Ecosistema d’argento” in cui, in nome di un patto intergenerazionale, si sviluppi un sistema di sviluppo sostenibile che ponga al centro la “silver economy”: un volano di crescita economica e di inclusività in una società che diventa sempre più anziana e nella quale l’aspettativa di vita è destinata ad allungarsi a fronte di un tasso di natalità sempre più basso.

Questa la proposta avanzata nel libro “I quattro cavalli. Stato, mercato, ambiente e welfare: l’Ecosistema d’Argento per un modello sostenibile”, a cura di Biagio Ciccone con prefazione di Carmelo Barbagallo e edito da FrancoAngeli, presentato stamane a Palazzo Paolo V a Benevento.

Il volume rappresenta uno strumento prezioso per capire qual è la situazione degli anziani in Italia e nel Mezzogiorno in particolare.

“A causa di crescenti deficit di bilancio, l’intero sistema su cui si basa lo Stato sociale viene messo in crisi, con gravi ripercussioni sul sistema previdenziale ed assistenziale. Ciò, oltre a colpire direttamente le fasce di popolazione che oggi sono più anziane, costituisce un vero e proprio pericolo anche per i giovani, ai quali lo Stato di questo passo non sarà in grado di garantire nessun tipo di tutela previdenziale. Si prospetta, dunque, un serio problema di equità intergenerazionale, oltre che di tenuta sociale del sistema”, ha rimarcato Biagio Ciccone, segretario generale Uil Pensionati Campania. “Gli anziani trasmettono l’esperienza della vita, il valore della famiglia, la cultura di una comunità, la storia di un popolo – ha sottolineato Ciccone – Io aggiungo che dobbiamo saper in qualche modo anticipare il futuro: affrontare adesso la questione dei problemi legati alla senilità eviterà molte sofferenze e difficoltà non solo agli anziani, ma a tutta la società nell’imminente futuro”.  

Sulla vecchiaia, come valore da tutelare e proteggere, si è invece soffermato il sindaco di Benevento Clemente Mastella, che ha sottolineato: “La vecchiaia è un patrimonio culturale, familiare e di grande valenza dal punto di vista dell’esperienza: è importante che la società non abbandoni le persone anziane e non le lasci sole”.

Alla presentazione sono intervenuti anche Antonella Tartaglia Polcini, assessore alla Cultura del Comune di Benevento e docente ordinario di Diritto Civile presso l’Università degli Studi del Sannio e Luigi Simeone, segretario generale CST Avellino-Benevento.

I dati nazionali: Una popolazione anziana sempre più numerosa, malata e spesso sola. L’Istat ha rivisto al ribasso le previsioni relative alla popolazione italiana residente per i prossimi 50 anni: nel 2050 la popolazione italiana si attesterebbe a 54,1milioni. Numero che dovrebbe continuare a ridursi raggiungendo nel 2070 i 47,6 milioni. Ne consegue una riduzione anche della fascia di popolazione in età attiva, che passerà da 38,1 a 25,8 milioni, con un calo pari a -32%. Diminuirà del 28% la quota di popolazione più giovane, che scenderà da 7,7 a 5,5 milioni di individui e contestualmente, a fronte dell’incremento della popolazione anziana, che passerà dai 13,9 milioni attuali arriverà a 16,3 milioni. Secondo le previsioni, nel 2070 più di un italiano su tre avrà più di 65 anni, mentre il peso della popolazione in età attiva passerà dal 63,8% al 54,1%.

La speranza di vita alla nascita è prevista aumentare di 7,2 anni per gli uomini, passando da 79,3 anni del 2020 a 86,5 anni del 2070; per le donne l’indicatore per lo stesso periodo raggiungerà un valore pari a 89,5 anni con un incremento di 5,4 anni. Per quanto riguarda le condizioni di salute, i dati raccolti tra il 2017 e 2020 da Passi D’Argento (un sistema di sorveglianza della popolazione con più di 64 anni e che vede coinvolte 17 regioni) stimano che nel 2020 i malati cronici anziani sono pari a 11 milioni di persone (l’80% della popolazione di riferimento). Più della metà della popolazione anziana presenta almeno due malattie croniche, mentre si dichiarano in buona salute circa due anziani su cinque. La presenza di malattie croniche negli anziani è più frequente fra le donne e le persone con basso livello di istruzione. La quasi totalità delle persone fragili e di quelle con disabilità riceve aiuto, ma il carico di cura e di assistenza è per lo più sostenuto dalle famiglie. Il 10% degli anziani disabili riceve aiuto a domicilio da operatori socio-sanitari. La percentuale cala al 3% tra gli anziani fragili. Il progressivo invecchiamento della popolazione ha generato significativi effetti sul sistema del welfare, in ragione del crescente bisogno di assistenza sanitaria legato alla cura delle patologie croniche, ma anche sull’aspetto della socialità dal momento che gli anziani possono soffrire maggiormente della condizione di isolamento sociale.  Nel 2020 in Italia sono stimati in poco più di 4milioni gli anziani che vivono soli, di cui il 73% sono donne.

I dati nel Mezzogiorno d’Italia: La popolazione del Mezzogiorno, rispetto al resto d’Italia, è più malata e più povera. Gli anziani residenti nel Mezzogiorno trascorrono in media due giorni in più al mese in cattiva salute rispetto ai coetanei residenti in altre regioni. La fragilità è diffusa in misura doppia tra i residenti del Mezzogiorno: 24,6% rispetto al 12,7% fra gli anziani residenti nel Nord Italia. Nel Mezzogiorno, inoltre, c’è un’alta incidenza di isolamento sociale: un anziano su 4 vive in condizione di isolamento sociale, anche in questo caso in misura più che doppia rispetto agli anziani. Anche la spesa sociale registra forti divari territoriali. Agli anziani residenti nelle regioni settentrionali è destinato il 60% della spesa sociale per anziani, pur rappresentando il 48% della popolazione anziana italiana. Viceversa nel Mezzogiorno, in cui risiede circa un terzo della popolazione anziana, si spende meno di un quinto delle risorse destinate ai servizi socio – assistenziali. Il dato è ancora più preoccupante se si considera che gli anziani del Mezzogiorno sono più poveri rispetto a quelli che abitano nel resto d’Italia. Considerando la distribuzione dei beneficiari secondo il reddito da pensione, nel Sud e nelle isole circa un pensionato su cinque appartiene al quinto più povero della distribuzione dei redditi pensionistici (percepisce circa 7mila euro lordi); nelle aree settentrionali, la quota è 10 punti più bassa.

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