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Caro bollette e inflazione su agricoltura: l’allarme della Copagri

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“E’ necessario intervenire con urgenza per mettere un freno ai continui e costanti rincari dei prezzi pagati dagli agricoltori, con aumenti record per le tariffe energetiche che sono aumentate dal 50% del gas al 60% del gasolio e dell’elettricità; gli agricoltori, infatti, sono stretti nella morsa tra questi rincari, ancora più gravosi in quanto arrivano in un momento nel quale si fanno sentire gli effetti delle temperature più rigide, e i maggiori costi legati ai fattori produttivi, con aumenti che interessano mangimi, fertilizzanti e prodotti fitosanitari, solo per fare alcuni esempi”.

Lo sottolinea il presidente provinciale della Copagri, Nadia Di Cerbo, spiegando che la situazione sta provocando un effetto valanga sulla spesa delle famiglie e sui costi delle imprese. Bollette, carburanti, materie prime, e inflazione che si abbatte sui beni di consumi, pesano sempre di più sull’agricoltura. Su quel pezzo d’Italia che, dai campi, porta il cibo sulle nostre tavole.

Oggi per via dell’aumento dei costi – in testa quello dell’energia – senza contare che le quotazioni delle materie prime alimentari hanno raggiunto il massimo dal 2011, a essere colpita è l’intera filiera agroalimentare della nostra provincia.Con ricadute concrete non soltanto sull’economia ma anche sulle abitudini alimentari, se si pensa che più di sette prodotti su dieci delle aziende agricole e degli allevamenti finisce alle industrie e poi alla distribuzione, quindi a mercati e supermercati. 

“Quello della liquidità, infatti, è un problema con il quale gli agricoltori sono costretti a confrontarsi quotidianamente e che sembra purtroppo ancora molto lontano dall’essere risolto”, prosegue il presidente, facendo notare che “i gravosi rincari delle tariffe energetiche e dei fattori produttivi, oltre a far lievitare i costi delle imprese, erodendone la già scarsa remuneratività, si traducono inoltre in riduzioni del potere di acquisto dei cittadini e dei consumatori, con ripercussioni su tutti gli anelli della filiera.”

“Il settore agroalimentare assorbe infatti complessivamente l’11% dei consumi energetici industriali, pari a 13,3 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti. Gli effetti del rincaro delle bollette sono evidenti. L’incremento dei costi delle bollette energetiche delle aziende agricole a fine 2021 è stato del 120% rispetto all’inizio dello stesso anno. Per il gas, l’aumento si è registrato solo parzialmente nel 2021, a partire da settembre, e si ritroverà in maniera significativa nel 2022, ma intanto il costo del metano è quasi triplicato. La Presidente Provinciale Copagri parla di un “ciclone” che colpisce il settore e ha una ricaduta non solo sulla dieta degli italiani ma è una valanga che si trasferisce sui bilanci delle imprese agricole strozzate dagli aumenti dei costi.

Nella nostra provincia, in particolare, nel comparto zootecnico, gli aumenti sul fronte energetico si traducono in un costo aggiuntivo di ben 2 centesimi al litro, per un totale che secondo nostre stime supera i 250 milioni di euro; nel settore cerealicolo, invece, la crescita esponenziale dei prezzi dei fattori produttivi ha causato un aggravio dei costi delle semine nell’ordine del 50%. Difficoltà analoghe si registrano a macchia d’olio anche sui produttori di grano, per loro la spesa quest’anno sale di 400 euro in più per ogni ettaro, dalla semina alla mietitura. I casi più gravi si registrano sull’olio-extra-vergine d’oliva, un aumento del 12%, e sono molte le difficoltà per raggiungere accordi di filiera sul prezzo del pomodoro riconosciuto agli agricoltori per l’avvio della coltivazione, continua la Di Cerbo, invitando il governo a intervenire con urgenza.

Serve responsabilità da parte dell’intera filiera alimentare con accordi tra agricoltura, industria e distribuzione – osserva il presidente provinciale della Copagri Nadia Di Cerbo – per garantire una più equa ripartizione del valore per salvare aziende agricole e stalle anche combattendo le pratiche sleali nel rispetto della legge che vieta di acquistare il cibo sotto i costi di produzione”.

Come ci si salva? Sicuramente tenendo duro. “La necessità di risorse per sostenere il settore in un momento in cui con la pandemia da covid-19 si è aperto uno scenario di accaparramenti, speculazioni e incertezza – conclude la Di Cerbo – deve spingere il governo a difendere la propria sovranità alimentare“, conclude la presidente provinciale Benevento della Copagri, Nadia Di Cerbo.

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