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Sport, autismo e quell’inclusione che fatica a realizzarsi

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E’ rimbalzata nei giorni scorsi tra social e media la notizia secondo cui in un centro sportivo beneventano ci sarebbero stati atteggiamenti poco inclusivi verso i bambini con il disturbo dello spettro autistico: i fatti –  raccontati tramite una nota a mezzo stampa dalla presidente di Angsa Campania, Claudia Nicchiniello e tramite un video su Facebook dall’istruttore della Free Open Gymnastic, Mario De Ianni, che da un anno segue i bambini autistici e ha promosso una collaborazione con il centro in questione per lo sport e per le attività motorie rivolte ai bambini con bisogni speciali – dicono che una bambina abbia rotto una sedia e che, dopo questo episodio, il gestore del centro abbia reagito ”con atteggiamento ostile”  affermando  – come riportato dalla nota stampa di Angsa Campania e ribadito da De Ianni – che ”le attività non erano compatibili con il centro”. 

Da premettere che le attività sportive venivano svolte all’aperto ed erano cominciate solo da qualche giorno, dopo mesi di chiusura della palestra a causa del Covid.

”Noi ci siamo adeguati e siamo andati via – ha dichiarato De Ianni, precisando: “Come istruttori lavoriamo in maniera individuale con i bambini con spettro autistico, affiancati eventualmente da una terapista se le famiglie lo richiedono.” “Nel caso dell’episodio avvenuto al centro – ha specificato – c’era anche la terapista”.

De Ianni, dicendosi  ”dispiaciuto e amareggiato per l’episodio” ha poi voluto fare un appello affinché ”le istituzioni pubbliche adottino soluzioni adeguate e concrete per favorire questo tipo di attività in città e creare le condizioni perché anche i bambini con bisogni speciali possano fare attività motoria che è mezzo di aggregazione, senza per forza dover fare ricorso a privati, che in quanto tale, hanno tutto il diritto di scegliere come e per chi svolgere la propria attività.”

D’altro canto, Angsa Campania ha definito ”le attività all’aria, negli spazi verdi  e in piscina, una novità per la città” e ha  raccontato, attraverso la nota stampa, che ”con un accordo nato da un anno, alcuni nostri bambini e ragazzi con autismo frequentano un centro sportivo che, fino ad oggi con il Covid, è stato solo in una palestra con massimo un solo allievo per ogni ora.” 

“Come da scienza e programma – si legge ancora nella nota – queste attività è necessario che vengano svolte in ambiente di vita, generalizzando le competenze, e soprattutto facendo in modo che i bambini ed i ragazzi “si vedano” con gli altri. Ma vedano e si vedano inclusi. Iniziata la bella stagione, e finite le restrizioni Covid, il nostro esperto di attività motorie ha fatto un accordo con un centro sportivo per continuare a fare gli incontri lì.” 

“Come presidente e rappresentante di questi genitori – conclude la  nota a firma di Claudia Nicchiniello –  non posso far altro che censurare il comportamento del proprietario del Centro Sportivo, ma chiedo a tutti se non sia la punta di un iceberg di una attività di educazione alla diversità mai fatta compiutamente in città, che ha una storica “ chiusura “ verso l’inclusione dei diversi. Un gesto, un urlo, una corsa, vengono vissuti con imbarazzo.” 

Sulla vicenda è intervenuta anche F.A.B.A., l’associazione dei familiari dei bambini autistici di Benevento: “Quando era iniziata la meravigliosa storia di collaborazioni per l’avviamento al movimento e allo sport dei bambini e dei ragazzi autistici con un giovane professionista del settore che ha deciso di accogliere nella sua palestra ben dieci ragazzi con autismo a vari livelli di gravità – dichiara la presidente Elena Pinto – avevamo davvero pensato che qualcosa stesse cambiando, che la cultura dell’autismo visto come condizione atipica di un soggetto e non come malattia, stesse davvero entrando a far parte  del bagaglio culturale dei nostri concittadini. E ancora più ci avevamo creduto quando era giunta la proposta di una ulteriore collaborazione con una struttura sportiva all’aperto che aveva accordato all’inesauribile istruttore la possibilità di trasferire le sue attività sportive con i bambini autistici in un contesto più adatto alla stagione estiva.” 

“Ma un fatto sconcertante vissuto, e da più parti riferito da alcune mamme coinvolte – aggiunge F.A.B.A –  ci mette di fronte ad una realtà meno romantica: l’esuberanza dei bambini autistici non è stata tollerata, tanto da arrivare ad estrometterli dalla struttura invitandoli a non ritornare. La totale mancanza di sensibilità e di civiltà (oltre che di educazione) avuta nei confronti dei bambini, dà la dimensione della scarsa cultura che regna intorno al problema ed accende un riflettore sulla scarsa considerazione riservata alle persone e, in modo particolare, ai bambini autistici. 

L’attenzione verso le fragilità di cui i  nostri figli sono portatori non possono e non devono rimanere solo belle parole scritte o dette per incorniciare discorsi propagandistici; ad esse dovrebbero seguire fatti e azioni da parte di chi dovrebbe tutelare i diritti inalienabili di tutti. Non ci è stato riferito di danni a persone o a cose, pertanto non possiamo far altro che prendere le distanze dal deprecabile ingiustificato gesto e ricordare che esistono valori e doti umane che evidentemente non appartengono a tutti.”

Per completezza di informazione Ntr24 ha interpellato anche il centro sportivo Sporting Club Malevento che, tramite il suo rappresentante legale, Gerardo Civetta, ha detto la sua sulla vicenda: “Premetto  – ha dichiarato – che siamo una realtà attiva sul territorio da circa trenta anni, per cui molti lettori ci conoscono. Siamo affiliati alla UsAcli di cui sono anche membro di presidenza provinciale. Abbiamo sempre collaborato con associazioni, cooperative, parrocchie e altri soggetti che promuovono socialità, sport ed inclusione, svolgendo eventi e manifestazioni anche di interesse nazionale. Difatti qualche anno fa abbiamo ospitato una consistente rappresentanza di sportivi con a seguito le loro famiglie, per una tappa nazionale di sport. Con l’occasione hanno vissuto la  nostra struttura ed anche la nostra amata città di Benevento. Il tutto organizzato in collaborazione con la Gesesa e gruppo Acea nazionale, così come tante altre manifestazioni locali di notevole interesse. Detto questo ad oggi non voglio pubblicizzare il nostro operato, ma specificare chi siamo e cosa facciamo da anni, visto le critiche e gli attacchi ricevuti in questi giorni.”

Il nostro intento – ha precisato – è donare un sorriso ai bambini  perché li amiamo e rendere le loro giornate giocose e piene di interessi. I bambini non si toccano e per noi sono tutti uguali. Con questo voglio ringraziare la politica locale, gli enti, le associazioni di categoria, le cooperative, le parrocchie, i nostri associati e tutti coloro che ci sostengono e non ci hanno mai abbandonato.”

Questi, dunque, i fatti, che ci dicono unanimemente che per tutti i protagonisti della vicenda i bambini – tutti –  hanno la priorità su tutto, come è giusto che sia.

L’inclusione è, di fatto, un processo complesso, spesso lungo e basato sulla reciprocità e può diventare occasione di crescita per tutti, nell’ottica secondo cui la “diversità” è un valore aggiunto, arricchente proprio perché valorizza i numerosi punti di vista in campo. 

La reciprocità sottesa al processo di inclusione implica chiaramente che si parta dall’idea che tutti, in quanto individualità molteplici, siano diversi. Il passo necessario affinché quel processo, che viene invocato dalle norme e che spesso, però, resta solo sulla carta, si realizzi, è un atteggiamento di apertura e di accettazione da parte degli uni verso gli altri e viceversa, scevro da giudizi di valore aprioristici. 

L’inclusione, che non va ascritta soltanto alle disabilità ma a tutto ciò che rappresenta l’altro dal noi, richiede per tutti di fare spazio alla comprensione, all’empatia, a quell’atteggiamento assertivo che indica la strada migliore di fronte al bivio, da un lato, delle battaglie e delle difficoltà quotidiane che i genitori di un bambino con bisogni speciali affrontano spesso per la macchinosità burocratica e per la stanchezza di non vedere riconosciuti fino in fondo il diritto all’inclusione; dall’altro della difficoltà da parte del resto del mondo a interagire con ciò che non si conosce fino in fondo. 

La svolta, forse, sta nell’abbassare la guardia, seppur legittima,  da un alto delle difese, dall’altro dal timore che ogni cosa che non si conosce bene produce. Forse l’inclusione, quella vera, sta proprio nell’incontro-scoperta e svelamento di queste due dimensioni. 

O probabilmente e molto più semplicemente nel ritrovare quella naturalezza con cui gli stessi bambini interagiscono e stanno insieme per il semplice gusto di farlo, senza riserve e con la curiosità che è in loro innata, perché davanti ai propri occhi non vedono altro che individui con cui crescere e rispecchiarsi. 

Lo sport è per definizione canale favorevole ad attivare aggregazione, condivisione, reciprocità e, quindi, può essere propulsore di crescita psicofisica e sociale. Per tutti, e ancora di più per i bambini con disturbo con spettro autistico.

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