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A Benevento la Giornata del Risveglio e dell’Obbedienza Costituzionale

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“In marcia per rendere visibile l’invisibile,per far sentire la propria voce al di là di ogni paura,per risvegliare le coscienze sopite ed indurle ad una riflessione critica su ciò che quotidianamente e scientemente il malgoverno continua a perpetrare a danno dei cittadini rinnegando,di fatto, la Costituzione del ’48 e minando alla radice le libertà costituzionali. Occorre risvegliarsi dal torpore ed illuminare le coscienze di tutti affinché il neoliberismo,le élite finanziarie che intendono governare il mondo possano essere sconfitte o quanto meno, vedere arginata la loro avanzata. Occorre liberarsi dalla paura e rivendicare la necessità della sovranità monetaria,del rispetto dei diritti violati,il ripristino dei valori, vessillo della nostra cristianità, occorre riscoprire l’importanza dell’istruzione e della cultura oggi alla mercé di giochi di potere che ne deturpano l’essenza. Stiamo assistendo al crollo del nostro sistema economico e democratico,tutto ciò non è più tollerabile. Anche Benevento ha aderito alla Giornata del Risveglio. In piazza Castello a far sentire la loro voce sono stati gli esponenti del Comitato provinciale “Liberiamo l’Italia” guidati dal coordinatore provinciale, avv. Nunzio Gagliotti. Attraverso la Marcia della Liberazione si chiede al popolo italiano di testimoniare l’urgenza di un risveglio collettivo in un momento storico in cui strumentalizzando il diritto alla salute il governo in carica sta violando in modo spietato le libertà costituzionali della persona (Art. 13 Cost.). In piazza a far sentire la loro voce gli aderenti al Comitato:Enrico Barone,Stefano Forgione,Pasquale Pientadosi,Nina Iadanza,Carmine Del Grosso, Gerardo Bontiempo, Giuseppe Serino”. Così in una nota il comitato Lit Benevento.

“La Costituzione italiana sancisce i diritti ed i principi fondamentali su cui si basa la nostra società. Il diritto alla salute rientra sicuramente fra questi, ma non rappresenta l’unico e solo diritto-guida al di sotto del quale tutti gli altri devono soccombere; al contrario, la nostra Carta fondamentale difende altri valori basilari quali il diritto all’istruzione, alla libertà personale, alla socialità, e alla libertà di espressione, per citarne alcuni. I vari lockdown – ha proseguito – che sono stati imposti a fasi alterne da marzo ad oggi, e che per ultimo si sono concretizzati nelle illogiche e farsesche restrizioni di Natale, sono misure che danneggiano la nostra economia, minacciano la tenuta sociale del Paese ed infliggono eccessivi costi ad una popolazione già vessata ed impaurita. I costi delle scellerate politiche saranno pagati da tutti i cittadini e saranno la causa di un ulteriore aumento della tassazione in capo ai lavoratori autonomi e dipendenti. È necessaria una presa di coscienza da parte di tutta la popolazione civile per esercitare un’opposizione responsabile e legittima contro un governo che ha perso ogni forma di credibilità e raziocinio, la legittimità invece non l’ha mai avuta”. Ormai in nome del Covid 19 si agisce in spregio del bene più prezioso: la vita. Basti pensare al vaccino “Anti Covid” distribuito quando è ancora in fase sperimentale,le multinazionali che lo producono hanno garantita l’immunità da parte dello Stato. Quali sono le garanzie circa la sua efficacia? Perché vietare l’accesso alla documentazione sperimentale? È ovvio che senza garanzie che tutelino il cittadino non è opportuno sottoporsi ad esso,non si tratta di etica o di moralità ma ancora una volta di tutelare il diritto alla salute come recita art.32 della Costituzione. La scuola è oggetto di diversi articoli della nostra Costituzione che è sempre presente nella vita scolastica proprio in considerazione che ogni scuola è una piccola comunità sociale. In Italia, l’istruzione è un diritto che deve essere esteso ad ogni individuo ed è garantito dalla Costituzione. L’articolo 34 afferma infatti: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. Fino a qualche anno fa l’obiettivo era quello delle tre “i”, inglese, impresa, informatica,poi quello di accorpare le scuole, di centralizzarle, facendo in modo che scomparissero anche quelle di provincia col loro carico, che tutto venisse a concentrarsi nelle città. In nome di un’economia e di una politica che continuano a non tenere conto delle reali condizioni delle persone, delle famiglie, delle comunità, delle esigenze ignorate; oggi,con la pandemia, si è assestato un ulteriore grave colpo alla già negletta situazione della scuola. E così è accaduto, pur di tagliare fondi destinati alle già precarie e spesso fatiscenti strutture e al personale nell’ottica di un risparmio, non s’è ben capito finalizzato a cosa. Tutto ridimensionato in funzione della “buona scuola”, che non si è mai capito cosa avesse di buono, se non scimmiottare Paesi dell’Europa ricca, laddove le cose funzionano diversamente. E, anche per volontà di chi non è mai entrato in un’aula, si è insistito su una scuola azienda dove si dovessero formare nella migliore delle ipotesi piccoli imprenditori di sé stessi, scollegata dal contesto economico e disfunzionale sul piano di una reale crescita e formazione.

Una scuola spesso fatta di sigle stravaganti, PEI, POF, PTOF, RAV… e progetti talvolta inconsistenti che hanno finito col sottrarre tempo ed energia alla reale formazione delle alunne e degli alunni. Lo scenario che ora si prefigura dopo la DaD, la didattica per via tecnologica,la scuola a distanza digitalizzata, nella migliore delle ipotesi è la DiD, didattica integrata, funzionante con un “sistema misto” fatto di ore a casa ed ore in presenza. Pertanto, anziché comprare banchi a rotelle che non sono stati mai usati, è quanto mai urgente e necessario recuperare tutti gli spazi utilizzabili per diffondere e dislocare la scuola, rivedendo, nel contempo, anche i vecchi metodi d’insegnamento, aprendosi al nuovo con lezioni itineranti, dal vivo, anziché pensare a come far funzionare la digitalizzazione o il sistema misto dopo quasi un anno di non reale frequenza, di mal riuscita didattica a distanza. Si sarebbero potuti mappare e riutilizzare edifici dismessi, ristrutturare e ridefinire quelli esistenti, sistemare aule a norma per pochi alunni per classe, creare campus scolastici con attrezzature sportive,spazi aperti ed alloggi per chi viene da lontano, utilizzare biblioteche, archivi, musei, osservatori per fare lezioni, e ripartire con la scuola fisica, relazionale e in presenza. Con la detenzione domiciliare (lockdown), la chiusura e la limitazione dell’orario di apertura e di chiusura delle attività commerciali e professionali e delle scuole, la chiusura della circolazione e l’imposizione delle mascherine e, per finire, ora anche l’impossibilità di trascorrere il Natale con i propri familiari e di partecipare alla Santa Messa di Natale, sono stati oltrepassati tutti i limiti possibili per un Paese democratico. Stefano Forgione si è soffermato sulla bellezza della cultura e della fede ed il coraggio di riabilitarla.”Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza”,questa frase che Dante fa pronunciare ad Ulisse nel XXVI Canto dell’Inferno, genera un paradosso nella nostra mentalità comune perché se c’è qualcosa che da marzo in poi,in questo periodo del terrore,ha compiuto la sua vendetta, è proprio il medioevo perché chi si permette di parlare di medioevo,come secolo buio,certifica,oggi,palesemente,la sua ignoranza. Il medioevo è stato un’ epoca ricca di virtù e conoscenze. La sua forza progressiva ha spinto l’uomo a trasmettere la cultura, soprattutto,il Medioevo è stato un periodo plasmato dalla Fede in Dio, nell’unico Dio; fede profonda,dunque, che ha generato profondo coraggio, quel coraggio che ha contraddistinto grandi santi come: san Bernardo di Chiaravalle, San Francesco d’Assisi,San Caterina da Siena, San Carlo Borromeo inducendoli a sfidare il mondo intero e le sue calamità spesso peggiori di quelle attuali,senza paura perché animati soltanto dall’amore verso Dio ed il prossimo. Questo periodo buio non passerà se non ci riprenderemo i nostri diritti violati e la nostra normalità. Dobbiamo riabilitare la bellezza della nostra Fede ed essere cassa di risonanza di quella Luce Vera che tra qualche giorno tornerà ad illuminarci incarnandosi in un’umile mangiatoia, la Luce di Gesù Cristo, unico e vero Salvatore del mondo che più di duemila anni fa fu scartato e messo da parte dall’umanità. La storia si ripete ma in peggio,la gerarchia ecclesiastica dimentica il Concordato e l’articolo 7 della nostra Costituzione,le Sante Messe sospese, le chiese chiuse,la sostituzione dell’acqua santa sacramentale con gel disinfettanti,la liturgia modificata, l’Eucarestia profanata. “Abbiamo accettato tutto questo senza dignità. Il vero cristiano non ha paura- ha continuato Stefano Forgione- siamo stati creati per vivere,per socializzare, per essere reciprocamente solidali, per confrontarci e crescere, spiritualmente e civilmente per assaporare ogni istante della nostra vita terrena ed usarlo nel migliore dei modi per prepararci a quella futura. Questo è il tempo dell’obbedienza reale alla Sacra Scrittura, alla Costituzione, alle leggi”. La Marcia della Liberazione ha inteso accendere una luce nel buio più profondo che sta attraversando il nostro Paese. E’ un richiamo alla obbedienza costituzionale poiché il nostro faro guida è la Costituzione Italiana, quella che il governo in carica sta violando ripetutamente. E’ un richiamo alla Ribellione costruttiva perché oggi ribellarsi è un atto d’amore per l’Italia, per noi stessi e per i nostri cari. E’ questo il tempo del coraggio, il tempo del risveglio!

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