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Opinioni

Caso Floyd, la riflessione di una studentessa attraverso la teoria X di McGregor applicata ad una democrazia fittizia

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“George Floyd: un nome che è stato cercato milioni di volte negli Stati Uniti su Google e per cui ancora si continua a indagare seguendo gli scontri e le proteste avvenute in moltissime città come New York, Las Vegas, Denver, Atlanta e Houston. 

George Floyd era stato arrestato per aver cercato di pagare in un negozio con venti dollari falsi, i poliziotti quando lo scortano fuori dalla sua macchina diranno che George stava opponendo resistenza, così viene immobilizzato a terra, e l’agente bianco Derek Chauvin gli preme sul collo il ginocchio per più di 7 minuti. Sette minuti di gemiti, lamenti e disperazione per George Floyd in cui ripeteva “I can’t breathe”.

Ma chi era Derek Chauvin? Nelle indagini su di lui è emerso che in precedenza aveva ucciso un sospetto partecipando ad una sparatoria e che nei suoi 20 anni di carriera aveva collezionato 17 richiami. E il suo collega Tou Thao? Si sarebbe accordato su una sanzione di 25mila dollari per uso eccessivo della forza nel 2017.

La famiglia, come tutta la popolazione, non si arrende e continua a cercare giustizia anche quando viene effettuata l’autopsia sul corpo di George Floyd che rivela che la morte di quest’ultimo non sarebbe dovuta allo strangolamento e neanche all’asfissia, ma che l´ipertensione arteriosa, problemi coronarici della vittima e potenziali sostanze tossiche hanno contribuito alla sua morte. Ma la famiglia risponde: “La verità l’abbiamo già vista” e richiede subito una seconda autopsia, ma indipendente, perché non depongono più fiducia nella polizia. 

Ecco allora che si entra nel solito circolo vizioso: È la violenza della polizia a incrementare la sfiducia nei loro confronti o il comportamento delle persone a incentivare leggi restrittive, razziste e brutali?

Douglas McGregor, professore di management presso la MIT Sloan School of Management, avrebbe risposto a questa domanda spiegando i caratteri della “Teoria X” da lui elaborata.

La Teoria X, spiegata dal professore applicandola ai rapporti tra le imprese e i suoi lavoratori , ma valida a mio parere per qualsiasi sistema in cui si deve instaurare un rapporto di fiducia, si fonda sull’ipotesi che i dipendenti tendano naturalmente a: minimizzare lo sforzo, non assumersi in modo volontario alcun tipo di responsabilità, attribuire al lavoro un significato puramente strumentale in vista della retribuzione e infine a non identificarsi nell’impresa. 

La Teoria X però assumere i caratteri, per il professore McGregor, di una profezia autoverificante e quindi l’assetto organizzativo dell’impresa, basandosi sulla convinzione che queste ipotesi siano vere e quindi coerentemente alla supposizione circa la negatività della natura umana, causa esattamente questi comportamenti.  In questo modo le persone vengono private della possibilità di assumersi responsabilità, vengono inserite in un ambiente di lavoro restrittivo e costrittivo e si sviluppano consequenzialmente atteggiamenti opportunistici. 

Alla situazione “X” di sfiducia reciproca, in cui quindi ogni possibilità di cambiamento è bloccata, McGregor contrappone una situazione “Y” in cui si ipotizza che le persone tendano in modo spontaneo a identificarsi con l’azienda ei suoi obiettivi.

Solo in una situazione “Y” è possibile ottenere risultati efficienti. Cosa si può ottenere altrimenti da un ambiente che non ti permette di identificarsi con esso, che non ti vede come parte del tutto e che non ti conferisce i diritti necessari per esercitare i tuoi doveri?

Ecco cosa succede a parer mio in America: la violenza che viene esercitata dai poliziotti per “prevenire” in realtà è la stessa che poi tutte le persone discriminate, ma soprattutto, purtroppo, le persone di colore devono imparare, per difendersi. Il sentimento che accomuna tutti gli episodi di brutalità verso di loro è proprio questo: la paura, la paura di diventare un altro caso in cui un poliziotto fa da giudice, giuria e boia e la tua storia viene cambiata e cancellata per sempre, come se la tua morte non contasse, diventando uno dei tanti figli morti per strada. 

George Floyd, come dimostrano le registrazioni delle videocamere di sorveglianza di alcuni negozi nei pressi del luogo in cui era stato fermato dalla polizia, non aveva opposto resistenza. Eppure viene ammanettato e schiacciato con la faccia sull’asfalto. 

Ma George è un simbolo di quelle che sono le vessazioni, le umiliazioni, le ingiurie che i cittadini di colore devono subire. E perché? Domanda difficile. È proprio questo il punto. Il problema è che alcuni trovino una risposta”. (Francesca Conte)

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