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A Sassinoro la protesta del Tammaro per dire no all’impianto di compostaggio

Nell'area PIP è stato aperto un presidio permanente per manifestare contrarietà all'impianto di compostaggio che dovrebbe accogliere circa 60 tonnellate di rifiuti organici al giorno. Si tratta di una quantità equivalente alla produzione giornaliera dell'intero Sannio

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A Sassinoro, nel piccolo borgo della Valle del Tammaro, conosciuto anche come paese dell’acqua per la sua ampia dotazione naturale di fiumi e sorgenti utilizzate per l’irrigazione dei campi e come fonti d’acqua potabile e di numerosi fontanili e laghi, la popolazione – poco più di 600 abitanti – dice no all’impianto di compostaggio che dovrebbe accogliere circa 60 tonnellate di rifiuti organici al giorno. Una quantità equivalente alla produzione giornaliera dell’intero Sannio.

Per questo da oggi è partito il presidio permanente presso l’area PIP di Sassinoro, su spinta del comitato civico “Rispetto e Tutela del Territorio”, dove è in progetto l’insediamento a breve distanza dal centro abitato e dalla diga di Campolattaro. La paura di tutti è che possano giungere qui anche rifiuti di altro tipo.

Ad esprimere i timori della gente del Tammaro e la contrarietà all’impianto per le conseguenze che possono gravare anche sull’economia prevalentemente agricola della zona sono il presidente del Comitato Civico “Rispetto e Tutela del Territorio”, Nicola Zacchino, che ha evidenziato come anche “una sentenza del Tar preveda che impianti di questo tipo vengano insediati ad una distanza di 1Km da strutture pubbliche e abitative mentre a Sassinoro verrebbe posizionato a 650 metri dall’asilo e a 400 metri dal centro del paese.”

Zacchino ha anche precisato che “l’impianto sorgerebbe in una ex segheria e su un dedalo di acque che confluiscono nel bacino della diga di Campolattaro a protezione speciale in un’area dove insistono aziende agricole, un’acquacoltura e oltre 10mila piante d’ulivo con conseguenze preoccupanti sul futuro dell’ambiente e dell’economia con le circa 110mila tonnellate di rifiuti in cinque anni.”

il rappresentante dell’Oasi WWF Lago di Campolattaro, Sabatino Mobilia, ha espresso preoccupazione per “il percolato che potrebbe fuoriuscire dall’impianto e convergere nelle acque della diga”, precisando che “l’associazione ambientalista è propensa per il compostaggio di comunità.”

Strategia su cui si era orientata l’amministrazione di Sassinoro nell’ambito della gestione del ciclo integrato dei rifiuti, come ha evidenziato il sindaco di Sassinoro, Pasquale Cusano, ricostruendo l’iter amministrativo della vicenda.

Cusano ha fatto appello alla politica sovraordinata ad intervenire e si è detto “in prima linea, e se necessario attraverso una battaglia fisica, al fianco dei cittadini per tutelare tutto il territorio della Valle del Tammaro.”

Al presidio, controllato dai carabinieri, hanno preso parte numerosi cittadini e alcuni sindaci dell’area, quello di Casalduni, Pasquale Iacovella, quello di Santa Croce del Sannio e presidente della Comunità dell’Alto Tammaro, Antonio Di Maria, che ha annunciato di chiedere una revoca in autotutela del provvedimento e un rappresentante del Comune di Morcone, il parroco di Sassinoro don Gennaro Di Bonito.

Le dichiarazioni nel servizio video

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