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Salute

Uova contaminate, l’Asl: situazione monitorata, in corso ulteriori indagini

L'intervento di Coldiretti in occasione dell’incontro al Ministero della salute: bene controlli, no ad allarmismi

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In merito alla questione delle uova al Fipronil l’Asl di Benevento, nell’esigenza di fornire una corretta informazione alla cittadinanza, rende noto che la situazione viene scrupolosamente monitorata, che attualmente sono in corso ulteriori indagini per individuare la fonte della contaminazione e che allo stato non esiste alcun pericolo per la salute pubblica.

“E’ in atto un’attenta operazione di controllo da parte del personale del Dipartimento di Prevenzione dell’azienda sanitaria locale congiuntamente al Nucleo Antisofisticazione e Sanità (NAS) dei carabinieri di Salerno – rassicura il direttore generale dell’Azienda Sanitaria, Franklin Picker –. La produzione è stata bloccata e le uova sono state ritirate dal commercio. La situazione è attentamente monitorata ed attualmente sono in corso ulteriori indagini per individuare la fonte della contaminazione. Precisiamo, inoltre, che la commercializzazione di uova provenienti da altri allevamenti o altre province non rappresenta una violazione né costituisce pericolo per i consumatori”.

“L’azienda sanitaria di Benevento – conclude Picker – ha applicato e sta applicando con assoluto rigore le direttive indicate dal ministero della Salute e non persegue altro interesse se non quello della salute pubblica”.

L’INTERVENTO DI COLDIRETTI – Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto dimostra che in Italia il sistema dei controlli funziona ma va sostenuto da un forte responsabilizzazione della filiera per la “certificazione Fipronil free” ed un impegno sul piano della trasparenza dell’informazione estendendo l’obbligo di indicare l’origine a tutti i prodotti alimentari a partire dagli ovoprodotti ed i derivati e togliendo il segreto sulla destinazione finale dell’import. E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione dell’incontro al Ministero della salute per valutare la problematica delle uova contaminate.

In attesa che si faccia chiarezza sulle reali fonti di contaminazione l’attività di autocontrollo a tappeto su tutti i singoli capannoni di galline è – precisa la Coldiretti – una azione di grande responsabilità dei produttori nazionali che rafforza le importanti rassicurazioni delle autorità sanitarie contro il rischio di allarmismi. Ma l’Italia ha importato 38,1 milioni di chili uova fresche di galline nel 2016 e ben 11 milioni di ovoprodotti per i quali occorre garantire trasparenza e controlli dopo con l’allarme che è esteso in tutta Europa.

A livello nazionale – continua la Coldiretti – consumano in media circa 215 uova a testa all’anno, di cui 140 tal quali mentre le restanti (circa 1/3) sotto forma di pasta, dolci ed altre preparazioni alimentari. Sulle uova in guscio l’indicazione di origine è presente ma è necessario – spiega la Coldiretti – migliorarne la visibilità e la leggibilità non limitandosi ai codici mentre bisogna togliere dall’ ”anonimato” gli ovoprodotti ed i derivati e  rendere finalmente pubblici i flussi commerciali di tutte le materie prime provenienti dall’estero. Una mancanza di trasparenza situazione che alimenta incertezza e frodi ed inganni anche attraverso le triangolazioni commerciali.

Per combattere gli allarmismi e dare garanzia ai consumatori e ai produttori l’esperienza delle emergenze degli ultimi anni ha dimostrato l’importanza della trasparenza delle informazioni con l’introduzione dell’obbligo di indicare in indicare in etichetta l’origine dei prodotti che va esteso a tutti gli alimenti, ma – conclude Coldiretti – va anche tolto il segreto sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero per consentire interventi mirati.

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